IRAN. IL RITORNO DELL’ONDA (Antonello Sacchetti)

19 febbraio 2011 at 20:14 (contributi in prestito)

Su Youdem Tv Antonello Sacchetti ospite a Linea Mondo del 16 febbraio

Dopo oltre un anno di silenzio l’Onda Verde iraniana torna in piazza nonostante il divieto delle autorità. A Teheran si contano due morti e circa 1.500 arresti. I deputati conservatori si scagliano contro i leader dell’opposizione Moussavi e Karroubi, mentre gli Stati Uniti si schierano con i manifestanti.

http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=1254

da

IL CASSETTO
l’informazione che rimane.

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La terza rivoluzione – di Mohammad Memarian

9 agosto 2009 at 10:33 (contributi in prestito, Traduzioni) (, , , , , , , , , )

Quella che segue è la traduzione di un post di Mohammad Memarian, che si trova in inglese sul suo blog, qui. La riporto senza commenti, solo con alcune note aggiunte tra parentesi quadre e alcuni link alle pagine di wikipedia che trattano gli eventi e ai personaggi meno noti nominati nel testo.
Questo post vuole essere l’inizio di uno scambio di opinioni con un blogger iraniano che scrive in inglese esponendo un punto di vista personale non assimilabile a nessuno degli schieramenti maggioritari in cui può essere raggruppata la maggior parte dei blogger suoi connazionali. Ad esempio, la sua opinione riguardo Ahmadinejad è simile a quella che Montanelli aveva di Berlusconi: è una malattia del ceppo populista per la quale non esiste miglior vaccino che sperimentarla. E se una sola volta non basta, che siano due.

“La terza rivoluzione” –  di Mohammad Memarian

Una volta, in Iran, ci fu una rivoluzione guidata dagli Ayatollah che rovesciò il regime dello Scià e destabilizzò quella che era stata un’isola di stabilità per più di un decennio. Quell’evento non solo ha comportato un cambio di regime ma anche ha trasformato il sistema socioculturale della società iraniana. La gente comune, che durante il regno dello Scià era stata orientata verso uno stile di vita occidentale, dopo di allora fu pronta ad abbracciare un’interpretazione fondamentalista e politicamente aggressiva dell’Islam Sciita. L’Ayatollah Khomeini, fondatore carismatico della Repubblica Islamica, svolgeva la funzione di mentore e per le sue indicazioni gran parte della società era disposta a sacrificare i propri effetti personali o perfino la propria vita. Tuttavia molte figure politiche moderate, ilcluso il governo del Primo Ministro Bazargan, a quei tempi erano ancora attive nella politica iraniana. Anche se in una certa misura isolate, sono riuscite ad essere influenti rispetto ad alcuni settori sociali e hanno svolto la funzione di barriera contro molte decisioni radicali.

Lambasciata degli Stati Uniti a Tehran

L'ambasciata degli Stati Uniti a Tehran

Quasi un anno dopo, ci fu la crisi degli ostaggi [dell’ambasciata americana] che alla fine costrinse Bazargan alle dimissioni. L’ayatollah Khomeini battezzò l’evento “seconda rivoluzione”. Aveva ragione, nel senso che la crisi degli ostaggi contribuì a radicalizzare la scena politica in Iran e a mettere all’angolo gli esponenti moderati. Negli anni a venire, la voce dei sostenitori della linea dura fu dominante in Iran.

Dopo la morte dell’ayatollah Khomeini, che coincise con la conclusione della guerra Iran-Iraq [1989], l’assenza di un leader carismatico sostenitore della linea dura ha lasciato un certo spazio per la diffusione di voci moderate. Se paragonato all’ayatollah Khomeini, il nuovo leader supremo, l’ayatollah Khamenei, a mala pena aveva il supporto delle masse. In più, il governo tecnocrate e pragmatico dell’ayatollah Rafsanjani, la cui retorica principale era quella della ricostruzione, aiutò a costruire una classe media relativamente forte, le cui principali preoccupazioni difficilmente includevano quelle dei fondatori della rivoluzione islamica. I giovani cresciuti in quel periodo, in particolar modo le ragazze con il loro codice di abbigliamento progressivamente rilassato, si sono trasformati nel simbolo di un conflitto generazionale.

Nessuna sorpresa che la nuova era abbia avuto bisogno di Khatami, un candidato riformista che promettesse più libertà e meno oppressione. Dal punto di vista degli strateghi del regime, Khatami ha potuto servire da valvola di sfogo, contenendo le sollevazioni, dirigendo il malcontento ormai presente nella società verso obiettivi meno pericolosi e accettabili per gli alti funzionari del regime. Solitamente ci si aspetta che presidenti della Repubblica islamica servano per due mandati. Khatami non ha fatto eccezione.

Meomoire della crisi degli ostaggi di Masoumeh Ebtekar

Memoire di M. Ebtekar, portavoce degli studenti all'ambasciata americana ed ex-vicepresidente di Khatami

Anche se il movimento riformista non era riuscito a determinare i cambiamenti essenziali necessari a stabilire una democrazia occidentale, molti alti funzionari erano riluttanti a trovarsi a fare i conti con esso per altri otto anni. Se avessero preso il potere per un altro mandato, i riformisti e la neonata società civile – costituitasi durante l’era delle riforme – avrebbero potuto trasformarsi in una minaccia per l’esistenza stessa del sistema politico attuale. Inoltre, i riformisti stessi avevano aperto la strada perché iniziasse un nuovo capitolo. Il cambiamento che le masse esigevano non era allineato a ciò che gli esponenti riformisti avevano provato a realizzare.

Khatami ha dovuto passare il potere ad una nuova figura. Un’elezione discutibile ha portato Ahmadinejad e Rafsanjani al secondo turno delle elezioni presidenziali [2005]. Anche se i risultati del primo turno furono altamente discutibili, il fatto che Ahmadinejad sconfisse il suo rivale nel secondo turno con ampissimo margine rappresentò un chiaro segnale che la gente voleva cambiare, ancora una volta.

Durante i suoi quattro anni di presidenza, Ahmadinejad ha convinto le masse nelle zone rurali e suburbane che lui era il loro uomo. Mise insieme un cospicuo numero di sostenitori, sulle cui tavole venne portata una parte degli introiti legati al petrolio. Questo fatto condusse i principali strateghi del regime a credere che i tempi fossero maturi per la vendetta.

Le recenti elezioni presidenziali ed il relativo guaime, che si sia trattato di un colpo di stato o di una rivoluzione di velluto finita male, hanno aiutato i funzionari dell’IRI a mettere all’angolo gli esponenti moderati che erano emersi principalmente all’epoca della ricostruzione ed si erano affermati nell’era delle riforme. In altre parole, questa elezione ha contribuito a radicalizzare la scena politica iraniana. In questo senso, se avesse potuto trasmettere un messaggio, l’ayatollah Khomeini avrebbe chiamato la rielezione di Ahmadinejad la “terza rivoluzione”.

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Castigo – una poesia di Ahmad Shamlou

5 agosto 2009 at 23:13 (contributi in prestito, poesia) (, , , , , )

Castigo

Qui c’è un labirinto di prigioni
in ogni prigione miriadi di sotterranei
in ogni sotterraneo innumerevoli celle
in ogni cella schiere d’uomini in catene.

