Incerta è la rotta della rivoluzione

25 giugno 2009 at 06:35 (pensieri personali) (, , , , , )

Per prima cosa, prima di iniziare a sproloquiare, segnalo un bell’articolo di Mazzetta uscito lunedì 22 giugno: “Iran, la partita continua” (qui, qui e qui, per non fare torto anessuno). Mi prendo la libertà di riportare i passaggi più originali e personali, tralasciando quelli prettamente informativi:

«La rivolta iraniana non accenna a placarsi nonostante la repressione (*). Come in una partita a scacchi che non si concluderà sicuramente in pochi giorni, le pedine si muovono sullo scacchiere senza che agli spettatori sia dato capire le prossime mosse e le probabilità di vittoria dei giocatori e la partita risulta ancora più indecifrabile a chi non conosca la complessità della politica iraniana, spesso esemplificata oltre la realtà per esigenze di propaganda. […]

[…] Attorno alla partita iraniana, che sembra proprio essere iniziata del tutto inattesa oltre le frontiere del paese, gli spettatori trattengono il fiato. Non è chiaro l’esito dell’incontro e non è chiaro nemmeno se sia nell’interesse di altri paesi disturbare lo scontro in corso, gli stessi Stati Uniti hanno scelto un profilo molto basso, presto emulati da molti altri paesi che per giorni hanno ufficialmente ignorato le vicende iraniane. Gli Stati Uniti avevano appena inaugurato la politica dell’approccio pragmatico nei rapporti con l’Iran e teso la mano al regime e sicuramente Obama è sincero quando dice che a lui e al Dipartimento di Stato “non è chiaro” se abbia senso sostenere Mousavi nelle sue rivendicazioni, anche le reazioni negative alla repressione hanno avuto un tono assolutamente temperato. Anche il governo israeliano, al quale faceva gioco la vittoria dell’estremista Ahmadinejad, ha lanciato la palla rovente nel campo di Obama, dichiarando che ne asseconderà le iniziative nei confronti dell’Iran. Una maniera come un altra di porsi, con poca spesa, come fedele alleato dopo i recenti attriti sul congelamento delle colonie israeliane nella West Bank e magari sperare che l’infuocarsi dell’Iran distragga gli USA dall’idea sgradita di dettare le mosse d’Israele.

[…] I dimostranti iraniani sembrano gli unici genuinamente, e forse ingenuamente, a difendere qualcosa di condivisibile e di fondamentale: la loro libertà. In tutto il mondo, dove ci sia o non ci sia libertà, uomini e donne non possono che sostenere il diritto alla parola e all’integrità fisica dei dimostranti iraniani, augurandosi che prima o poi riescano a liberarsi dalla morsa clericale e a sviluppare nuovi equilibri fondati sul confronto tra gli uguali piuttosto che sulle parole incerte di deità improbabili.»

Prima di questo passaggio di chiusura, davvero molto bello, nell’articolo si fa riferimento agli “omologhi dei manifestanti iraniani” che sarebbero gli unici ad appoggiarli davvero nella loro lotta contro un potere oppressivo.  Ma chi sarebbero questi omologhi? Esistono davvero?

