Il meglio che ho trovato oggi…

25 giugno 2009 at 14:52 (contributi in prestito, notizie in pillole) (, , , , , , )

Non è tutta roba di oggi, le ricerche in rete richiedono tempo, però è tutta roba decisamente ancora attuale.

1) Cominciamo con un’analisi di tipo generale che riguarda il “soggetto” in lotta in Iran, sì in Iran e non solo a Teheran:

La classe lavoratrice iraniana e la rivolta, una bella traduzione scovata su Indymedia Napoli

Postato il 20 Giugno, 2009 da Anonimo

Autore: Freebooter
link autore: http://freebooter.da.ru/ (fonte originale: Lenin’s Tomb)

Venerdì 19 giugno 2009
postato da lenin

Durante la preparazione delle elezioni era un luogo comune che Ahmadinejad avrebbe tenuto il voto della classe lavoratrice. Questo era stato il caso nel 2005 e si era dato per scontato che sarebbe stato il caso nel 2009. La ragione data è stata che Ahmadinejad aveva aiutato la classe lavoratrice con svariati benefici pagati con i profitti del petrolio. E, naturalmente, lui stesso è, per così dire, un ragazzo della classe lavoratrice che ha avuto successo: il figlio di un fabbro ferraio che ha ottenuto un PhD, entrato a far parte della destra nella rivoluzione ed alla fine è divenuto presidente. Infine, è stato arguito che i lavoratori erano socialmente conservatori ed avevano poco tempo per la gente della classe media che voleva una legislazione più liberale. Questo quadro, mentre accenna ad importanti verità, è anche piuttosto condiscendente nella sua presunzione che i lavoratori si preoccupino soltanto di questioni di pane e burro e che tendano verso il cupo fanatismo quando si tratta di questioni di democrazia e di diritti delle donne. […]

[Nota: Consiglio a chi passa di qua di partecipare anche al sondaggio proposto nello stesso blog nel post “Amici Nemici“, la mia idea in merito l’ho lungamente esposta nell’articolo “Incerta è la rotta della rivoluzione” (dove però i casi più patologici – leggasi criptofascisti 😉 – sono trattati solo di striscio)]

Questa non è Teheran. È Isfahan. (dal blog Lenins Tomb -20 giugno 2009)

Questa non è Teheran. È Isfahan. (dal blog Lenin's Tomb -20 giugno 2009)

2) Proseguiamo col buon Subecumene che  nelle sue mappe oggi ha scritto un post che mi ha davvero colpito e che credo valga proprio la pena di leggere… soprattutto se si è incappati nei commenti #2 e #3 del sopracitato post su Indymedia. (A questi sostenitori del Compagno Mahmud che vieta gli scioperi ma regala bustarelle di stato ai “proletari iraniani”, non posso fare a meno di augurare qualche giorno di permanenza in una cella della prigione di Evin, per mero errore giudiziario, magari in compagnia di qualche prigioniero politico o di qualche giornalista.)
Riporto un passaggio che in qualche modo mi sembra riassuma la posizione complessiva espressa.

Grazie Teheran, grazie Iran
25/06/2009 di subecumene

[…] Ma comunque, grazie Teheran, grazie Iran.

Che straordinario effetto chiarificatore state avendo sul mio modo di vedere le cose.

Nessuno stupore se il governo italiano, criticando le repressioni in Iran, lo fa nel contesto di foto e immagini filmate dell’incontro ufficiale con Benyamin Netaniauh, il primo ministro d’Israele, la nazione più razzista del pianeta.

Nessuno stupore se i repubblicani USA, in un’apoteosi di cinismo, pretendono di apparire come i paladini della causa della libertà iraniana (rendendo sempre più difficile a Obama la sua scelta di non interferenza), quando ancora un anno fa avrebbero visto volentieri bombardamenti sull’Iran per distruggerne l’infrastruttura civile e per contaminare radioattivamente ampie porzioni del territorio. No, non c’è nessuna novità qui.

Ma che sollievo poter separare ogni mia residua responsabilità dai cosiddetti “geopolitici” o gli “antimperialisti”, quelli per cui non esiste regime sufficientemente oppressivo che non meriti simpatie e appoggio se appena adotta una retorica sufficientemente antioccidentale. Come si può difendere il clerico-fascismo iraniano e pretendere di parlare ancora in nome di principi di libertà e democrazia? Quando c’è la possibilità di scegliere centinaia di migliaia di iraniani che sono scesi nelle strade in nome della libertà? Mussolini negli anni 30 era il campione della causa contro le demoplutocrazie, e contro di esse fece persino una guerra (che è molto più di quanto si possa dire di Ahamadinejad). Avete qualche dubbio con chi si sarebbero schierati negli anni 30 i “geopolitici” e gli “antimperialisti”? […]

Ancora Isfahan. Stessa fonte.

Ancora Isfahan. Stessa fonte.

3) Seguono due “casi umani”: la lettera aperta della scrittrice iraniana Nardana Talachian, entusiasta e piena di speranze ai tempi della campagna elettorale (vedi intervista su Peace Link) oggi decisamente demoralizzata; e una storia personale raccontata da Paolo Coelo, amico del medico che ha socorso Neda e che ora ha dovuto lasciare il Paese (dal sito del Corriere della Sera, qui).

4) Aggiornamenti sempre freschissimi, in inglese ed initaliano, su Revolutionary Road e Rivolta in Iran.

Ma le infermiere sono classe media? Magari saranno donne borghesi ha cui è concesso di svolgere un lavoro borghese per che vengono da famiglie borghesi? (foto dal blog Revolutionary Road )

Ma le infermiere sono classe media? Magari sono donne borghesi a cui è concesso di svolgere un lavoro borghese per che vengono da famiglie borghesi? (foto dal blog Revolutionary Road )



Ma comunque, grazie Teheran, grazie Iran.

Che straordinario effetto chiarificatore state avendo sul mio modo di vedere le cose.

Nessuno stupore se il governo italiano, criticando le repressioni in Iran, lo fa nel contesto di foto e immagini filmate dell’incontro ufficiale con Benyamin Netaniauh, il primo ministro d’Israele, la nazione più razzista del pianeta.

Nessuno stupore se i repubblicani USA, in un’apoteosi di cinismo, pretendono di apparire come i paladini della causa della libertà iraniana (rendendo sempre più difficile a Obama la sua scelta di non interferenza), quando ancora un anno fa avrebbero visto volentieri bombardamenti sull’Iran per distruggerne l’infrastruttura civile e per contaminare radioattivamente ampie porzioni del territorio. No, non c’è nessuna novità qui.