Uno di questi uomini
convinto dell’infedeltà della moglie
affondò profonda la daga

Un altro di questi uomini
in cerca disperata di pane per i figli,
fece una carneficina
nella calura infocata del mezzogiorno estivo.

Alcuni di questi uomini
un giorno quieto di pioggia
assalirono l’usuraio.

Altri, nel silenzio del vicolo,
si mossero furtivi sui tetti.
Altri ancora
razziarono denti d’oro da tombe fresche
a mezzanotte.

Ma io, io nessuno ho assassinato
In una notte scura e tempestosa.
Ma io, io mai ho assalito l’usuraio.
Ma io, io non mi sono mosso furtivo sui tetti.

Qui c’è un labirinto di prigioni
in ogni prigione miriadi di sotterranei
in ogni sotterraneo innumerevoli celle
in ogni cella schiere d’uomini in catene.

Ma io, assorto in fantasticherie,
non porgo mai loro orecchio. No,
cerco invece di ascoltare fuori l’eco flebile
della canzone infinita: l’erba del deserto
che spunta, avvizzisce, si secca,
si disperde nei venti.

E io, non fossi un uomo in catene,
un giorno all’alba,
come un ricordo vago quasi sepolto,
lascerei questo luogo freddo, spregevole.

E questo,
questo è il mio delitto.

Ahmad Shamloo, Iran, 1959

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Libertà per Hengameh Shahdii, Mahsa Amrabadi e tutti gli altri giornalisti arrestati

19 luglio 2009 at 14:31 (contributi in prestito) (, , , , , , , )


[da Women in the city]

di Ahmad Rafat (membro dell’esecutivo di ISF)

Henghameh Shahidi

L’hanno arrestata. Hengameh Shahidi, la coraggiosa giornalista iraniana che era rientrata da Londra, dove viveva da qualche anno per frequentare un corso all’università, è stata arrestata.
Tempo fa avevo scritto una nota citando una sua drammatica comunicazione che mi era giunta nei primi giorni della rivolta. In quella email, Henghameh mi raccontava di come era fuggita all’arresto e di come dormiva ogni notte in una casa diversa, per continuare ad aggiornare il suo blog. Nella sua email, Henghameh ,mi salutava come se fosse diretta al patibolo, come se fosse la nostra ultima comunicazione. Dopo quella email, ne ho ricevute altre due da lei, poi il silenzio.
Un silenzio che non premetteva nulla di buono. Oggi ho saputo che l’hanno arrestata qualche giorno fa. Con la detenzione di Henghameh Shahidi sale a oltre 40 il numero dei giornalisti e dei blogger arrestati dal 13 giugno. Tra di loro anche un’altra collega, Mahsa Amrabadi, incinta di sei mesi e Saiid Hajjarian, paralizzato in seguito ad un attentato subito 10 anni fa.

Mahsa AmrAbadi

Mahsa AmrAbadi

La collega che mi ha chiamato per comunicarmi l’arresto di Henghameh Shahidi mi ha posto una domanda: come è possibile che davanti ai fatti gravi che accadono in questi giorni in Iran, con migliaia di giovani arrestati, centinaia di feriti e alcune decine di morti, gli otto grandi della terra si limitino a “deplorare” quanto sta accadendo nel mio paese?
Bella domanda, che si sono posti in molti anche nel corso del summit degli otto grandi all’Aquila.

E sufficiente essere “preoccupati” e “deplorare” quando tutti i diritti di un popolo, a cominciare da quello di voler scegliere il proprio presidente, vengono calpestati? Molte colleghe italiane, tutte quelle che qualche anno fa numerose hanno partecipato al convegno della FNSI dedicato alle giornaliste iraniane, hanno conosciuto da vicino Henghameh Shahidi, l’hanno ascoltata e l’hanno intervistata.
Almeno loro dovrebbero compiere un passo presso il governo italiano perchè intervenga a favore di lei e degli altri giornalisti arrestati nei giorni successivi alle elezioni truffa del 12 giugno

14/07/2009

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Dibattito sull’Iran: un contributo interessante

12 luglio 2009 at 11:13 (contributi in prestito) (, , , , , , , , )

Mentre leggevo quest’articolo, pescato sul sito comunistissimo e italianissimo “Il mercante di Venezia“, mi domandavo come l’autore fosse riuscito a mettere insieme informazioni così dettagliate senza avere accesso a fonti dirette o comunque in lingua farsi. Infatti non era questo il caso.
L’autore dell’articolo che segue, di cui faziosametne riporto solo le parti che trovo più interessanti e condivisibili ma che può essere letto qui in versione integrale, è Alì Ghaderi, Responsabile Esteri dell’Organizzazione dei Fedayn del Popolo Iraniano. Si tratta di un pezzo molto… marxista,  lungo e “pedante” per stessa ammissione di chi lo ha scritto, strutturato in forma argomentativa e decisamente dettagliato, che forse vale la pena di leggere per intero. Qui riporto l’essenziale, la linea del discorso senza però le prove minuziose o tutti gli esempi.

Dibattito sull’Iran. Risposta a Eva Golinger e agli islamo-marxisti

Compagno Chavez, compagno Lula, compagno Ahmadi Nejad? No, grazie! Risposta a Eva Golinger e ai suoi estimatori italiani

In questi giorni nella sinistra italiana, di fronte ai drammatici avvenimenti in Iran, fioriscono singolari manifestazioni di simpatia verso la Repubblica Islamica, anche grazie alle prese di posizione di alcuni numi tutelari della stessa sinistra, tra cui Lula e Hugo Chavez, il quale ha dichiarato che in Iran non ci sono stati brogli e che la cosiddetta onda verde è semplicemente un’invenzione della CIA. Di fronte a tali affermazioni pensavamo non ci fosse bisogno di intraprendere lunghe discussioni teoriche. Basterebbe utilizzare il buon senso per dire che la sinistra non può appoggiare un regime dittatoriale teocratico e che Lula e Chavez parlano a difesa delle proprie economie.

Ma, preso atto che per alcuni il buon senso non è sufficiente, veniamo ad argomentare questa affermazione. E siccome buona parte delle obiezioni vengono corroborate da una sedicente analisi “leninista”, attingeremo a qualche esempio tratto dalla storia del marxismo rivoluzionario, chiedendo anticipatamente scusa se saremo costretti ad essere un po’ pedanti. Il sito de L’Ernesto ha tradotto e pubblicato nei giorni scorsi un articolo di Eva Golinger, intitolato La “Rivoluzione Verde”: il copione è stato riproposto; questa volta in Iran, che ci sembra un buon compendio delle teorie complottiste islamo-marxiste e dunque scegliamo di rispondere a quell’articolo, anche perché l’autrice è un’intellettuale vicina proprio a Hugo Chavez. […]

Le tesi della Golinger si possono sintetizzare così:

1. la ribellione del popolo iraniano è assimilabile alle cosiddette “rivoluzioni colorate” avvenute in alcuni Stati dell’Est europeo e repubbliche ex sovietiche, come la “rivoluzione arancione” in Ucraina. In altre parole è l’imperialismo americano che, attraverso ONG, servizi segreti e altre agenzie governative, tira i fili della contestazione. Mostrare indulgenza nei confronti di chi manifesta significa dunque schierarsi con l’imperialismo, cioè con gli USA.

