La terza rivoluzione – di Mohammad Memarian

9 agosto 2009 at 10:33 (contributi in prestito, Traduzioni) (, , , , , , , , , )

Quella che segue è la traduzione di un post di Mohammad Memarian, che si trova in inglese sul suo blog, qui. La riporto senza commenti, solo con alcune note aggiunte tra parentesi quadre e alcuni link alle pagine di wikipedia che trattano gli eventi e ai personaggi meno noti nominati nel testo.
Questo post vuole essere l’inizio di uno scambio di opinioni con un blogger iraniano che scrive in inglese esponendo un punto di vista personale non assimilabile a nessuno degli schieramenti maggioritari in cui può essere raggruppata la maggior parte dei blogger suoi connazionali. Ad esempio, la sua opinione riguardo Ahmadinejad è simile a quella che Montanelli aveva di Berlusconi: è una malattia del ceppo populista per la quale non esiste miglior vaccino che sperimentarla. E se una sola volta non basta, che siano due.

“La terza rivoluzione” –  di Mohammad Memarian

Una volta, in Iran, ci fu una rivoluzione guidata dagli Ayatollah che rovesciò il regime dello Scià e destabilizzò quella che era stata un’isola di stabilità per più di un decennio. Quell’evento non solo ha comportato un cambio di regime ma anche ha trasformato il sistema socioculturale della società iraniana. La gente comune, che durante il regno dello Scià era stata orientata verso uno stile di vita occidentale, dopo di allora fu pronta ad abbracciare un’interpretazione fondamentalista e politicamente aggressiva dell’Islam Sciita. L’Ayatollah Khomeini, fondatore carismatico della Repubblica Islamica, svolgeva la funzione di mentore e per le sue indicazioni gran parte della società era disposta a sacrificare i propri effetti personali o perfino la propria vita. Tuttavia molte figure politiche moderate, ilcluso il governo del Primo Ministro Bazargan, a quei tempi erano ancora attive nella politica iraniana. Anche se in una certa misura isolate, sono riuscite ad essere influenti rispetto ad alcuni settori sociali e hanno svolto la funzione di barriera contro molte decisioni radicali.

Lambasciata degli Stati Uniti a Tehran

L'ambasciata degli Stati Uniti a Tehran

Quasi un anno dopo, ci fu la crisi degli ostaggi [dell’ambasciata americana] che alla fine costrinse Bazargan alle dimissioni. L’ayatollah Khomeini battezzò l’evento “seconda rivoluzione”. Aveva ragione, nel senso che la crisi degli ostaggi contribuì a radicalizzare la scena politica in Iran e a mettere all’angolo gli esponenti moderati. Negli anni a venire, la voce dei sostenitori della linea dura fu dominante in Iran.

Dopo la morte dell’ayatollah Khomeini, che coincise con la conclusione della guerra Iran-Iraq [1989], l’assenza di un leader carismatico sostenitore della linea dura ha lasciato un certo spazio per la diffusione di voci moderate. Se paragonato all’ayatollah Khomeini, il nuovo leader supremo, l’ayatollah Khamenei, a mala pena aveva il supporto delle masse. In più, il governo tecnocrate e pragmatico dell’ayatollah Rafsanjani, la cui retorica principale era quella della ricostruzione, aiutò a costruire una classe media relativamente forte, le cui principali preoccupazioni difficilmente includevano quelle dei fondatori della rivoluzione islamica. I giovani cresciuti in quel periodo, in particolar modo le ragazze con il loro codice di abbigliamento progressivamente rilassato, si sono trasformati nel simbolo di un conflitto generazionale.

Nessuna sorpresa che la nuova era abbia avuto bisogno di Khatami, un candidato riformista che promettesse più libertà e meno oppressione. Dal punto di vista degli strateghi del regime, Khatami ha potuto servire da valvola di sfogo, contenendo le sollevazioni, dirigendo il malcontento ormai presente nella società verso obiettivi meno pericolosi e accettabili per gli alti funzionari del regime. Solitamente ci si aspetta che presidenti della Repubblica islamica servano per due mandati. Khatami non ha fatto eccezione.

Meomoire della crisi degli ostaggi di Masoumeh Ebtekar

Memoire di M. Ebtekar, portavoce degli studenti all'ambasciata americana ed ex-vicepresidente di Khatami

Anche se il movimento riformista non era riuscito a determinare i cambiamenti essenziali necessari a stabilire una democrazia occidentale, molti alti funzionari erano riluttanti a trovarsi a fare i conti con esso per altri otto anni. Se avessero preso il potere per un altro mandato, i riformisti e la neonata società civile – costituitasi durante l’era delle riforme – avrebbero potuto trasformarsi in una minaccia per l’esistenza stessa del sistema politico attuale. Inoltre, i riformisti stessi avevano aperto la strada perché iniziasse un nuovo capitolo. Il cambiamento che le masse esigevano non era allineato a ciò che gli esponenti riformisti avevano provato a realizzare.