Ma che sollievo poter separare ogni mia residua responsabilità dai cosiddetti “geopolitici” o gli “antimperialisti”, quelli per cui non esiste regime sufficientemente oppressivo che non meriti simpatie e appoggio se appena adotta una retorica sufficientemente antioccidentale

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Incerta è la rotta della rivoluzione

25 giugno 2009 at 06:35 (pensieri personali) (, , , , , )

Per prima cosa, prima di iniziare a sproloquiare, segnalo un bell’articolo di Mazzetta uscito lunedì 22 giugno: “Iran, la partita continua” (qui, qui e qui, per non fare torto anessuno). Mi prendo la libertà di riportare i passaggi più originali e personali, tralasciando quelli prettamente informativi:

«La rivolta iraniana non accenna a placarsi nonostante la repressione (*). Come in una partita a scacchi che non si concluderà sicuramente in pochi giorni, le pedine si muovono sullo scacchiere senza che agli spettatori sia dato capire le prossime mosse e le probabilità di vittoria dei giocatori e la partita risulta ancora più indecifrabile a chi non conosca la complessità della politica iraniana, spesso esemplificata oltre la realtà per esigenze di propaganda. […]

[…] Attorno alla partita iraniana, che sembra proprio essere iniziata del tutto inattesa oltre le frontiere del paese, gli spettatori trattengono il fiato. Non è chiaro l’esito dell’incontro e non è chiaro nemmeno se sia nell’interesse di altri paesi disturbare lo scontro in corso, gli stessi Stati Uniti hanno scelto un profilo molto basso, presto emulati da molti altri paesi che per giorni hanno ufficialmente ignorato le vicende iraniane. Gli Stati Uniti avevano appena inaugurato la politica dell’approccio pragmatico nei rapporti con l’Iran e teso la mano al regime e sicuramente Obama è sincero quando dice che a lui e al Dipartimento di Stato “non è chiaro” se abbia senso sostenere Mousavi nelle sue rivendicazioni, anche le reazioni negative alla repressione hanno avuto un tono assolutamente temperato. Anche il governo israeliano, al quale faceva gioco la vittoria dell’estremista Ahmadinejad, ha lanciato la palla rovente nel campo di Obama, dichiarando che ne asseconderà le iniziative nei confronti dell’Iran. Una maniera come un altra di porsi, con poca spesa, come fedele alleato dopo i recenti attriti sul congelamento delle colonie israeliane nella West Bank e magari sperare che l’infuocarsi dell’Iran distragga gli USA dall’idea sgradita di dettare le mosse d’Israele.

[…] I dimostranti iraniani sembrano gli unici genuinamente, e forse ingenuamente, a difendere qualcosa di condivisibile e di fondamentale: la loro libertà. In tutto il mondo, dove ci sia o non ci sia libertà, uomini e donne non possono che sostenere il diritto alla parola e all’integrità fisica dei dimostranti iraniani, augurandosi che prima o poi riescano a liberarsi dalla morsa clericale e a sviluppare nuovi equilibri fondati sul confronto tra gli uguali piuttosto che sulle parole incerte di deità improbabili.»

Prima di questo passaggio di chiusura, davvero molto bello, nell’articolo si fa riferimento agli “omologhi dei manifestanti iraniani” che sarebbero gli unici ad appoggiarli davvero nella loro lotta contro un potere oppressivo.  Ma chi sarebbero questi omologhi? Esistono davvero?

Al comizio di Mousavi, 23 maggio 2009 - Foto: Naeim Karimi

Al comizio di Mousavi, 23/05/2009 - Foto: Naeim Karimi

Ora voglio dire un po’ di cose a schiodo.
Quando nell’estate del ’77 iniziarono le manifestazioni di massa contro lo shah, era abbastanza chiaro chi si identificava coi rivoltosi e chi no. La rivoluzione era anti-americana e anti-imperialista e quindi piaceva a coloro che davano a queste istanze priorità su altre. Così mentre i socialisti di tutta Europa guardavano alla rivolta con diffidenza non riuscendo ad individuare un’avanguardia in cui identificarsi, la sinistra così detta estrema provava una simpatia quasi empatica per quelle folle oceaniche che si riversavano nelle strade, senza armi, sfidando un esercito dotato di mitragliatori. La rivoluzione era anti-occidentale e anti-capitalista e piaceva a quelli che con l’Occidente ed il suo sistema di valori avevano un rapporto fortemente conflittuale.
Nel suo essere così fortemente “anti”, la rivoluzione iraniana era anche però fortemente ambigua nelle proposte, non solo perché Khomeini e altri fautori della teocrazia avevano inizialmente adottato una retorica pro-democrazia e pro-libertà (ma anche pro-giustizia sociale) poi rinnegata. Erano la stessa sinistra iraniana, marxista e non, il movimento delle donne e gli intellettuali  indipendenti a non avere le idee troppo chiare. Basti pensare che granparte delle donne “progressiste” indossava il velo ai cortei in segno di solidarietà con le donne delle classi povere, ma anche come simbolo di emancipazione, per enfatizzare il propio valore sociale contro la mercificazione capitalista della donna imposta dal tiranno, fantoccio del Grande Satana, ovvero degli USA nel gergo di tutti i dimostranti, islamisti e non.
Nella fucina rivoluzionaria, la quasi totalità dei nodi non era sciolta al principio, i non detti erano in quantità ampiamente dominante ripetto ai punti comuni chiari ed espliciti. Oggi assistiamo ad una rivolta, una sommossa, ma probabilmente non ad un movimento sociale né ad una rivoluzione, che si muove tutta dentro logiche interne. Il “dittatore” non è un fattoccio di nessuno, è un gran bastardo di per se stesso. L’elité religiosa autocratica non è vittima e/o fautrice di valori culturali estranei ed intossicanti, non è accusata di corrompere e snaturare la società.
È accusata di essere disonesta e oppressiva, di negare le libertà essenziali dei cittadini, di gestire male l’economia, diprodurre disoccupazione e svalutazione salariale, di causare code infinite alle pompe di benzina in un paese che è uno dei maggiorni produttori  di petrolio.
Tutte accuse che valevano ugualmente per lo Shah e la sua cricca, ma mancando l’altra parte, mancando il discorso anti-imperialista e anti-capitalista, le rivendicazioni degli iraniani che si sollevano oggi sono facilmente sposabili dal “cittadino medio occidentale”.
Come dice eloquentemente Panorama: “Più veline, meno velate! Ahmadinejad, le vogliamo senza velo”. Ovvero li e le vogliamo “come noi”, devono smetterla di essere diversi e di sbattercelo in faccia, ci indentifichiamo nella loro lotta per essere “come noi”.
Ma chi l’ha detto che vogliano essere come noi? Questo appoggio degli “omologhi” spesso è in realtà una solidarietà pelosa da parte di chi odia tutto ciò che si discosti da Rete4. Ma poi questi qui non sono omologhi per nulla, sono solo perditempo populisti che riempiono la rete e la carta stampata di un mucchio di informazioni grossolane e pressapochiste, quando non del tutto false (ho letto perfino che “L’Iran è una monarchia”).