2. I brogli e l’immagine dittatoriale appiccicata alla Repubblica islamica sono un’invenzione mediatica mirata a screditare l’Iran, appunto perché rappresenta un ostacolo per l’imperialismo americano.

3. Ahmadi Nejad in realtà gode del sostegno del popolo iraniano, mentre il movimento scatenatosi dopo le elezioni esprime gli interessi esclusivi della borghesia e delle classi medie: una specie di cavallo di Troia per gli interessi americani in Iran.

1. Non c’è un solo imperialismo

E’ assodato che gli USA vedano nell’Iran un paese chiave per loro politica, vista l’influenza che esso esercita su una vasta area del mondo, attraverso i suoi legami con le enclavi sciite in Iraq, Libano, Siria, Pakistan, India e anche con organizzazioni dell’islam sunnita (ad esempio Hamas). Dunque è ovvio che lavorino per modificare gli assetti di potere interni all’Iran secondo i propri interessi. Trarne come conseguenza che chi contesta il regime è filoamericano ci sembra quanto meno discutibile. Viviamo in uno scenario mondiale complesso e segnato dal conflitto tra differenti imperialismi (non c’è solo quello americano) ed è abbastanza naturale che, in questo quadro, qualsiasi posizione si assuma su temi di politica internazionale possa essere strumentalizzata. Non è una novità. Vorrei ricordare che nel 1917 Lenin e gli altri rivoluzionari russi in esilio in Europa arrivarono in Russia per mettersi alla testa della rivoluzione nel famoso vagone piombato messo a disposizione dalla Germania, probabilmente insieme a una congrua dotazione di rubli, e che se il Kaiser fu così gentile doveva avere i suoi buoni motivi. Tant’è che per anni la propaganda dipinse i bolscevichi come spie e agenti dell’imperialismo tedesco. Avrebbero dovuto dire: “No, grazie. Andiamo a piedi”?

Seconda osservazione: siamo proprio sicuri che oggi Obama abbia interesse a sostenere una ribellione che nasce sì da uno scontro interno al regime, ma sotto la spinta popolare sembra sfuggire allo stesso controllo di Moussavi? A giudicare dalle dichiarazioni sue e dei principali governi occidentali parrebbe esattamente il contrario.
[…] lo scontro tra Ahmadi Nejad e Moussavi, nato come un conflitto di potere tutto interno al regime (*), ha fatto emergere un groviglio di contraddizioni e di aspirazioni collettive che probabilmente travalicano le intenzioni di Moussavi e su cui lui stesso non è in grado di esercitare un controllo adeguato. Le elezioni sono state la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di tensioni politiche e sociali crescenti, che già da alcuni anni si manifestavano nei fermenti delle classi medie più sensibili alle sirene occidentali, ma anche in una crescita significativa delle lotte sindacali e della contestazione studentesca. Il conflitto che ne è seguito dunque ha portato alle luce domande che non troveranno risposta nel quadro della Repubblica islamica e dunque spingono verso una possibile rottura con le compatibilità di quel quadro. Se negli ultimi giorni, anche come conseguenza della repressione brutale, agli slogan contro Ahmadi Nejad si sono aggiunte le grida di “Morte a Khamenei! Morte alla Repubblica islamica!” e la gente ha cominciato a bruciare le immagini della Guida religiosa, significa che la probabilità di una “soluzione interna”, quella che tutte le diplomazie occidentali perorano, sta diminuendo. […]

I leader “riformatori” storici iraniani oggi sembrano impegnati nella ricerca di una soluzione che permetta di mettere a lato Ahmadi Nejad e forse anche Khamenei preservando la repubblica islamica […]. Il problema è: oggi, dopo decine di morti, centinaia di arresti, l’esplodere della rabbia popolare, tale mediazione è possibile e Moussavi sarebbe in grado di sottoscriverla? A noi non sembra scontato che la risposta sia sì. Arrivato alle elezioni come creatura di Rafsanjani, Moussavi, ex primo ministro e responsabile per lo sterminio di 30mila oppositori del regime (noi non ce lo siamo scordati), oggi è spinto dalle circostanze verso un’altra traiettoria. Lo scenario è contraddittorio e ci sono diversi finali possibili.

2. L’anti-imperialismo “unitario e plurale”, da Chavez a Ahmadi Nejad

A differenza di Eva Golinger, di Lula e di Hugo Chavez noi non abbiamo granitiche certezze sulla vittoria di Ahmadi Nejad né su quella del suo rivale, anche se l’ammissione di qualche “errorino” da parte di Khamenei è acclarata. Ma il punto è che – con o senza brogli – quando un candidato per essere eleggibile deve essere costituzionalmente “approvato” dalla Guida religiosa e professarsi musulmano di confessione sciita, cioè quando vi sono forze politiche (tra cui quelle di sinistra) escluse dalle candidature, il tasso di democraticità di un sistema politico non si misura più in base alla “regolarità” degli scrutini. Noi […] pensiamo che, dal punto di vista dei lavoratori e delle classi subalterne, un sistema democratico sia preferibile a una teocrazia. E sappiamo che la rivendicazione collettiva di semplici diritti democratici si accompagna e si intreccia per lo più con la richiesta di giustizia sociale. Tuttavia dobbiamo riconoscere di essere viziati da qualche pregiudizio ideologico. Tanto da ritenere – a differenza di Eva Golinger – che quando la polizia spara su donne e bambini, ciò costituisca un crimine e non “una presunta violazione dei loro diritti” (a meno che anche i morti non siano una fiction girata negli studios della Paramount a Hollywood).

I compagni de L’Ernesto ci risponderanno citando la famosa frase di Lenin a proposito dell’emiro afghano Amanullah – “E’ un reazionario, ma lotta contro l’imperialismo” -, utilizzata dai “marxisti-leninisti” per giustificare l’appoggio a un fronte antimperialista che va da Chavez a Ahmadi Nejad, magari passando per il mullah Omar e – perché no? – Osama Bin Laden. Ma Amanullah era un reazionario che negli anni ‘20 abolì la schiavitù e l’usura (a danno dei commercianti e dei grandi proprietari terrieri); bandì la poligamia, l’obbligo per le donne di portare il velo, la pratica dei matrimoni imposti e introdusse le scuole miste. Infine lottò per l’indipendenza dell’Afghanistan dall’impero coloniale inglese e venne rovesciato con l’appoggio dei clan tribali ostili alla modernizzazione. […] Ma sdoganare la politica interna degli ayatollah in nome della lotta contro l’imperialismo significa tuffarsi nel paradosso: in Italia la sinistra rivendica più diritti e libertà per i lavoratori, ma ai lavoratori iraniani chiede di sacrificarsi “per il bene del proletariato mondiale” […], ma ai manifestanti di Tehran chiede la dichiarazione dei redditi per vedere se sono proletari o classe media (e se hanno l’IPhone o usano Twitter è già un indizio di colpa, come se l’Iran fosse il Burkina Faso). […] I fenomeni sociali e politici sono spesso contraddittori e affrontarli semplicemente capovolgendo il punto di vista del “grande Satana” è segno di subalternità. Il marxismo fonda la sua politica sulla necessità di un punto di vista autonomo e internazionalista dei lavoratori e delle classi subalterne, non sul rimpallo delle disgrazie tra i lavoratori di diversi paesi.