Al comizio di Mousavi, 23 maggio 2009 - Foto: Naeim Karimi

Al comizio di Mousavi, 23/05/2009 - Foto: Naeim Karimi

Ora voglio dire un po’ di cose a schiodo.
Quando nell’estate del ’77 iniziarono le manifestazioni di massa contro lo shah, era abbastanza chiaro chi si identificava coi rivoltosi e chi no. La rivoluzione era anti-americana e anti-imperialista e quindi piaceva a coloro che davano a queste istanze priorità su altre. Così mentre i socialisti di tutta Europa guardavano alla rivolta con diffidenza non riuscendo ad individuare un’avanguardia in cui identificarsi, la sinistra così detta estrema provava una simpatia quasi empatica per quelle folle oceaniche che si riversavano nelle strade, senza armi, sfidando un esercito dotato di mitragliatori. La rivoluzione era anti-occidentale e anti-capitalista e piaceva a quelli che con l’Occidente ed il suo sistema di valori avevano un rapporto fortemente conflittuale.
Nel suo essere così fortemente “anti”, la rivoluzione iraniana era anche però fortemente ambigua nelle proposte, non solo perché Khomeini e altri fautori della teocrazia avevano inizialmente adottato una retorica pro-democrazia e pro-libertà (ma anche pro-giustizia sociale) poi rinnegata. Erano la stessa sinistra iraniana, marxista e non, il movimento delle donne e gli intellettuali  indipendenti a non avere le idee troppo chiare. Basti pensare che granparte delle donne “progressiste” indossava il velo ai cortei in segno di solidarietà con le donne delle classi povere, ma anche come simbolo di emancipazione, per enfatizzare il propio valore sociale contro la mercificazione capitalista della donna imposta dal tiranno, fantoccio del Grande Satana, ovvero degli USA nel gergo di tutti i dimostranti, islamisti e non.
Nella fucina rivoluzionaria, la quasi totalità dei nodi non era sciolta al principio, i non detti erano in quantità ampiamente dominante ripetto ai punti comuni chiari ed espliciti. Oggi assistiamo ad una rivolta, una sommossa, ma probabilmente non ad un movimento sociale né ad una rivoluzione, che si muove tutta dentro logiche interne. Il “dittatore” non è un fattoccio di nessuno, è un gran bastardo di per se stesso. L’elité religiosa autocratica non è vittima e/o fautrice di valori culturali estranei ed intossicanti, non è accusata di corrompere e snaturare la società.
È accusata di essere disonesta e oppressiva, di negare le libertà essenziali dei cittadini, di gestire male l’economia, diprodurre disoccupazione e svalutazione salariale, di causare code infinite alle pompe di benzina in un paese che è uno dei maggiorni produttori  di petrolio.
Tutte accuse che valevano ugualmente per lo Shah e la sua cricca, ma mancando l’altra parte, mancando il discorso anti-imperialista e anti-capitalista, le rivendicazioni degli iraniani che si sollevano oggi sono facilmente sposabili dal “cittadino medio occidentale”.
Come dice eloquentemente Panorama: “Più veline, meno velate! Ahmadinejad, le vogliamo senza velo”. Ovvero li e le vogliamo “come noi”, devono smetterla di essere diversi e di sbattercelo in faccia, ci indentifichiamo nella loro lotta per essere “come noi”.
Ma chi l’ha detto che vogliano essere come noi? Questo appoggio degli “omologhi” spesso è in realtà una solidarietà pelosa da parte di chi odia tutto ciò che si discosti da Rete4. Ma poi questi qui non sono omologhi per nulla, sono solo perditempo populisti che riempiono la rete e la carta stampata di un mucchio di informazioni grossolane e pressapochiste, quando non del tutto false (ho letto perfino che “L’Iran è una monarchia”).

Donna velata marcia con le donne che si oppongono allhijab compulsorio (da iranian.com)

Donna velata partecipa ad una marcia contro l'hijab obbligatorio (da iranian.com)

Di contro chi non ha simpatia per Rete4 trova mediamente difficile stabilire un rapporto empatico con una rivolta che sembra poter avere come massimo risultato che anche “loro” abbiano i “guai nostri” invece di quelli che hanno adesso. Anche perché l’entusiasmo sbandierato dai mass media questi rivoltosi li rende quasi antipatici. Quasi impresentabili.
E poi gli studenti iraniani, almeno quelli che vivono in Italia hanno un approccio ultra-istituzionale al problema. Emettono comunicati in cui dichiarano di non voler svalicare i limiti della loro costituzione, ovvero i limiti di una costituzione che pone l’elité religiosa ai comandi e il popolo nella condizione di un perenne adolescente dotato di una parziale autonomia ma sempre bisognoso di un tutore, un guardiano con diritto di veto. Molti ti dicono che sanno che l’attuale sistema politico iraniano è il migliore possibile per un paese musulmano, si tratta solo si spostare un po’ gli equilibri , “stretch the limit” dicono gli attivisti iraniani, per ottenere un po’  di libertà in più, un po’ più di giustizia, per poter stare sotto un tallone un po’ meno di ferro, un po’ meno persecutorio.
Ma siccome che non ci rendiamo conto bene di quello che significa vivere là, generalmente permanne una certa diffidenza. È difficile realizzare cose si possa fare tutto quello che “facciamo noi” normalmente o quasi, ma in una posizione di perenne “illegalità diffusa”.  Un’illegalità che non è quella del consumatore di marjuana italiano che rischia di avere qualche problemino fastidioso con la legge. Un’illegalità che senza soluzione di continuità passa dalla multa, alle frustate, all’impiccaggione, per “crimini” assulutamente simili.