Donna velata marcia con le donne che si oppongono allhijab compulsorio (da iranian.com)

Donna velata partecipa ad una marcia contro l'hijab obbligatorio (da iranian.com)

Di contro chi non ha simpatia per Rete4 trova mediamente difficile stabilire un rapporto empatico con una rivolta che sembra poter avere come massimo risultato che anche “loro” abbiano i “guai nostri” invece di quelli che hanno adesso. Anche perché l’entusiasmo sbandierato dai mass media questi rivoltosi li rende quasi antipatici. Quasi impresentabili.
E poi gli studenti iraniani, almeno quelli che vivono in Italia hanno un approccio ultra-istituzionale al problema. Emettono comunicati in cui dichiarano di non voler svalicare i limiti della loro costituzione, ovvero i limiti di una costituzione che pone l’elité religiosa ai comandi e il popolo nella condizione di un perenne adolescente dotato di una parziale autonomia ma sempre bisognoso di un tutore, un guardiano con diritto di veto. Molti ti dicono che sanno che l’attuale sistema politico iraniano è il migliore possibile per un paese musulmano, si tratta solo si spostare un po’ gli equilibri , “stretch the limit” dicono gli attivisti iraniani, per ottenere un po’  di libertà in più, un po’ più di giustizia, per poter stare sotto un tallone un po’ meno di ferro, un po’ meno persecutorio.
Ma siccome che non ci rendiamo conto bene di quello che significa vivere là, generalmente permanne una certa diffidenza. È difficile realizzare cose si possa fare tutto quello che “facciamo noi” normalmente o quasi, ma in una posizione di perenne “illegalità diffusa”.  Un’illegalità che non è quella del consumatore di marjuana italiano che rischia di avere qualche problemino fastidioso con la legge. Un’illegalità che senza soluzione di continuità passa dalla multa, alle frustate, all’impiccaggione, per “crimini” assulutamente simili.

D’altra parte le immagini degli scontri, della gente che fa le barricate e rompe il manto tradale per tirare pezzi di roba ai miliziani, di ragazzi e ragazze che esultano dopo aver resinto un assalto, trovando, sembrerebbe, finalmente uno spazio per stare in sieme alla  pari sono davvero forti, coinvolgenti, drammaticamente entusiasmanti. E forse dovrebbero bastare. Che siano tonti o privilegiati, questi dimostranti che si scontrano con basiji e pasdaran hanno una potenza evocativa indiscutibile. Rischiano la pelle e questo haun valore che va ben oltre quello che può essere la loro giustificazione apparente per quello che fanno. Dall’altra parte c’è un corpo paramilitare che incarna tutti i peggior incubi di chiunque abbia rispetto della vita umana. Ci sono indivisui che hanno la repressione come propria vocazione, nemmeno per mestiere, sono dei volontari. C’è l’idea dell’illegittimità di ogni rivendicazione, di ogni aspirazione, al di fuori di quella di obedire ad un capo e sottomettersi ai dettami religiosi così come vengo interpretati da questo. C’è l’ideologia della sottomissione come valore massimo, quasi unico, appena coperto dalla foglia di fico dell’orgoglio nazionale. Sottomettetevi tutti affinché la nazione sia libera indipendente, nell’iperurario delle astrazioni assolutistiche.

Barricate. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Barricate. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

A chi dice che sono “classe media” propongo un’obiezione semplice: ma “medio” non vuol dire che sta “mediamente bene”, “benestante”? E se uno sta bene, perché dovrebbe rischiare la pelle per stare appena un po’ meglio? O qualcuno crede davvero che siano tutti pagati, dal primo all’ultimo?
E se invece proprio vogliamo parlare di classe solo in termini economici, qualcuno si è andato a guardare il reddito medio dei condannati a morte la cui condanna viene eseguita per confrontarlo conquello di quelli che la scampano? Qualcuno si è fatto i conti di quanto il sistema della Repubblica Islamica funzioni di fatto per spingere per la discesa chi già sperimenta un forte disagio sociale?
La verità è che gli odiati capitalisti europei ci fanno lucrosissimi affari in Iran e che tutto vogliono meno che un paese destabilizzato. La verità è che l’Iran non è mai stato un paese autarchico, ha solo scelto di dipendere dal capitale europeo e non più da quello americano. La verità è che nessuno ha mai fatto la voce troppo grossa a livello istituzionale su faccende antipatiche come i diritti umani perché non è comodo, non è conveniente. Solo si abbaia in corrisondenza di casi sporadici che salgono alla ribalta mediatica, più per abitudine che per convinzione. E il giorno dopo il rilascio o l’esecuaione della bella ragazza di turno si rimette il problema nel dimenticatoio.

Esultanza. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Esultanza. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Si possono fare le dietrologie più complicate, si posso sovramporre tutte le aspirazioni personali che si vuole, si possono – giustametne – analizzare tutti i dettagli dei retroscena più nascosti della lotta dipotere ai vertici. Ma di fatto quella che si presenta ora è per gli iraniani , tutti anche quelli schiacciati dalla retorica statal-religiosa che non si stanno sollevando – un’ottima occasione per cercare di uscire un po’ dalla cappa irrespirabile che trent’anni di “fase post-rivoluzionaria”, di cui otto di guerra, hanno imposto. È l’occasione per tentare di ripartire dal ’77 ed imboccare una nuova strada, conservando la memoria delle esperienza passate.
Difficile che se ne ripresenti un’altra.

22 maggio, primo giorno della campagna elettorale: "Nonostante siamo ancora poveri, ancora lontani dal flusso dell'economia, la nuova sfida la raccoglieremo meglio, vogliamo Ahmadinejad ANCORA!!" Foto di Naeim Karimi, che aggiunge "... Such Vivid Self Declaration of Irrationality"

(*) Per aggiornamenti sulla giornata di ieri: “24 giugno: La protesta davanti al parlamento” dal blog Rivolta in Iran; alternativamente con molte foto ma in inglese, ma già aggiornato sui fatti di oggi e con un comunicato in “italiano”, già aggiornato su di oggi: “Revolutionary Road“, blog di Saeed Valadbaygi del Partito Comunista Iraniano (dice)

(Segnalo l’aggiornamento di un articolo che avevo già citato chissà dove:
Quelli dell’onda verde“, di Omid Firouz, dottorando all’Università di Urbino, da Teheran)


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Un appello: “SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL POPOLO IRANIANO”

24 giugno 2009 at 12:53 (eventi) (, , , , , )

Eppur si muove… qualcosa si muove, anche se… siamo sempre sull’onda del qualunquismo. Lungi dal denunciare le complicità nostrane.

“SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL POPOLO IRANIANO”,
da Indymedia Piemunt.