3. I fattori sociali nello scontro in Iran

Qui entra in campo il vero e proprio fondamento teoretico del complottismo di Eva Golinger e degli islamo-marxisti: in Iran i lavoratori e le classi subalterne starebbero con Ahmadi Nejad e la borghesia e le classi medie (prima o poi qualcuno ci spiegherà cosa sono) con Moussavi. Che le classi medie stiano con Moussavi non ci piove. La borghesia, come è nella sua natura, segue gli avvenimenti aspettando di capire come butta. A noi sembra peraltro che la borghesia iraniana non abbia troppo di che lamentarsi di Ahmadi Nejad. Dal 2005 al 2008 – secondo il Ministro delle Finanze e responsabile dell’IPO (Iranian Privatization Organization) Golamrezha Kord Zaghaneh – la Repubblica Islamica ha privatizzato un terzo degli assets statali, circa 330 aziende di Stato – banche, telecomunicazioni, trasporti, scuola, sanità, settore petrolifero, persino la pesca – per un valore di 330 miliardi di real, precisando che “l’ampiezza delle privatizzazioni in Iran è di gran lunga maggiore che in Europa e in particolare in Francia, cioè nel paese che ha aperto la strada all’ondata di privatizzazioni europee”. Per quanto riguarda invece il vasto sostegno popolare ad Ahmadi Nejad andrebbe dimostrato in modo un po’ più serio. Invece c’è chi addita come prova i dati elettorali forniti dal governo iraniano, il che equivale a dire che i lavoratori iraniani stanno con Ahmadi Nejad perché lo dice Ahmadi Nejad. C’è chi dice che i Basiji sono “figli del popolo”, parafrasando i famosi versi scritti da Pasolini nel ’68, dopo gli scontri di Valle Giulia (“Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dei poveri”). Noi, finché qualcuno non ci porta argomentazioni e dati più seri, persisteremo nelle nostre erronee convinzioni, consolandoci di essere in compagnia di tutte le organizzazioni della sinistra iraniana, compresi i marxisti-leninisti del Tudeh. D’altra parte vorremmo ricordare che anche Mussolini godette di un significativo sostegno popolare, tanto da arrivare al potere di fatto per via parlamentare (certo dopo aver fatto fuori un bel po’ di socialisti e comunisti). Che il fascismo in Italia si fece promotore di una legislazione sociale relativamente avanzata: il welfare e l’industria pubblica italiani nascono proprio in quel periodo. Che infine combatté gli imperialismi americano e inglese. Evidentemente ciò non bastò ai lavoratori. […]

In questi anni in Iran si è manifestata una forte crescita delle lotte sindacali, in particolare nel settore auto, negli zuccherifici, nei trasporti e nella scuola. Centinaia di sindacalisti si trovano in carcere e lo scorso Primo Maggio le manifestazioni del May Day sono state apertamente ostacolate dall’occhiuta polizia del regime. A meno di pensare che sindacalisti e scioperanti siamo provocatori al soldo dell’imperialismo yankee ciò sembra contraddire quanto dicono Eva Golinger e accoliti. D’altra parte quando si parla di sostegno popolare in un paese in cui vi sono 8 milioni di dipendenti pubblici che vengono portati in autobus in orario di lavoro ai comizi dei leader politici e religiosi e che per ritirare lo stipendio successivo devono giustificare la loro eventuale assenza, bisognerebbe avere l’accortezza di usare almeno le virgolette. Così come bisognerebbe evitare di rendere l’equazione onda verde=classi medie una legge della fisica. Guardare con attenzione ai fatti, soprattutto quando ci si trova di fronte a fenomeni complessi come una grande sollevazione politica, aiuta a capirne le dinamiche e le articolazioni interne. […] Sul numero di giugno del bollettino mensile di Controcorrente abbiamo tradotto e pubblicato un comunicato del sindacato interno della Vahed Bus Company, la compagnia che gestisce il trasporto pubblico locale nel comprensorio di Tehran. Quel sindacato, che durante la campagna elettorale non aveva sostenuto alcun candidato, argomentando che nessuno di loro rappresentava gli interessi dei lavoratori, dopo le elezioni annuncia il suo appoggio non a Moussavi, ma al movimento contro il regime e invita la Confederazione Internazionale dei Sindacati a mobilitarsi non solo per la liberazione dei sindacalisti iraniani in carcere e il diritto alla costituzione di sindacati indipendenti in Iran, ma anche il rispetto dei diritti negati agli iraniani scesi in piazza dopo le elezioni. Dopo l’inizio della violenta repressione da parte del regime (o delle “azioni aggressive da parte dei manifestanti” come scrive Eva Golinger) circola la notizia che un autista della Vahed Bus Company si sia gettato col suo mezzo su un drappello di miliziani Basiji, uccidendone alcuni. […] Non credo che i tramvieri di Tehran abbiano modificato il proprio giudizio “di classe” su Moussavi. Semplicemente hanno ritenuto che nuove circostanze oggettive abbiano modificato il ruolo dell’ “onda verde” a prescindere dalle intenzioni del suo leader. E probabilmente hanno deciso di “usare” Moussavi come una copertura meno rischiosa per esprimere le proprie aspirazioni. Proprio come nei forum su internet i manifestanti si consigliano reciprocamente di andare in piazza col Corano per avere una “copertura” dalla giurisprudenza islamica ed evitare di essere assassinati dalle forze di sicurezza.

4. Flessibili a Roma, inflessibili a Tehran…

L’idea di una rivoluzione in provetta, in cui tutti gli attori sociali procedono linearmente senza commistioni e intrecci, e le scelte politiche e gli eventi della storia si conformano alle lezioni di un presunto bignami marxista della rivoluzione è astorica e anche un po’ ingenua. Nel 1905 i bolscevichi stavano dentro i sindacati gialli organizzati da Zubatov, un funzionario della polizia zarista, protagonisti della rivolta diretta dal Pope Gapon, un personaggio personalmente e ideologicamente ambiguo. Nel 1917 rovesciarono il regime autocratico dello zar appoggiandosi alla borghesia e successivamente il governo borghese alleandosi ai contadini. […] Certo per i marxisti è fondamentale unire le proprie alle altrui forze senza perdere la propria autonomia politica e questo è un problema che si pone anche alle forze marxiste iraniane. Ma il punto è come a questo problema si cerca una soluzione a partire dalle condizioni concrete dell’Iran di oggi; un tema che va affrontato senza schematismi. Sennò il risultato è la politica dei cento fiori. Eva Golinger dice che la sinistra deve stare coi Pasdaran. Il Partito Comunista dei Lavoratori (**), dopo una disamina degli errori commessi dalla sinistra iraniana al completo, intima ex cathedra ai lavoratori iraniani di rompere con la borghesia e poi si ritira nel proprio studiolo (senza neanche inviare un drappello di compagni a Tehran per dare al proletariato persiano un esempio di risoluto e intransigente spirito di indipendenza di classe). L’inossidabile Fulvio Grimaldi (***), dice che la sinistra non deve stare da nessuna parte. Da un’altra parte i “democratici” franceschiniani si imbavagliano coi fazzoletti verdi pur di non dover dire nulla di compromettente.

