Il meglio che ho trovato oggi…

25 giugno 2009 at 14:52 (contributi in prestito, notizie in pillole) (, , , , , , )

Non è tutta roba di oggi, le ricerche in rete richiedono tempo, però è tutta roba decisamente ancora attuale.

1) Cominciamo con un’analisi di tipo generale che riguarda il “soggetto” in lotta in Iran, sì in Iran e non solo a Teheran:

La classe lavoratrice iraniana e la rivolta, una bella traduzione scovata su Indymedia Napoli

Postato il 20 Giugno, 2009 da Anonimo

Autore: Freebooter
link autore: http://freebooter.da.ru/ (fonte originale: Lenin’s Tomb)

Venerdì 19 giugno 2009
postato da lenin

Durante la preparazione delle elezioni era un luogo comune che Ahmadinejad avrebbe tenuto il voto della classe lavoratrice. Questo era stato il caso nel 2005 e si era dato per scontato che sarebbe stato il caso nel 2009. La ragione data è stata che Ahmadinejad aveva aiutato la classe lavoratrice con svariati benefici pagati con i profitti del petrolio. E, naturalmente, lui stesso è, per così dire, un ragazzo della classe lavoratrice che ha avuto successo: il figlio di un fabbro ferraio che ha ottenuto un PhD, entrato a far parte della destra nella rivoluzione ed alla fine è divenuto presidente. Infine, è stato arguito che i lavoratori erano socialmente conservatori ed avevano poco tempo per la gente della classe media che voleva una legislazione più liberale. Questo quadro, mentre accenna ad importanti verità, è anche piuttosto condiscendente nella sua presunzione che i lavoratori si preoccupino soltanto di questioni di pane e burro e che tendano verso il cupo fanatismo quando si tratta di questioni di democrazia e di diritti delle donne. […]

[Nota: Consiglio a chi passa di qua di partecipare anche al sondaggio proposto nello stesso blog nel post “Amici Nemici“, la mia idea in merito l’ho lungamente esposta nell’articolo “Incerta è la rotta della rivoluzione” (dove però i casi più patologici – leggasi criptofascisti 😉 – sono trattati solo di striscio)]

Questa non è Teheran. È Isfahan. (dal blog Lenins Tomb -20 giugno 2009)

Questa non è Teheran. È Isfahan. (dal blog Lenin's Tomb -20 giugno 2009)

2) Proseguiamo col buon Subecumene che  nelle sue mappe oggi ha scritto un post che mi ha davvero colpito e che credo valga proprio la pena di leggere… soprattutto se si è incappati nei commenti #2 e #3 del sopracitato post su Indymedia. (A questi sostenitori del Compagno Mahmud che vieta gli scioperi ma regala bustarelle di stato ai “proletari iraniani”, non posso fare a meno di augurare qualche giorno di permanenza in una cella della prigione di Evin, per mero errore giudiziario, magari in compagnia di qualche prigioniero politico o di qualche giornalista.)
Riporto un passaggio che in qualche modo mi sembra riassuma la posizione complessiva espressa.

Grazie Teheran, grazie Iran
25/06/2009 di subecumene

[…] Ma comunque, grazie Teheran, grazie Iran.

Che straordinario effetto chiarificatore state avendo sul mio modo di vedere le cose.

Nessuno stupore se il governo italiano, criticando le repressioni in Iran, lo fa nel contesto di foto e immagini filmate dell’incontro ufficiale con Benyamin Netaniauh, il primo ministro d’Israele, la nazione più razzista del pianeta.

Nessuno stupore se i repubblicani USA, in un’apoteosi di cinismo, pretendono di apparire come i paladini della causa della libertà iraniana (rendendo sempre più difficile a Obama la sua scelta di non interferenza), quando ancora un anno fa avrebbero visto volentieri bombardamenti sull’Iran per distruggerne l’infrastruttura civile e per contaminare radioattivamente ampie porzioni del territorio. No, non c’è nessuna novità qui.

Ma che sollievo poter separare ogni mia residua responsabilità dai cosiddetti “geopolitici” o gli “antimperialisti”, quelli per cui non esiste regime sufficientemente oppressivo che non meriti simpatie e appoggio se appena adotta una retorica sufficientemente antioccidentale. Come si può difendere il clerico-fascismo iraniano e pretendere di parlare ancora in nome di principi di libertà e democrazia? Quando c’è la possibilità di scegliere centinaia di migliaia di iraniani che sono scesi nelle strade in nome della libertà? Mussolini negli anni 30 era il campione della causa contro le demoplutocrazie, e contro di esse fece persino una guerra (che è molto più di quanto si possa dire di Ahamadinejad). Avete qualche dubbio con chi si sarebbero schierati negli anni 30 i “geopolitici” e gli “antimperialisti”? […]

Ancora Isfahan. Stessa fonte.

Ancora Isfahan. Stessa fonte.

3) Seguono due “casi umani”: la lettera aperta della scrittrice iraniana Nardana Talachian, entusiasta e piena di speranze ai tempi della campagna elettorale (vedi intervista su Peace Link) oggi decisamente demoralizzata; e una storia personale raccontata da Paolo Coelo, amico del medico che ha socorso Neda e che ora ha dovuto lasciare il Paese (dal sito del Corriere della Sera, qui).

4) Aggiornamenti sempre freschissimi, in inglese ed initaliano, su Revolutionary Road e Rivolta in Iran.

Ma le infermiere sono classe media? Magari saranno donne borghesi ha cui è concesso di svolgere un lavoro borghese per che vengono da famiglie borghesi? (foto dal blog Revolutionary Road )

Ma le infermiere sono classe media? Magari sono donne borghesi a cui è concesso di svolgere un lavoro borghese per che vengono da famiglie borghesi? (foto dal blog Revolutionary Road )



Ma comunque, grazie Teheran, grazie Iran.

Che straordinario effetto chiarificatore state avendo sul mio modo di vedere le cose.

Nessuno stupore se il governo italiano, criticando le repressioni in Iran, lo fa nel contesto di foto e immagini filmate dell’incontro ufficiale con Benyamin Netaniauh, il primo ministro d’Israele, la nazione più razzista del pianeta.

Nessuno stupore se i repubblicani USA, in un’apoteosi di cinismo, pretendono di apparire come i paladini della causa della libertà iraniana (rendendo sempre più difficile a Obama la sua scelta di non interferenza), quando ancora un anno fa avrebbero visto volentieri bombardamenti sull’Iran per distruggerne l’infrastruttura civile e per contaminare radioattivamente ampie porzioni del territorio. No, non c’è nessuna novità qui.

Ma che sollievo poter separare ogni mia residua responsabilità dai cosiddetti “geopolitici” o gli “antimperialisti”, quelli per cui non esiste regime sufficientemente oppressivo che non meriti simpatie e appoggio se appena adotta una retorica sufficientemente antioccidentale

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