Domani 24 giugno, a partire dalle ore 17.30, si terrà – di fronte all’ambasciata dell’Iran a Roma (via Nomentana 120) un sit-in di protesta organizzato da Rifondazione comunista in solidarietà con il popolo iraniano dopo gli scontri e la repressione seguiti alle recenti elezioni. Rifondazione comunista aderisce all’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”, appello con cui molti esponenti delle forze politiche e sindacali della sinistra italiana, in solidarietà con le forze democratiche e progressiste iraniane, chiedono la fine della repressione e la liberazione dei prigionieri politici del regime

Di seguito riportiamo i passaggi salienti dell’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”.

“Come esponenti di forze e movimenti democratici, di organizzazioni dei lavoratori e degli studenti guardiamo con estrema  preoccupazione a quello che sta avvenendo in Iran.  In questi giorni a Teheran si sta svolgendo uno scontro fra i vertici della Repubblica Iraniana, che vede contrapposti i poteri religiosi rappresentati da Khameney e da Rasfanjani: uno scontro giocato tutto sulla pelle del popolo iraniano. Uomini e donne che stanno protestando per avere maggiore libertà e democrazia.

Lo scontro elettorale tra il capo del governo uscente Amadinejahd e il principale candidato dell’opposizione Mousavi ha innescato una reazione popolare e fatto emergere tensioni sociali che già da tempo si stavano manifestando con una forte crescita dell’opposizione.  Per questo, di fronte alla violenza scatenatasi in questi giorni, è necessaria un’ampia mobilitazione internazionale a sostegno degli studenti, dei lavoratori e delle donne, del popolo iraniano. Chiediamo che  cessino la repressione e gli arresti, che vengano liberati i prigionieri politici del regime e che  il popolo iraniano possa scegliere liberamente il proprio futuro, in un nuovo quadro di garanzie democratiche per tutte le  espressioni politiche presenti in Iran”.

Personalmente mi piacerebbe vedere in giro qualche assemblea pubblica, dove confrontarsi, parlare con testimoni diversi, magari con punti di vista variegati, visto mai!

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Usa-Iran: la pistola sul tavolo (di Lucio Caracciolo)

23 giugno 2009 at 17:30 (contributi in prestito) (, , , , , , , , , )

Riporto la prima parte di un articolo chiaro, semplice ed esplicativo, pure se per leggerlo bisogna avere un po’ di familiarità con i nomi dei big della politica iraniana, ma ormai… (fonte: Limes)

Questo è solo il primo di una serie di post all’insegna del copia-incolla del meglio delle analisi che trovo in giro in italiano e delle solite traduzioni dall’inglese. (Un giorno di questi imparo il farsi!)

Barack Obama vuole passare alla storia come il leader americano della mano tesa alla galassia islamica. Ora sappiamo che la mano da stringere, sul decisivo fronte iraniano, sarà quella di Mahmud Ahmadinejad.Salvo che la crisi conseguente alla vittoria più o meno rubata dello “spazzino del popolo” porti, come oggi non pare, al collasso del regime.


Sapremo dunque presto di che pasta è fatto Obama: un Jimmy Carter al quadrato, ingenuotto e figlio dei fiori, come pensano molti dirigenti israeliani? Oppure un realista alla Kissinger, che non si perde in fumisterie e bada all´interesse nazionale, pur con un debole per la magniloquenza?


Perché se la Guida Suprema ha blindato il risultato elettorale, imponendo il trionfo di Ahmadinejad al primo turno, lo ha fatto perché conscio che il 12 giugno non si eleggeva solo il presidente dell´Iran, ma l´uomo che dovrà trattare con Obama. Khamenei voleva che a questo scopo fosse deputato il leader da lui inventato, piuttosto che l´odiato Mussavi, o chiunque altro dietro cui si stagliasse l´ombra dell´ancora più detestato Rafsanjani. Naturalmente riservando a se stesso l´ultima parola. […] (L’articolo è originariamente tratto da Limes, qui)


Da Limes - rivista italiana di geopolitica, cliccare sullimmagine per ingrandirla

Da "Limes - rivista italiana di geopolitica" (cliccare sull'immagine per ingrandirla)


Segue un articolo di Amir Madani (scrittore iraniano), “Iran: lo scontro Khamnei-Mousavi”, che riguarda gli equilibri di potere interni al sistema della Repubblica Islamica, capace di dare una visione d’insieme. Per veri appassionati (è lungo, ma si lascia leggere). Ne riporto qui due piccolos tralcio a beneficio di tutti quelli che “Ahmadinejad, i camione del popolo”, “.. Mousavi, il borghese filo-americano…”

[…] Il sermone dell’ayatollah di venerdì, che in modo deciso indica la necessità dell’accettazione del risultato  del voto (“manipolato” secondo i riformisti)  e la rinuncia alle manifestazioni di protesta,  dimostra la ferrea volontà di esercitare questo potere, il cui nocciolo è centrato  sull’alleanza  organica tra l’ala tradizional-letteralista del clero (gli ayatollah Mesbah Yazdi, Kani, Yazdi, Khaz’ali, Ahad Khatami…), i nuclei dell’esercito politico (pasdaran) e l’alta  borghesia del bazar. […]
Quel che preoccupa maggiormente tutti è quel che potrebbe succedere dopo di lui [Khamenei] con i più intransigenti tradizionalisti  come gli ayatollah Mesbah Yazdi e Mohammad Yazdi, che  dichiaratamente dicono di voler sostituire la “ Repubblica Islamica” con “un Governo Islamico”. Secondo Mesbah e la sua corrente,  de facto le elezioni sono una cerimonia per avallare la reale investitura di un leader prescelto dall’onnipotente e trovato e indicato dagli ayatollah tradizional-letteralisti. Secondo questa corrente il potere ha una origine celeste che il voto del popolo deve solo confermare e cominciare ad obbedire ad esso.
[…] (anche quest’articolo è  tratto da Limes, qui)

Da "Limes - rivista italiana di geopolitica" (cliccare sull'immagine per ingrandirla)

In seguito aggiungerò magari note e referenze per rende i sue pezzi più fruibili a chi va di fretta…

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Fotogiornalista scomparso

23 giugno 2009 at 16:43 (notizie in pillole) (, , , , , , )

Pare non si abbiano più notizie di un fotogiornalista iraniano, stando al sito life.com:

Courage on Tehran’s Streets;
A Photographer Is Missing

A NOTE TO OUR READERS: We are saddened to report that the Iranian photojournalist, whose pictures appear in this gallery, is missing. He has not been in contact with us; this morning we received the following email from one of his relatives. We will update this space when we have more details. THE EMAIL: Hi im [photographer’s relative], when he go out side yester day for he never came back home and also his friend and a lot of our young brave people, government arrested them [. . .] don’t let them suffer in those bloody hands. With thanks.