Per concludere le posizioni di Eva Golinger e dei suoi sostenitori, più o meno “leninisti”, – lo diceva bene Marco D’Eramo qualche giorno fa sul Manifesto – sembrano essere il frutto di quella legge per cui il nemico del mio nemico è mio amico. Ma la proprietà transitiva, che si applica perfettamente agli oggetti dell’algebra e della geometria, non può essere trasposta meccanicamente sul terreno della politica. La politica non è una scienza pura, che manipola enti ideali e astratti come sono i punti e le linee. E’ una scienza empirica, che tratta fenomeni sociali complessi fatti da cose e soprattutto da persone che a volte finiscono per bagnare col proprio sangue il selciato della strade. Come a Tehran. […]
In Iran noi non vediamo uno Stato che si difende da forze oscure e impenetrabili. Vediamo una crudeltà cieca ed efferata che colpisce milioni di persone e non c’è nessuna idea di progresso, di giustizia sociale, di presunta lotta contro l’imperialismo che possa combinarsi con tale efferatezza né giustificarla.
27 giugno 2009
Alì Ghaderi
Responsabile Esteri Fedayn del Popolo Iraniano

Marco Veruggio
Direzione nazionale PRC/Portavoce nazionale Controcorrente Sinistra PRC

(*) questo pare condivisibile per quanto riguarda i leader politici, ma forse ai militanti politici più “ideologizzati” sembra sfuggire che Mousavi e le scelte che ha adottato in campagna elettorale avevano creato reali aspettative in una gran quantità di sostenitori. In realtà è stata l’intera fase pre-elettorale con il suo carico di illusioni di libertà e di cambiamento nel senso più generale possibile ad aver incentivato una sensazione di speranza tra diversi strati della popolazione, catalizzando il mancontento diffuso e scalfendo – almeno un po’ – il pessimismo degli attivisti navigati, dei pluri-arrestati, di quelli che avevano smesso di andare a votare dopoil fallimento dell’era Khatami o che alle urne non ci si avvicinavano referendum del ’79. E proprio il carico delle aspettative deluse, brutalmente disattese dalla vittoria del presidente uscente con un margine troppo grande per essere emotivamente sostenibile, si è trasformato nell’onda della protesta di massa che si è riversata nelle strade.

(**) vedi il post “Parola d’ordine: sovraimporre”

(***) qui, mi pare, ci siano due scuole di pensiero: la prima, più diffusa trai cosiddetti “antimperialisti”, sostiene che la Repubblica Islamica è autentico bastione di anti-imperialismo, attaccato sul nascere da Saddam Hessein ai tempi al soldo della CIA; la seconda dice che Mousavi ha aiutato la CIA a fare fuori il nazionalista panarabo, laico e progressista Saddam Hussein utilizzando armi israeliane (affare Iran-Contras) e che quindi è il più venduto di tutti in un sistema di venduti. Quest’ultima tesi è quella sposata dal Grimaldi.  Entrambe le visioni ad ogni modo si distinguono per l’estrema chiarezza e semplicità, a studiarle bene ci si troerebbero tutte le funzioni identificate da Propp... Una versione più creativa, qui (la appoggio perché è la più simpatica, seguendo la sarrachianisofia, ma anche perché adoro chi sa rimescolare le carte quando si sono già formati due solidi blocchi contrapposti)

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Ogni giorno è il 9 Luglio

9 luglio 2009 at 16:17 (contributi in prestito, notizie in pillole) (, , , , , , , )

«Quanto è stata grande la resistenza il “9 Luglio“! Tutti quanti sono venuti. Giovani e anziani e gente di mezza età. E non in una sola strada, questa volta hanno imparato dalle tre settimane passate e hanno tenuto proteste di massa in 7-8 aree principali. Non mai c’è silenzio. Tutti quanti stanno gridando. Alcuni gridano “Allah è grande” ma subito dopo viene “Morte al dittatore” e “Governo golpista, dimissioni, dimissioni!” (*)

Cronaca della giornata di oggi (9 Luglio), per ora in inglese, rubata al Blog Revolutionary Road di Saeed Valadbaygi:

  • Enghelab sq. getting busy. Forces are present. People protest in front of Chinese embassy as well!
  • Army Unit (IRG) Positioned infront of Interior Ministry
  • Heavy Security Forces at Enghelab Sq.
  • Guards moving toward Jmalzadeh Cr. and Police replaced at Enghlab Sq
  • Army Helicopters Flying Over Enghelab Sq, Park Laleh and Azadi St
  • A group of people are protesting in front of Chinese embassy
  • People Gathering at Vanak Sq
  • Enghelab Sq is not completely closed but Police standing everywheree try to find key protesters among crowd
  • Guards moving toward Jmalzadeh Cr. and Police replaced at Enghlab Sq
  • There is no traffic! No security forces around Mohseni and Mirdamad
  • ALARMING declaration by General Hossein Hamedani of the Basij Forces
  • People & Basijis Clashes in SA’adatabad Enghelab and Tehran Universty a lot of demo
  • No Mobile Network at Centrlal Tehran.
  • Shiraz:clashes between people and basidj in darvaze qoran
  • On St. 12 Farvardin, Tehran 300 ppl sitting on the ground
  • I just called someone in Enghelab Sq. They are protesting safely! no clashes till now
  • Riot Guards moving to Enghelab sq – Police force being ordered back to bases.
  • Regular Security Forces ordered to leave Enghelab Sq. Guards units taking over
  • ppl moving in a stream to wards Enghelab from 100 bed hospital/Khomeini Hos
  • Thousends of people gathered in front of Polytechnic Uni and moving toward Valieasr St..
  • SARI:arge crowd armed with flowers and cameras in center of Sari
  • Basij & plainclothed at & around Dr. Beheshti Sq.
  • At 5 pm , thousends of people will march toward Valieasr St in support of political priosoners and will chant ” Political prisoners should be free”
  • basij throwing protesters from pedestrian bridges in Shiraz
  • At Enghelab Sq ,people walking on pedestrian ways,Police forces are there as well ,plainclothes are beween people.
  • Enghelab square is packed with people, Basijis are beating people, people are coming from surronding streets
  • Police shooting tear gas to people. people shouting dead to dictator
  • Clashes between police and people in Ebghelab Square
  • Clashes reported in Saatad Abad. Hundreds of protesters sitting on the ground in 12-e-Farvardin
  • Clashes between ppl who were moving towards Valieasr Sq and police forces
  • Clashes near Tehran university, police beating up protestors, tear gas fired
  • Enghelab square being packed with people coming from side streets, Basijis fighting them with batons & tear gas
  • Thousands of people are marching toward Valiasr square from Politechnic, one person is arrested in Enghelab square
  • ppl R moving toward Tehran Univ. & chant Don’t be afraid, we all are together
  • Security forces started using tear in Karegar st. Tehran gas
  • Police arrested a girl , they treated her very bad …they pulled her on the ground on the way to the van .Several people were arrested
  • Teargas fired at Enghelab Sq. clashes in Enghelab and Azadi Sq.
  • 2-3000 people now in Revolution (Enghelab) Square in Tehran
  • people and basijj clash at Enghelab square – people outnumber basijj by 10 to 1
  • Clashes infront of Tehran Universi and VankSq
  • People are joining the demonstration from Imam Hossein Sq. towards Enghelab Sq
  • Police arresting seemingly at random, throwing tear gas into buses.
  • Hundreds of Protesters chanting against the regime infron of Ploytechnic University, Near Azadi Sq.
  • Police used Teargas against people trying to push them back at Vanak Sq
  • Protests reported in Tabriz, Isfahan & Shiraz as well.
  • Heavy Clashes at Karegar Shomali St, (Near Enghlab Sq.) Tear gas, Fire and blockage…
  • Mashhad:In Imam reza Shrine ppl gatherd and number of them are icreasing minute by minute…
  • Isfahan streets are full of plaincloths and ppl are standing in streets from Khaju Brdg to Siosepol!
  • Next 2 Tehran University PPL are chanting death to the dictator and asking the Police Force to join them
  • Gathered ppl at Ferdowsi Sq r increasing ,thers’s a big crowd!
  • More than 30 ppl were arrested againt Tehran Uni..
  • Gunshots and tear gas fired at Engelab Sq
  • Esafahan Basijis attacking PPL with teargas
  • PPL got attacked and eye witness reported bloody PPL and teargas.
  • A big group of ppl are marching in Vesal St
  • Since 6pm some new groups of ppl have came to streets …
  • Helicopters moving in around the University
  • From Tehran Uni to beginning of Enghelab st at least 4000 ppl clapping full Bassij presence some scattred
  • Police Shooting Teargas at Poeple infront of Tehran University
  • Heavy Clashes in mohammad ali jenah St.
  • People are being arrested brutally in Enghelab, and tear gass is used in Vanak
  • People are boo-ing the bassij and sec force as they try to disperse them & shout.. “shah Soltan Velayat ur time is up’
  • uni slogans:”I will kill the one who killed my brother”..”down with dictator” SHAH SOLTAN VELAYAT ur times up
  • A lot of riot police have came in, and we saw them attacking people, in cooperation with basij.
  • Tehran:Gunshots heard at Keshavarz Blvd.
  • Tehran time:19:37
  • GunShots heard from Kargar Shomali St
  • ppl in Tabriz move toward Abresan intersection
  • Many of Tehran Marketers are closed in July 9th occasion
  • Clashes in front of Evin Prison!
  • Cars in the streets…fires everywhere in Azadi street…Basij breaking car windows
  • An hour ago Mirdamad Metro station sat on fire
  • Fire in Mirdamad getting out of control
  • Ppl attacked Basij in SaadatAbad & Sattarkhan
  • Several people arrested in Vlaiasr junction
  • Tehran time:20:30
  • Internet in Iran have many problem and speeds are low
  • After 8PM in Iran, still many ppl in street & ppl already chanting from rooftops. Many clashes today
  • Tehran is in fire people are so many more and bsij in some places running from protesters
  • People attacked Basij in SaadatAbad and Sattarkhan