Khatami ha dovuto passare il potere ad una nuova figura. Un’elezione discutibile ha portato Ahmadinejad e Rafsanjani al secondo turno delle elezioni presidenziali [2005]. Anche se i risultati del primo turno furono altamente discutibili, il fatto che Ahmadinejad sconfisse il suo rivale nel secondo turno con ampissimo margine rappresentò un chiaro segnale che la gente voleva cambiare, ancora una volta.

Durante i suoi quattro anni di presidenza, Ahmadinejad ha convinto le masse nelle zone rurali e suburbane che lui era il loro uomo. Mise insieme un cospicuo numero di sostenitori, sulle cui tavole venne portata una parte degli introiti legati al petrolio. Questo fatto condusse i principali strateghi del regime a credere che i tempi fossero maturi per la vendetta.

Le recenti elezioni presidenziali ed il relativo guaime, che si sia trattato di un colpo di stato o di una rivoluzione di velluto finita male, hanno aiutato i funzionari dell’IRI a mettere all’angolo gli esponenti moderati che erano emersi principalmente all’epoca della ricostruzione ed si erano affermati nell’era delle riforme. In altre parole, questa elezione ha contribuito a radicalizzare la scena politica iraniana. In questo senso, se avesse potuto trasmettere un messaggio, l’ayatollah Khomeini avrebbe chiamato la rielezione di Ahmadinejad la “terza rivoluzione”.

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Castigo – una poesia di Ahmad Shamlou

5 agosto 2009 at 23:13 (contributi in prestito, poesia) (, , , , , )

Castigo

Qui c’è un labirinto di prigioni
in ogni prigione miriadi di sotterranei
in ogni sotterraneo innumerevoli celle
in ogni cella schiere d’uomini in catene.

Uno di questi uomini
convinto dell’infedeltà della moglie
affondò profonda la daga

Un altro di questi uomini
in cerca disperata di pane per i figli,
fece una carneficina
nella calura infocata del mezzogiorno estivo.

Alcuni di questi uomini
un giorno quieto di pioggia
assalirono l’usuraio.

Altri, nel silenzio del vicolo,
si mossero furtivi sui tetti.
Altri ancora
razziarono denti d’oro da tombe fresche
a mezzanotte.

Ma io, io nessuno ho assassinato
In una notte scura e tempestosa.
Ma io, io mai ho assalito l’usuraio.
Ma io, io non mi sono mosso furtivo sui tetti.

Qui c’è un labirinto di prigioni
in ogni prigione miriadi di sotterranei
in ogni sotterraneo innumerevoli celle
in ogni cella schiere d’uomini in catene.

Ma io, assorto in fantasticherie,
non porgo mai loro orecchio. No,
cerco invece di ascoltare fuori l’eco flebile
della canzone infinita: l’erba del deserto
che spunta, avvizzisce, si secca,
si disperde nei venti.

E io, non fossi un uomo in catene,
un giorno all’alba,
come un ricordo vago quasi sepolto,
lascerei questo luogo freddo, spregevole.

E questo,
questo è il mio delitto.

Ahmad Shamloo, Iran, 1959

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Disavventura di un mullah paffutello

1 agosto 2009 at 17:29 (notizie in pillole, pensieri personali) (, , , , , , , , , , , , )