Guardando le fotografia che gli sono attribuite non può che trattarsi di Amir di Tehran24 , una delle photogallery trai link di questo blog. Conoscevo il suo sito da alcuni mesi, lo visitavo di tanto in tanto, aver visto le sue foto e letto i suoi post durante questi giorni mi aveva fatto apprezzare un persona che sembra sensibile e coragiosa. Il suo sito non viene più aggiornato dal 17 giugno. Speriamo stia bene e si faccia vivo al più presto!

unimmagine degli scontri del 13 giugno

un'immagine degli scontri del 13 giugno

unaltra immagine dello stesso giorno

un'altra immagine dello stesso giorno

Aggiungo che anche la pagina di Hamad Saberi su Flickr è ferma al 18 giugno e che il sito di Arash Ashoorinia, Koosof.com, non è più accessibile.
Intanto un aggiornamento da Reporter Senza Frontiere (in inglese).

AGGIORNAMENTO 25/06: Hamad Saberi ha ripreso ha caricare foto, per il resto nessuna nuova.

AGGIORNAMENTO 30/07: da alcuni giorni Koosof.com è di nuovo accessibile. Inoltre, circa dieci giorni fa, dopo aver annunciato il suo ritorno a casa il 29/06, Amir ha aggiunto un nuovo post su suo blog Tehran 24, dicendo di aver recuperato la macchina fotografica solo due giorni prima. Le foto non si ritraggono scene di proteste e manifestazioni, ma un’allegra folla nel nuovo parco “Acqua e Fuoco” a Tehran. Cosa gli sia realmente accaduto rimane poco chiaro.

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Parola d’ordine: SOVRAIMPORRE

22 giugno 2009 at 13:58 (contributi in prestito, eventi, pensieri personali) (, , , , , , , , , )

Si direbbe che hanno tutti capito tutto.
Ognuno ha la sua versione dei fatti, la sua ricetta, e un programma politico per l’Iran da qui al 3009.
Alcune idee sono anche interessanti, senza dubbio, in certi casi molte appaiono complementari… invece no, ognuno si sente autosufficiente. Neda la martire, aveva 16-20-27 anni, era una studentessa, una militante marxista, una militante del MKO, le hanno sparato la cuore, le hanno sparato alla testa, ha sparato l’esercito, no forse i basiji, i basiji sono l’esercito? Magari anche no. Neda era un manichino o un’attrice, il video è un falso. Khamenei ha negato i funerali pubblici perché sotto sotto è un agente della CIA e sta coi rivoltosi.

Neda non era una militante di niente, tant’è che era in strada con suo padre, probabilmente è nata nel 1982 ed era una studentessa di Teheran. Sicuramente le hanno sparato al cuore, stando ai video e alla testimonianza del medico che la ha soccorsa. Il video della sua morte si trova un po’ ovunque (ad esempio qui), la testimonianza del medico è sulla pagina di Mousavi e Rahanavard su facebook, per la data di nascita e altri dettagli è stata aperta una pagina su Wikipedia in lingua inglese. Chi dice che il video, anzi i video, sono un falso spesso fa riferimento al film di Barry Levinson, “Sesso e Potere“, dove viene messa in scena una guerra inventata, con tanto di casi umani strappalacrime, per coprire un sex-gate. Di solito però le cose vanno al rovescio. I sex-gate sono lo specchietto per le allodole e le guerre la realtà da dimenticare. (Un commento interessante dal blog si Subecumene)

Ognuno appiccica sull’Iran il proprio la propria visione del mondo, quasi invece che una Paese di 70 milioni di persone fosse improvvismaente diventano un giocattolo, una palla di creta da plasmare seconod la propria fantasia…

Allora c’è chi sogna una nuova democrazia liberale in Iran, che è alla soglia DEL cambiamento, uno solo, l’unico possibile, deciso a proprio non si sa bene come. (un esempio QUI, un altro più “neocon” QUI, direttametne dalla penna di Paolo Guzzanti “Neda aveva 20 anni e le hanno sparato in testa”)

Chi vaneggia di uno stato socialista, e straparla di autonomia di classe manco l’Iran fosse l’Inghilterra del 1800. (un esempio QUI)

Chi dice che la democrazia già c’è e bisogna rispettare il risultato delle urne, e l’autonomia politica e culturale di una nazione. (un esempio QUI)

Chi legge tutto in chiave di un attacco misogino dei mullah contro le donne, lettura interessante, ma analisi un po’ naif 🙂 (per ora l’unico esempio QUI)

chi vede il complotto CIA-MOSSAD dietro ogni singolo manifestante in piazza. (uno degli innumerevoli esempi, QUI)

Gli italiani, ma non solo loro, sarebbero capaci di azzuffarsi anche sulla rivolta in Iran in un bel talk show, sempre pronti a parlare invece che ad ascoltare. E certo che ci vuole pazienza perché questi iraniani ci assomigliano pure troppo per certi versi, e si accapigliano in un modo straniantemente familiare.
Aggiungo un contributo, un commento ad uno dei post linkati sopra che ho molto apprezzato.
Da Xitrah, 22/06  ore 17:02

«Premetto che sono di sinistra e che ho sempre avuto atteggiamenti di forte condanna verso la politica estera di Israele e USA, ma credo che molti di voi qui sono un pò fuoristrada.

Non si può leggere la realtà sempre secondo i soliti schemi ideologici.

...alla faccia del voto segreto... [da Petrolio - uno sguardo dal picco]

Ho amici iraniani che in questi giorni grazie ad internet fanno girare notizie che arrivano dai loro parenti/amici in iran. La rivolta è spontanea, non si può sempre vedere la mano della CIA ovunque. Non sappiamo quale sia la sua entità, ma è spontanea, e chiunque segua un pò quella che succede in Iran andando oltre le poche (dis)informazioni dei nostri media sa che è da decenni che all’interno del paese c’è una vasta area di insofferenza verso il regime dei mullah.

Mi pare che ci sia un pò di confusione (ho letto in qualche commento l’espressione ‘compagno ahmadinejad’, nulla di più assurdo), vi vorrei ricordare che:

  • Ahmadinejad, Khamenei e compagnia sono la DESTRA in Iran, rappresentano gli ultraconservatori, non è che perchè stanno antipatici alle nostre destre diventano automaticamente dei ‘compagni’!
    Vi ricordo anche che ahmadinejad è l’idolo di molti gruppi di estrema destra in Europa.
  • Il partito comunista iraniano in esilio (esatto, in esilio, esiliati dai ‘compagni’ mullah) ha apertamente appoggiato le rivolte dei riformisti ‘per abbattere il regime fascista dei mullah’. Stessa posizione anche dal partito dei lavoratori(il Tudeh, partito di sinistra anch’esso in esilio) e dei mojaheddin del popolo (partito d’ispirazione marxista/islamica anch’esso naturalmente in esilio)
  • Non se se avete amici iraniani, io qualcuno come detto sopra qualcuno ce l’ho, e mi racconta come stanno veramente le cose. A scanso di equivoci queste stesse persone hanno sostenuto i diritti della popolazione  Gaza durante l’ultima mattanza, ma adesso stanno coi manifestanti anti-ahmadinejad. Altro che manifestazione controllata ed ispirata da sionisti e potenze occidentali. Molti manifestanti dei manifestanti iraniani sfilano con la kefiah palestinese addosso. Certo, magari è possibile che le potenze occidentali cerchino di dare un aiutino alla rivolta, ma la rivolta nasce spontanea ed è l’esito di un movimento giovanile vivace ed attivo già da molti anni grazie ai bloggers che riescono ad aggirare la censura del regime
  • E’ sicuramente probabile che la rivolta sia guidata da giovani ed intellettuali magari provenienti dalle fasce agiate della poplazione: ebbè? molte delle grandi rivoluzioni sono state guidate da intellettuali, qual’è lo scandalo? Inoltre nel filmati che si vedono in internet si vede che la massa dei dimostranti è eterogenea: ci sono giovani ma anche persone più anziane, ragazzi vestiti all’occidentale e donne in chador, ed anche anziani, e non mi sembrano tutti ‘borghesi’ e figli di papà Non so se conoscete qualche iraniano, mi spiace che non ce ne sia qualcuno in questo blog a portare le sue testimonianze. Purtroppo mi pare che qui in Italia abbiamo la tendenza a vedere tutto nero o tutto bianco, a pensare per compartimenti stagni, ma la realtà spesso è più complessa ragazzi.
    Spero di avere stimolato qualche riflessione utile, e sono assolutamente d’accordo con il discorso dei due pesi due misure riguardo ai nostri manifestanti: lasciamo questo modo di vedere la realtà a ‘simpatie’ che è tipico di chi in Italia chiama i nostri manifestanti ‘spaccavetrine’, non cadiamo nello stesso errore di chi appoggia o condanna una rivolta a seconda di chi gli sta simpatico: impariamo a riconoscere il valore di tutte le rivolte di chi si batte per la libertà e per maggiori diritti siano essi palestinesi, curdi, maya del chapas o iraniani oppressi da 30 anni di regime clericofascista.»

Aggiungerei solo che il premio nobel Shirin Ebadi, avvovato e nota attivista per i diritti umani iraniana i cui collaboratori sono stati arrestati in questi giorni di proteste, è tra coloro che stanno eserictando pressione sul Parlamento Europeo perché si ponga fine all’embargo a Gaza.

Un fighetto di Teheran fa bella mostra dei suoi jeans firmati [da Revolutionary Road - blog di Saeed Valadbaygi, marxista iraniano

Un fighetto fa bella mostra di jeans firmati nonché di borghesissima abilità atletica (foto: Revolutionary Road - blog di Saeed Valadbaygi, comunista iraniano in Iran)

Spero di aver fornito una panoramica quasi esaustiva anche se per certi versi nauseanti.
Rimando il commento a un’altro giorno, intanto cerco di fare un po’ di interviste via email per avere qualche fonte primaria, che somunque sarà sempre soggettiva.

Segnalo infine un 2 o 3 cose interessanti che si trovano sui blog, pubblicate oggi:

Una cronologia della giornata di oggi rubata a Giagro – Rivolta in Iran (sarà ulteriormente aggiornata nel corso del pomeriggio) a cui aggiungo qualche nota volante:

18:34: Il giornale Kalameh attaccato da ignoti

18:15: Possiamo confermare che non avranno luogo in nessuna moschea del paese i funerali di Neda

17:03 Conferenza stampa del figlio dello Shah per CNN, chiede “Riforme per l’Iran”

16:54: La manifestazione a piazza 7tir non è terminata, come ha affermato Repubblica. Continuano gli scontri, testimoni parlano di 5-7000 persone coinvolte

16:52: L’ambasciata britannica starebbe cercando di evacuare il personale (via NBC)

16:48: La tv di stato Iraniana parla di barricate da parte di “terroristi”. Continuano a diffondere : “Primo caso di febbre suina in Iran”

16:29 Ieri il figlio dello Shah ha partecipato alle proteste organizzate a Washington DC

16:24 Di nuovo gli elicotteri. Spruzzano sulla folla un liquido urticante, cosa già avvenuta nei giorni precedenti

16:17: Aumentano gli scontri, la polizia cerca di prendere il controllo dei focolai di protesta

15:48: Confermato testimonianza diretta: lo Stadio Shiroudi sta raccogliendo polizia in assetto anti sommossa

15:32: 2000 poliziotti a Laala Park, che hanno preso il controllo dell’area

15:24: Come avevamo già riportato, in 50 città l’affluenza supererebbe il 100%. Circa 3 milioni le schede “aggiunte”. Il Consiglio “Ininfluenti”. (fonte gov. iran)

15:21: Confermato dall’agenzia di stampa governativa iraniana: Khamenei dirigerà la preghiera del Venerdì

15:16: Gli uffici di Etemad-e Melli (nota 1: partito e/o giornale fondato da Karroubi) attaccati da ignoti

15:13: Fonti iraniane governative: Neda membro di organizzazione marxista (nota 2: pare dicano Mujhadin al-Kaqh, ovvero ex-islamo-marxisti che oggi chiedono la separazione tra clero e stato e sono additati come “borghesi” da chi si proclama ancora marxista. Particolarmente odiati perché collaborarono con Saddam durante la guerra Iran-Iraq per rovesciare Khomeini. Fonte sarhzadmo su Twitter.)

14:57: Confermati assembramenti di manifestanti in piazza Enghelab |–| In piazza Haft e-e Tir (7 tir) cominciano gli assembramenti. Mousavi non è coinvolto, non si hanno notizie di lui da ieri (nota 3: vedi post “Siamo tutti Mir Hossein!”)

14:44: La situazione sembra più calma degli altri giorni. Rete SMS ancora down

14:32: molti ip iraniani stanno scaricando i nostri video! Aiutateci a diffondere la lista : http://giagro.wordpress.com/torrents

14:27: La tv di stato alza la posta in gioco: diffusa notizia primo caso di febbre suina in Iran

13:56: Essa Saharkhiz, riformista di alto profilo, arrestato

13:49: Scontri in piazza Ferdosi

13:45: Confermati sit-in in diversi punti della città. Il parlamento è circondato da polizia in assetto anti sommossa. Veglia con candele nere, in memoria di quelli che ormai vengono chiamati “i caduti della rivoluzione”.