Per seguire Saeed su Twitter cercate BISTOO,  è anche trai link nella colonna a destra

(*) da questo mese ilsuo blog è disponibile anche in italiano: qui

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Dalla “Gentilezza” alla “Comprensione” (di Ayda Kiani)

9 luglio 2009 at 14:19 (contributi in prestito, Traduzioni) (, , , , , , , , , , , )

  • «Quanto è buona cosa che, avendo appena imparato gli slogan del vivere civile, li urliamo nei media nazionali facendo ridere milioni di persone in tutto il mondo.»

Davvero il più grande circo nel mondo dà spettacolo ogni giorno in Iran e registrandolo e mandandolo in onda, intorpidisce e paralizza il cervello degli spettatori e qualche volta causa risate isteriche dovute alll’impossibilità. L’impossibilità di avere a che fare con dei bugiardi che nell’ultimo secolo hanno derubato la gente utilizzando nomi diversi e, senza nessuna attenzione per le necessità di base del popolo e considerando solo loro propri benefici, hanno inventato ogni giorno un nuovo scherzo ed una nuova bugia.

Il discorso di Ahmadinejad sulla “Democrazia”, le “Libere Elezioni” , la “Possibilità di criticare il Governo”, il “Non trasformare l’odierno clima sociale, culturale ed educativo dell’Iran, in un’atmosfera da stato di polizia(paramilitare)” e molte molte altre menzogne, ancora una volta, per la decima volta, hanno fatto sbellicare dalle risate chiunque in ogni parte del mondo.
Benché già quattro anni fa nessuno si fidasse di lui,  questa volta le sue menzogne colpiscono tutti con maggiore forza perché durante tutto questo tempo ha fatto in modo di apprarire nudo di fronte a chiunque e ripetendo quelle menzogne ancora una volta tenta di dire alla gente che sono tutti alquando stupidi.

E quanto è bello chiamare ogni governo con una parola graziosa e iniziare a governare il paese metendo quel nome al nostro governo senza nemmeno sapere il significato di quella parola ma comunque credendoci.
EGLI chiama il suo nuovo governo “compresione e accompagnamento”, che nome pregno di significato!
E negli ultimi giorni del nono governo (quello appena eletto è il decimo – ndt) possiamo osservare una mistura di “comprensione e accompagnamento” e del nome del nono governo, “Gentilezza”, nel modo in cui le forze di sicurezza trattano le persone nella prigione di Evin e davanti alla corte Rivoluzionaria, in una atmosfera non poliziesca, nella città di Tehran.

A tal punto sono gentili con le persone e le trattano con sì tanta comprensione, che non si reggono più in piedi!
Solo pochi giorni fa sono stati davvero troppo gentili con Masoud Bastani che da 20 giorni non aveva nessuna notizia di sua moglie incinta, Mahsa Amr Abadi, e lo hanno trattalo con così tanta comprensione alla maniera del governo islamico di  Ahmadinejad che lo hanno arrestato tanto per dimostrare che hanno bisogno di  confidare maggiormente nei giovani!!

Davvero il significato di tutte le parole è cambiato nel dizionario della Repubblica Islamica e l’ “uguaglianza” dei cittadini davanti alla legge islamica (anti-legge) è un altro concetto che Ahmadinejad, continuando ad enfatizzarlo sostenendo di “Essere contro pietrificazione (della società)” utilizza come una barzelletta per far ridere ancora la gente.

Domani è il 9 Luglio ed è il decimo anniversario dell’assalto al dormitorio dell’Università di Tehran nel 1999 e le persone senza curarsi del cambiamento nel significato delle parole, della disconnessione del servizio SMS, dello smog, dei passati quattro anni di “gentilezza” e dei prossimi quattro annidi “comprensione”  si “accompagneranno” le une alle altre e scenderanno in strada perché devono molto al movimento degli studenti dell’Università di Tehran del 1999 e questo nuovo movimento popolare è un certo enso una  continuazione dell’altro. Tutti loro terrano per sempre viva la memoria dei reclusi, dei torurati e delle persone uccise.
Con la speranza di un giorno che non sia  il 9 Luglio; un giorno in cui le persone non saranno imprigionate e torturate come Ahmad Batebi; un giorno in cui nessuno potrà essere ucciso nel modo in cui è stato ucciso Akbar Mohammadi ed un giorno in cui LIBERTÀ voglia dire LIBERTÀ.

Fino a quando ci sarà un dittatore, ogni giorno sarà il 9 Luglio e tutti sono in prigione. Domani mano nella mano continueremo a percorrere la strada che abbiamo intrapreso e restituiremo il loro significato alle parole.