Mohammad Abtai ritratto da Arash Ashoorinia alcuni mesi fa - kosoof.com

Mohammad Abtahi ritratto da Arash Ashoorinia alcuni mesi fa - kosoof.com

Mohammad-Ali Abtahi fu uno dei più stretti collaboratori di Khatami durante i suoi due mandati presidenziali ed è stato il primo clerico di governo ad aprire un blog in farsi prima, in inglese poco dopo, guadagnandosi il nomignolo di “blogging mullah”. Scrive bene, con uno stile fresco e diretto che coinvolge senza darlo a vedere e i suoi post hanno titoli accattivanti.  Dal suo blog denunciò per primo che la giornalista irano-canadese Zahra Kazemi era stata uccisa in carcere. Mohammad-Ali Abtahi proviene da una famiglia fondamentalista, il padre ed il fratello maggiore sono entrambi clerici dalle visioni talmente conservatrici da essersi fatti arrestare dalle forze di sicurezza iraniane per attività sospette. Con loro  i rapporti sono sempre stati tesi e Mohammad-Ali sembra ritenerli responsabili di aver causato grandi sofferenze a sua madre, deceduta circa un anno fa a causa di complicanze legate al diabete.
Mohammad-Ali Abtahi ha 3 figlie e un nipote, nato dalla sia figlia maggiore, Fazeh, che è anche la sua consulente tecnica per quanto riguarda il blog. Dice, Abtahi, che è stata sua figlia ad insegnargli come gestire un web blog. Mohammad-Ali Abtahi è un uomo del sistema, è parte dell’establishement clerico-politico di quella macchina repressiva feroce che è la Repubblica Islamica. Un sistema che lui voleva emendare, non certo rovesciare. Un sistema con cui ammetteva che si potesse essere completamente in disaccordo senza farne un dramma. Abtahi ammetteva che si potesse non essere d’accordo con la costituzione, con la posizione privelegiata del clero, e quindi conla struttura stessa del potere statale. Non è chiaro quanto lui fosse in disaccordo o meno, ma scrivendo sul suo blog si rivolgeva esplicitamente ad un publico che poteva essere contro il sistema della Repubblica Islamica. Mohammad-Ali Abtahi faceva parte del comitato elettorale di Mehdi Karroubi ed era uno dei ministri designati dell’aspirante presidente.

Mohammad-Ali Abtahi è stato arrestato il 16 giugno 2009.

È sottoposto a forti pressioni, si pretende da lui che collabori per  impiantare un processo per tradimento contro Khatami e i maggiori leader riformisti. Gli hanno estorto una mezza confessione, dice che i riformisti stavano orchestrando tutto da 2 o 3 anni per indebolire il potere del Leader Supremo, che la storia dei brogli elettorali è una farsa, una menzogna. Che Mousavi, Karroubi e Khatami si sono messi d’accordo e stanno tramando  non si capisce bene cosa. La confessione è stata trascritta dall’agenzia semi-ufficiale Fars News e solo in parte tradotta in un articolo del New York Times. Intanto è iniziato questa mattina un processo di massa che lo vede tra gli imputati insieme a circa altre 100 persone, tra attivisti politici, blogger e giornalisti. Secondo quando riportato da Reporters Sans Frontieres agli avvocati è stato negato di assistere all’udienza ed in alcuni casi, tra cui quello di Abtahi, anche l’accesso ai fascicoli dei loro clienti.
Ora Abtahi è solo un uomo, un nonno, molto provato, che sta tentando di resistere, non tradire le sue idee, per discutibili che fossero, e di non perdere la propria dignità.

dalla pagina di Revolutionary Road su Facebook

"No comment", dalla pagina di Revolutionary Road su Facebook

Volendo aggiunge un commento personale: non la spunteranno. Stanno trasmettendo le immagini di esponenti del clero, politici riformisti ben conosciuti, in uniforme carceraria, malconci e sudati; stanno diffondendo confessioni incoerenti evidentemente estorte con la forza e le minacce. Il figlio del consigliere del candidato conservatore Rezayi, arrestato durante le proteste, è morto poco dopo essere uscito dal carcere, a causa delle torture. Ahmadinejad vaticina una nuova era parlando ai basiji e straparla di lezioni che impartirà a destra e a manca ma l’indignazione e la rabbia si estendono a macchia d’olio, in settori di popolazione sempre più vasti, che vanno oltre gli iniziali sostenitori dei riformisti o gli oppositori della Repubblica Islamica. Il sistema si sta incartando su se stesso e pare vicino al collasso.

[Altre immagini del processo qui, da Persian Gooya]

AGGIORNAMENTO 2/08: La moglie di Abtahi, Fahimeh Mousavinezhad, che potuto rivedere suo marito  solo ieri dopo 43 giorni, sostiene che  sia stato drogato con pillole per “tenere lontane le preoccupazioni” (fonte: Iranbaan, su twitter)

AGGIORNAMENTO 3/08: un articolo del Corriere della Sera sul caso in cui è riportato il commento di Azadeh Moaveni, autrice di “Lipstick Jihad“, qui.

AGGIORNAMENTO 4/08:

Iran Evening News Report:Radical flow movement toward Hashemi, Mousavi, Khatami and Karoubi trial

After the first session of reformists trial now hard-liners and right factions in parliament and some newspaper and news sites close to hard-liner demanding for senior reformists such as Mousavi and others to be trialed because they are the main reason of all recent riots and after people like Abtahi who were not as big as Khatami or Hashemi trialed and confessed to their participating in velvet coup now it is their seniors turn to be in court and trial because of their acts.

Io dico che non lo faranno mai. Poi…

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