Un’iniziativa di approfondimento (visto mai!) che si terrà a Genova.
Dal blog L’altra Genova (qui)

La libreria Finisterre e il Consorzio Vivere Santa Brigidasono lieti di invitarvi all’incontro:

“COSA SUCCEDE OGGI IN IRAN?”

con Pejman Abdolmohammadi, docente alla facoltà di Scienze politiche di Genova e autore del libro

La Repubblica islamica dell’Iran: il pensiero politico dell’Ayatollah Khomeini

Presenta Carlo Ferraris

Giovedì 25 Giugno alle ore 18

presso

Libreria Finisterre,

P.zza Truogoli di S. Brigida 25, 0102758588

“Il ruolo strategico dell’Iran nello scacchiere mediorientale diventa sempre più importante: uno studio approfondito degli avvenimenti storici e politici, che hanno portato l’Iran, dopo il 1979, ad essere la prima Repubblica Islamica del mondo, è senz’altro utile per comprendere l’attuale politica persiana.”

www.libreriafinisterre.it

AGGIORNAMENTO: qui un altro articolo che mantiene una prospettiva umana. Continuerò ad aggiungerne se ne trovo, lo scopo è puramente autoconsolatorio. Un grazie a Cateviola.

AGGIORNAMENTO 23/06: il PD Lazio (gente non troppo perbene mi pare, vedi No Inceneritore Albano) si mette a distribuire braccialetti verdi in solidarietà con gli insorti iraniani. Braccialetti verdi. Verdi come il PD, che tra l’altro è il titolo di post che ho congelato circa un mese fa. Toccherà tirarlo fuori dal frizer. Ora dovrò trovare la ricostruzione dei fatti del PD, ma dubito seriamente che ci possano essere differenze rilevanti rispetto a quella di Paolo Guzzanti…

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Noi giornalisti rischiamo il cappio (di Mohammad Ghouchani)

22 giugno 2009 at 11:21 (contributi in prestito, rassegna stampa) (, , , , , )

Ecco un estratto dell’ultimo articolo scritto da Mohammad Ghouchani(1) su «Etemad e Melli»(2) prima di essere arrestato, sabato mattina. Da LaStampa.it. Note mie.

C’erano giorni in cui in Iran diventare giornalisti era difficile, giorni in cui i quotidiani e le pubblicazioni erano così pochi che escludevano la prima generazione dei giornalisti iraniani. Ma loro, in quei due decenni, hanno continuato a piangere di fronte ai cadaveri dei loro giornali.

I giornalisti si sono arrangiati: invece che di politica hanno scritto di cinema e di letteratura; invece che scrivere sui quotidiani hanno continuato a scrivere sui mensili; esiliati sui fogli specialistici, ma rimanendo ancora professionisti. Questi rivoluzionari della carta stampata, che al posto delle armi hanno abbracciato la penna e invece di spargere sangue hanno preferito versare inchiostro, hanno guardato con diffidenza i «nuovi arrivati»: la seconda generazione dei giornalisti, gli stessi che hanno occupato tutti i quotidiani relegando la prima generazione ai piccoli mensili.

Così, anche se fare i giornalisti era diventato difficile, rimanere giornalisti era ancora possibile. I nuovi arrivati però non hanno conquistato la fiducia dei vecchi reporter e i segreti e gli enigmi sono rimasti irrisolti. La prima generazione ha dovuto tenersi dentro i titoli buoni, la censura e le devastazioni per non essere accusati loro stessi di questi crimini.

Poi sono arrivati i giorni in cui i giornalisti sono riusciti finalmente a conquistare alcuni posti nel parlamento e nel governo, e c’è stata la necessità di nuove penne, giorni in cui è nata la terza generazione che è riuscita ad esser ben accolta dalla prima generazione. Sono state rotte le catene e dimenticate le paure. Chiunque poteva diventare reporter, scrivere ciò che voleva, utilizzare i blog e internet.

In questi giorni rimanere giornalisti è diventato difficile. Per alcuni questo mestiere è un punto d’arrivo e per altri uno strumento, per alcuni una fermata intermedia e per altri l’ultima casa. Ma con queste gabbie, queste censure, questi stipendi da fame, oggi, si può ancora rimanere giornalisti?

Noi della terza generazione iraniana, siamo i più consapevoli della morte, siamo i più calunniati. Siamo testimoni di persone che non possono prevedere il minuto successivo della loro vita. Sul nostro futuro non governa né ragione, né sentimento, né pietà. Nessuno conosce il proprio futuro, ma tutti possono prevedere o programmare il proprio futuro prossimo. Chiunque, tranne noi. Ogni giorno in cui andiamo in redazione non sappiamo se ci sarà un domani. E se domani fosse mercoledì? Ogni mercoledì c’è la riunione sulla stampa al ministero. E se domani fosse un lunedì o un martedì, un giovedì o un sabato, un mercoledì o una di quelle domeniche in cui i tribunali ordinano la chiusura del nostro giornale? Grazie a Dio il venerdì è festivo!

Noi addobbiamo i nostri fogli di colori sgargianti per le feste ma poi indossiamo il vestito scuro per i giornali costretti a chiudere i battenti. Non guardate le nostre risate, i nostri cuori sono in lutto. Conoscete forse un mestiere in cui per il più piccolo degli errori tutti i dipendenti vengano impiccati? O che per colpa di un solo dipendente tutti vengano licenziati? O dove per un’accusa di 10 anni prima, e dopo 10 anni di reclusione, si viene condannati ad altri 10 anni per lo stesso reato? Diventare giornalisti per la nostra generazione era stato facile, ma rimanere tali è davvero difficile. Per noi è un desiderio irraggiungibile poter invecchiare facendo questo mestiere. Magari potessimo invecchiare. Magari potessimo morire nella nostra redazione.

Magari mio padre, che spera ancora di vedermi affiancare al mestiere del giornalista un impiego in qualche ufficio, ministero o associazione, si convincesse che io un mestiere ce l’ho già da anni! Se ogni giorno non radessero al suolo le mie redazioni, potrei dimostrare a mio padre che lavoro, che non sto giocando ma che sto facendo il giornalista. Magari con la stessa velocità con cui siamo diventati giornalisti potessimo rimanere e morire tali. Magari il giorno in cui moriremo noi ci sarà al cimitero una parte dedicata ai giornalisti, e non com’è avvenuto per il giovane Mehran Ghassemi (3) o per Ahmadreza Daryai. Quel giorno sarà il giorno della libertà di stampa in Iran.

Il giorno in cui vedremo i nostri vecchi giornalisti morire di vecchiaia dietro le loro scrivanie sarà il nostro giorno più felice. Solo il giorno in cui moriremo giornalisti sapremo d’aver vissuto da giornalisti. Quindi, oltre alla morte, non augurate null’altro alla mia generazione.

Traduzione di Hamid Ziavati

(1) Un antefatto sulla sua carriera di giornalista qui

(2) Quotidiano fondato da Mehdi Karroubi, uno dei due candidati riformisti alle passate elezioni presidenziali. Per maggiori informazioni si veda il post “Perché voterò per Karroubi”.

(3) Giornalista morto trentenne di crepacuore esepolto nella “sezione giornalisti” del cimitero di Tehran. Qui la sua pagina su wikipedia. Di iraniani noti morti a causa di cedimento cardiaco ce ne sono stati diversi dai tempi delle torture della Savak ad oggi. In ordine cronologico i più importanti sono stati Ali Shariati (1933 – 1977), Ayatollah Taleghani (1911 – 1979), Mehdi Bazargan (1907 – 1995, morto mentre era in viaggio dall’Iran verso la Svizzera, almeno lui, in’età avanzata).