[ Testo originale tratto da “Revolutionary Road”, qui ;

un’intervista interessante rilasciata nell’ottobre 2008 da Ahamd Batebi qui]

Ahmad Batebi mostra la maglietta di un altro studente picchiato da miliziani in borghese, durante una manifestazione universitaria nel Luglio 1999. Questa foto è famosa per essere stata la copertina di un numero dellEconomist.

Ahmad Batebi mostra la maglietta di un altro studente picchiato da miliziani in borghese, durante una manifestazione universitaria nel Luglio 1999. Questa foto è diventata famosa per essere stata la copertina di un numero dell'Economist.

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Il meglio che ho trovato oggi…

25 giugno 2009 at 14:52 (contributi in prestito, notizie in pillole) (, , , , , , )

Non è tutta roba di oggi, le ricerche in rete richiedono tempo, però è tutta roba decisamente ancora attuale.

1) Cominciamo con un’analisi di tipo generale che riguarda il “soggetto” in lotta in Iran, sì in Iran e non solo a Teheran:

La classe lavoratrice iraniana e la rivolta, una bella traduzione scovata su Indymedia Napoli

Postato il 20 Giugno, 2009 da Anonimo

Autore: Freebooter
link autore: http://freebooter.da.ru/ (fonte originale: Lenin’s Tomb)

Venerdì 19 giugno 2009
postato da lenin

Durante la preparazione delle elezioni era un luogo comune che Ahmadinejad avrebbe tenuto il voto della classe lavoratrice. Questo era stato il caso nel 2005 e si era dato per scontato che sarebbe stato il caso nel 2009. La ragione data è stata che Ahmadinejad aveva aiutato la classe lavoratrice con svariati benefici pagati con i profitti del petrolio. E, naturalmente, lui stesso è, per così dire, un ragazzo della classe lavoratrice che ha avuto successo: il figlio di un fabbro ferraio che ha ottenuto un PhD, entrato a far parte della destra nella rivoluzione ed alla fine è divenuto presidente. Infine, è stato arguito che i lavoratori erano socialmente conservatori ed avevano poco tempo per la gente della classe media che voleva una legislazione più liberale. Questo quadro, mentre accenna ad importanti verità, è anche piuttosto condiscendente nella sua presunzione che i lavoratori si preoccupino soltanto di questioni di pane e burro e che tendano verso il cupo fanatismo quando si tratta di questioni di democrazia e di diritti delle donne. […]

[Nota: Consiglio a chi passa di qua di partecipare anche al sondaggio proposto nello stesso blog nel post “Amici Nemici“, la mia idea in merito l’ho lungamente esposta nell’articolo “Incerta è la rotta della rivoluzione” (dove però i casi più patologici – leggasi criptofascisti 😉 – sono trattati solo di striscio)]

Questa non è Teheran. È Isfahan. (dal blog Lenins Tomb -20 giugno 2009)

Questa non è Teheran. È Isfahan. (dal blog Lenin's Tomb -20 giugno 2009)

2) Proseguiamo col buon Subecumene che  nelle sue mappe oggi ha scritto un post che mi ha davvero colpito e che credo valga proprio la pena di leggere… soprattutto se si è incappati nei commenti #2 e #3 del sopracitato post su Indymedia. (A questi sostenitori del Compagno Mahmud che vieta gli scioperi ma regala bustarelle di stato ai “proletari iraniani”, non posso fare a meno di augurare qualche giorno di permanenza in una cella della prigione di Evin, per mero errore giudiziario, magari in compagnia di qualche prigioniero politico o di qualche giornalista.)
Riporto un passaggio che in qualche modo mi sembra riassuma la posizione complessiva espressa.

Grazie Teheran, grazie Iran
25/06/2009 di subecumene

[…] Ma comunque, grazie Teheran, grazie Iran.

Che straordinario effetto chiarificatore state avendo sul mio modo di vedere le cose.

Nessuno stupore se il governo italiano, criticando le repressioni in Iran, lo fa nel contesto di foto e immagini filmate dell’incontro ufficiale con Benyamin Netaniauh, il primo ministro d’Israele, la nazione più razzista del pianeta.

Nessuno stupore se i repubblicani USA, in un’apoteosi di cinismo, pretendono di apparire come i paladini della causa della libertà iraniana (rendendo sempre più difficile a Obama la sua scelta di non interferenza), quando ancora un anno fa avrebbero visto volentieri bombardamenti sull’Iran per distruggerne l’infrastruttura civile e per contaminare radioattivamente ampie porzioni del territorio. No, non c’è nessuna novità qui.

Ma che sollievo poter separare ogni mia residua responsabilità dai cosiddetti “geopolitici” o gli “antimperialisti”, quelli per cui non esiste regime sufficientemente oppressivo che non meriti simpatie e appoggio se appena adotta una retorica sufficientemente antioccidentale. Come si può difendere il clerico-fascismo iraniano e pretendere di parlare ancora in nome di principi di libertà e democrazia? Quando c’è la possibilità di scegliere centinaia di migliaia di iraniani che sono scesi nelle strade in nome della libertà? Mussolini negli anni 30 era il campione della causa contro le demoplutocrazie, e contro di esse fece persino una guerra (che è molto più di quanto si possa dire di Ahamadinejad). Avete qualche dubbio con chi si sarebbero schierati negli anni 30 i “geopolitici” e gli “antimperialisti”? […]

Ancora Isfahan. Stessa fonte.

Ancora Isfahan. Stessa fonte.

3) Seguono due “casi umani”: la lettera aperta della scrittrice iraniana Nardana Talachian, entusiasta e piena di speranze ai tempi della campagna elettorale (vedi intervista su Peace Link) oggi decisamente demoralizzata; e una storia personale raccontata da Paolo Coelo, amico del medico che ha socorso Neda e che ora ha dovuto lasciare il Paese (dal sito del Corriere della Sera, qui).

4) Aggiornamenti sempre freschissimi, in inglese ed initaliano, su Revolutionary Road e Rivolta in Iran.

Ma le infermiere sono classe media? Magari saranno donne borghesi ha cui è concesso di svolgere un lavoro borghese per che vengono da famiglie borghesi? (foto dal blog Revolutionary Road )

Ma le infermiere sono classe media? Magari sono donne borghesi a cui è concesso di svolgere un lavoro borghese per che vengono da famiglie borghesi? (foto dal blog Revolutionary Road )



Ma comunque, grazie Teheran, grazie Iran.

Che straordinario effetto chiarificatore state avendo sul mio modo di vedere le cose.

Nessuno stupore se il governo italiano, criticando le repressioni in Iran, lo fa nel contesto di foto e immagini filmate dell’incontro ufficiale con Benyamin Netaniauh, il primo ministro d’Israele, la nazione più razzista del pianeta.

Nessuno stupore se i repubblicani USA, in un’apoteosi di cinismo, pretendono di apparire come i paladini della causa della libertà iraniana (rendendo sempre più difficile a Obama la sua scelta di non interferenza), quando ancora un anno fa avrebbero visto volentieri bombardamenti sull’Iran per distruggerne l’infrastruttura civile e per contaminare radioattivamente ampie porzioni del territorio. No, non c’è nessuna novità qui.