D’altra parte le immagini degli scontri, della gente che fa le barricate e rompe il manto tradale per tirare pezzi di roba ai miliziani, di ragazzi e ragazze che esultano dopo aver resinto un assalto, trovando, sembrerebbe, finalmente uno spazio per stare in sieme alla  pari sono davvero forti, coinvolgenti, drammaticamente entusiasmanti. E forse dovrebbero bastare. Che siano tonti o privilegiati, questi dimostranti che si scontrano con basiji e pasdaran hanno una potenza evocativa indiscutibile. Rischiano la pelle e questo haun valore che va ben oltre quello che può essere la loro giustificazione apparente per quello che fanno. Dall’altra parte c’è un corpo paramilitare che incarna tutti i peggior incubi di chiunque abbia rispetto della vita umana. Ci sono indivisui che hanno la repressione come propria vocazione, nemmeno per mestiere, sono dei volontari. C’è l’idea dell’illegittimità di ogni rivendicazione, di ogni aspirazione, al di fuori di quella di obedire ad un capo e sottomettersi ai dettami religiosi così come vengo interpretati da questo. C’è l’ideologia della sottomissione come valore massimo, quasi unico, appena coperto dalla foglia di fico dell’orgoglio nazionale. Sottomettetevi tutti affinché la nazione sia libera indipendente, nell’iperurario delle astrazioni assolutistiche.

Barricate. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Barricate. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

A chi dice che sono “classe media” propongo un’obiezione semplice: ma “medio” non vuol dire che sta “mediamente bene”, “benestante”? E se uno sta bene, perché dovrebbe rischiare la pelle per stare appena un po’ meglio? O qualcuno crede davvero che siano tutti pagati, dal primo all’ultimo?
E se invece proprio vogliamo parlare di classe solo in termini economici, qualcuno si è andato a guardare il reddito medio dei condannati a morte la cui condanna viene eseguita per confrontarlo conquello di quelli che la scampano? Qualcuno si è fatto i conti di quanto il sistema della Repubblica Islamica funzioni di fatto per spingere per la discesa chi già sperimenta un forte disagio sociale?
La verità è che gli odiati capitalisti europei ci fanno lucrosissimi affari in Iran e che tutto vogliono meno che un paese destabilizzato. La verità è che l’Iran non è mai stato un paese autarchico, ha solo scelto di dipendere dal capitale europeo e non più da quello americano. La verità è che nessuno ha mai fatto la voce troppo grossa a livello istituzionale su faccende antipatiche come i diritti umani perché non è comodo, non è conveniente. Solo si abbaia in corrisondenza di casi sporadici che salgono alla ribalta mediatica, più per abitudine che per convinzione. E il giorno dopo il rilascio o l’esecuaione della bella ragazza di turno si rimette il problema nel dimenticatoio.

Esultanza. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Esultanza. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Si possono fare le dietrologie più complicate, si posso sovramporre tutte le aspirazioni personali che si vuole, si possono – giustametne – analizzare tutti i dettagli dei retroscena più nascosti della lotta dipotere ai vertici. Ma di fatto quella che si presenta ora è per gli iraniani , tutti anche quelli schiacciati dalla retorica statal-religiosa che non si stanno sollevando – un’ottima occasione per cercare di uscire un po’ dalla cappa irrespirabile che trent’anni di “fase post-rivoluzionaria”, di cui otto di guerra, hanno imposto. È l’occasione per tentare di ripartire dal ’77 ed imboccare una nuova strada, conservando la memoria delle esperienza passate.
Difficile che se ne ripresenti un’altra.

22 maggio, primo giorno della campagna elettorale: "Nonostante siamo ancora poveri, ancora lontani dal flusso dell'economia, la nuova sfida la raccoglieremo meglio, vogliamo Ahmadinejad ANCORA!!" Foto di Naeim Karimi, che aggiunge "... Such Vivid Self Declaration of Irrationality"

(*) Per aggiornamenti sulla giornata di ieri: “24 giugno: La protesta davanti al parlamento” dal blog Rivolta in Iran; alternativamente con molte foto ma in inglese, ma già aggiornato sui fatti di oggi e con un comunicato in “italiano”, già aggiornato su di oggi: “Revolutionary Road“, blog di Saeed Valadbaygi del Partito Comunista Iraniano (dice)

(Segnalo l’aggiornamento di un articolo che avevo già citato chissà dove:
Quelli dell’onda verde“, di Omid Firouz, dottorando all’Università di Urbino, da Teheran)


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