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Sommossa Iran: domenica 21 giugno

22 giugno 2009 at 10:17 (notizie in pillole, Traduzioni) (, , , )

Dal blog Rivolta in Iran:

  • un aggiornamento sui fatti di ieri (qui)
  • una foto:
Membri del clero partecimano al riot contanto di paramenti...

Membri del clero partecipano al riot con tanto di paramenti...

Da sito The Gurdian:

  • un aggiornamento continuo sui fatti di ieri (qui)
  • un video in cui alcune persone bruciano immagini di Ahmadinejad prima e Khamenei poi, fatto assolutamente nuovo. Erano quattro gatti, ma il filmato ora fa il giro del mondo e non era mai successo prima.

Traduco al volo le testimonianze che mi sembrano più significative:

  • Un commento al blog di Mattew Weaver, giornalista de The Gurdian:

[21/06 ore 10:54] Penso che nell’aria, Mattiew, dopo ieri (ero alla manifestazione, dove l’atmosfera era molto tesa e a moenti violenta), c’è la sensazione che “è tutto finito”. C’è la sensazione che questo movimento si opposizione sia ormai terminato in un nulla di fatto.  Ci aspettiamo che il suono del grido ‘Allah o Akbar’ durante la notte continui come pure persisteranno contri sporadici e violenti nelle strade, per un po’ di tempo, dopo il tramonto. Comunque c’è consenso generale sul fatto che non ci saranno più dimostrazioni di massa né alcuna opposizione organizzata. Molte persone si sono rassegnatea questa linea di pensiero.

  • Un iraniano-europeo, attualmente in Iran ha inviato questa email al The Gurdian.

C‘è un gran caos qui… Nella mia parte della città, erano stati appiccati fuochi la notte passata per di impedire al gas lacrimogeno di spargersi per le strade… La gente sventolava la camicia di un basiji che presumibilmente era stato picchiato e poi l’ha data alle fiamme… comunque non sappiamo che succederà oggi… Un’altra nota, uno dei miei parenti ha un amico che ha una sorella che lavora come infermiera in uno dei maggiorni ospedalil di Tehran. Lei gli ha detto che i corpi delle circa 30 (*) persone uccise durante le proteste della scorsa settimana sono nel suo ospedale, e che il regima si rifiuta di far entrare i familiari, temendo che vengano fuori inomi, perché questo probabilemnte causerebbe un’ondata di pubblica indignazione. Le cose stanno che le famiglie che aspettano fuori dall’ospedale non sanno se i loro figli sono là o no.

(*) le cifre ufficili parlano di 8 morti

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DISASTRO A TEHERAN 20/06: AGGIORNAMENTI SU TWITTER

20 giugno 2009 at 16:37 (notizie in pillole, rete&informazione) (, , , , , , , , )

LA MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA SI STA TENENDO UGUALMENTE, MOUSAVI STA TENENDO O HA TENUTO DA POCO UN DISCORSO.

VIDEO STREAM QUI

Teheran 20 giugno 2009 - foto: EMMEVI

LA REPRESSIONE È TREMENDA, FONTI OSPEDALIERE PARLANO DI CENTINAIA DI FERITI MA È TUTTO MOLTO CONFUSO.

SI PARLA DI UN ATTACCO SUICIDA AL MAUSOLEO DI KHOMEINI, DI POLIZIA CHE SPARA SULLA FOLLA E, MA NON È CONFERMATO, DI ATTACCHI CON ACIDO E ACQUA BOLLENTE (che comunque si raffredda cadendo) DAGLI ELICOTTERI DELLA POLIZIA. UNA FONTE RIPORTA CHE L’ACIDO HA EFFETTO LENTO E CHE QUINDI CE SE NE ACCORGE TARDI MA C’È, NON È ACQUA QUELLA CHE CADE.

IN PIAZZA CI SONO ANCHE I SUPPORTERS DI AHMADINEJAD E GLI SCONTRI SONO MOLTO INTENSI. QUALCUNO DICE CHE LA POLIZIA SI INTERPONE TRA LE DUE FAZIONI

PER SEGUIRE IN PRESA DIRETTA:

http://twitter.com/parastoo

http://twitter.com/oli2be

http://twitter.com/persiankiwi

http://twitter.com/hadinili

http://twitter.com/StopAhmadi

«Presto! Trovate quest'infedele Twitter ed uccidetelo!»

SULL’ALTRO FRONTE:

http://twitter.com/shahrzadmo

la povera Shahrzad è disperata e si cheide quando questi pazzi se ne torneranno a casa 😦 Da leggere per capire cosa vuol dire essere degli invasati molto per bene, son belle fette di prosciutto sugli occhi.

Aggiornamento 21/06: da Solleviamoci.wordpress.org un articolo uscito su L’Unità con una presunta cronologia della giornata di ieri e delle reazioni dei pezzi grossi

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Siamo tutti Mir Hossein! (aggiornato 20/06)

20 giugno 2009 at 00:13 (pensieri personali, rete&informazione) (, , , , , , , , )

Ovvero della dissoluzione dell’identità del leader, dei leader.

La leadership è diffusa?
Chi twitta col nome mousavi1388? e su facebook, chi sono davvero Mirhosseyn Mousavi e Mir Hossein Mousavi? e poi, Zahra Rahanavard, Khatami, Mehdi Karroubi, ma anche Mahdi Karroubi, e tanti altri? tutti o quasi fanno riferimento allo stesso account twitter, mousavi1388, tutti invitano a disobbedire al divieto di manifestare e a recarsi in piazza sabato 20 giugno alle 4 del pomeriggio quando i leader “veri” non si sono ancora fatti sentire, o almeno così pare.
E a “seguirli” sono in migliaia, con l’avtar verde o nero, con o senza sangue e la scritta in bianco:

“WHERE IS MY VOTE?”

AGGIORNAMENTO:

le conseguenze di questo si iniziano a sentire. È difficile credere che Mir Hossein Mousavi su Facebook sia davvero lui, eppure:

mousavi1388_martirio

ma anche:

khatami_facebook

provocano inevitabilmente questo:

mousavi_facebook

ma la notizia rimbalza anche su Yahoo Notizie:

mousavi_yahoo

Ci casca pure la CNN, almeno stando a quanto scrivono su Digital Journal.

Più tardi da Twitter fanno sapere che:

mousavi_twitter

La cosa è estremamente interessante.
Qualche teorico potrebbe specularci un po’ su, gli spunti sono tanti.

Mousavi: uno, nessuno, centomila… dieci milioni!
Caro ex-primo ministro inizio a sospettare che la situazione le sia sfuggita del tutto di mano 😉

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