Ma che sollievo poter separare ogni mia residua responsabilità dai cosiddetti “geopolitici” o gli “antimperialisti”, quelli per cui non esiste regime sufficientemente oppressivo che non meriti simpatie e appoggio se appena adotta una retorica sufficientemente antioccidentale

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Usa-Iran: la pistola sul tavolo (di Lucio Caracciolo)

23 giugno 2009 at 17:30 (contributi in prestito) (, , , , , , , , , )

Riporto la prima parte di un articolo chiaro, semplice ed esplicativo, pure se per leggerlo bisogna avere un po’ di familiarità con i nomi dei big della politica iraniana, ma ormai… (fonte: Limes)

Questo è solo il primo di una serie di post all’insegna del copia-incolla del meglio delle analisi che trovo in giro in italiano e delle solite traduzioni dall’inglese. (Un giorno di questi imparo il farsi!)

Barack Obama vuole passare alla storia come il leader americano della mano tesa alla galassia islamica. Ora sappiamo che la mano da stringere, sul decisivo fronte iraniano, sarà quella di Mahmud Ahmadinejad.Salvo che la crisi conseguente alla vittoria più o meno rubata dello “spazzino del popolo” porti, come oggi non pare, al collasso del regime.


Sapremo dunque presto di che pasta è fatto Obama: un Jimmy Carter al quadrato, ingenuotto e figlio dei fiori, come pensano molti dirigenti israeliani? Oppure un realista alla Kissinger, che non si perde in fumisterie e bada all´interesse nazionale, pur con un debole per la magniloquenza?


Perché se la Guida Suprema ha blindato il risultato elettorale, imponendo il trionfo di Ahmadinejad al primo turno, lo ha fatto perché conscio che il 12 giugno non si eleggeva solo il presidente dell´Iran, ma l´uomo che dovrà trattare con Obama. Khamenei voleva che a questo scopo fosse deputato il leader da lui inventato, piuttosto che l´odiato Mussavi, o chiunque altro dietro cui si stagliasse l´ombra dell´ancora più detestato Rafsanjani. Naturalmente riservando a se stesso l´ultima parola. […] (L’articolo è originariamente tratto da Limes, qui)


Da Limes - rivista italiana di geopolitica, cliccare sullimmagine per ingrandirla

Da "Limes - rivista italiana di geopolitica" (cliccare sull'immagine per ingrandirla)


Segue un articolo di Amir Madani (scrittore iraniano), “Iran: lo scontro Khamnei-Mousavi”, che riguarda gli equilibri di potere interni al sistema della Repubblica Islamica, capace di dare una visione d’insieme. Per veri appassionati (è lungo, ma si lascia leggere). Ne riporto qui due piccolos tralcio a beneficio di tutti quelli che “Ahmadinejad, i camione del popolo”, “.. Mousavi, il borghese filo-americano…”

[…] Il sermone dell’ayatollah di venerdì, che in modo deciso indica la necessità dell’accettazione del risultato  del voto (“manipolato” secondo i riformisti)  e la rinuncia alle manifestazioni di protesta,  dimostra la ferrea volontà di esercitare questo potere, il cui nocciolo è centrato  sull’alleanza  organica tra l’ala tradizional-letteralista del clero (gli ayatollah Mesbah Yazdi, Kani, Yazdi, Khaz’ali, Ahad Khatami…), i nuclei dell’esercito politico (pasdaran) e l’alta  borghesia del bazar. […]
Quel che preoccupa maggiormente tutti è quel che potrebbe succedere dopo di lui [Khamenei] con i più intransigenti tradizionalisti  come gli ayatollah Mesbah Yazdi e Mohammad Yazdi, che  dichiaratamente dicono di voler sostituire la “ Repubblica Islamica” con “un Governo Islamico”. Secondo Mesbah e la sua corrente,  de facto le elezioni sono una cerimonia per avallare la reale investitura di un leader prescelto dall’onnipotente e trovato e indicato dagli ayatollah tradizional-letteralisti. Secondo questa corrente il potere ha una origine celeste che il voto del popolo deve solo confermare e cominciare ad obbedire ad esso.
[…] (anche quest’articolo è  tratto da Limes, qui)

Da "Limes - rivista italiana di geopolitica" (cliccare sull'immagine per ingrandirla)

In seguito aggiungerò magari note e referenze per rende i sue pezzi più fruibili a chi va di fretta…

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Parola d’ordine: SOVRAIMPORRE

22 giugno 2009 at 13:58 (contributi in prestito, eventi, pensieri personali) (, , , , , , , , , )

Si direbbe che hanno tutti capito tutto.
Ognuno ha la sua versione dei fatti, la sua ricetta, e un programma politico per l’Iran da qui al 3009.
Alcune idee sono anche interessanti, senza dubbio, in certi casi molte appaiono complementari… invece no, ognuno si sente autosufficiente. Neda la martire, aveva 16-20-27 anni, era una studentessa, una militante marxista, una militante del MKO, le hanno sparato la cuore, le hanno sparato alla testa, ha sparato l’esercito, no forse i basiji, i basiji sono l’esercito? Magari anche no. Neda era un manichino o un’attrice, il video è un falso. Khamenei ha negato i funerali pubblici perché sotto sotto è un agente della CIA e sta coi rivoltosi.

Neda non era una militante di niente, tant’è che era in strada con suo padre, probabilmente è nata nel 1982 ed era una studentessa di Teheran. Sicuramente le hanno sparato al cuore, stando ai video e alla testimonianza del medico che la ha soccorsa. Il video della sua morte si trova un po’ ovunque (ad esempio qui), la testimonianza del medico è sulla pagina di Mousavi e Rahanavard su facebook, per la data di nascita e altri dettagli è stata aperta una pagina su Wikipedia in lingua inglese. Chi dice che il video, anzi i video, sono un falso spesso fa riferimento al film di Barry Levinson, “Sesso e Potere“, dove viene messa in scena una guerra inventata, con tanto di casi umani strappalacrime, per coprire un sex-gate. Di solito però le cose vanno al rovescio. I sex-gate sono lo specchietto per le allodole e le guerre la realtà da dimenticare. (Un commento interessante dal blog si Subecumene)

Ognuno appiccica sull’Iran il proprio la propria visione del mondo, quasi invece che una Paese di 70 milioni di persone fosse improvvismaente diventano un giocattolo, una palla di creta da plasmare seconod la propria fantasia…

Allora c’è chi sogna una nuova democrazia liberale in Iran, che è alla soglia DEL cambiamento, uno solo, l’unico possibile, deciso a proprio non si sa bene come. (un esempio QUI, un altro più “neocon” QUI, direttametne dalla penna di Paolo Guzzanti “Neda aveva 20 anni e le hanno sparato in testa”)

Chi vaneggia di uno stato socialista, e straparla di autonomia di classe manco l’Iran fosse l’Inghilterra del 1800. (un esempio QUI)

Chi dice che la democrazia già c’è e bisogna rispettare il risultato delle urne, e l’autonomia politica e culturale di una nazione. (un esempio QUI)

Chi legge tutto in chiave di un attacco misogino dei mullah contro le donne, lettura interessante, ma analisi un po’ naif 🙂 (per ora l’unico esempio QUI)

chi vede il complotto CIA-MOSSAD dietro ogni singolo manifestante in piazza. (uno degli innumerevoli esempi, QUI)

Gli italiani, ma non solo loro, sarebbero capaci di azzuffarsi anche sulla rivolta in Iran in un bel talk show, sempre pronti a parlare invece che ad ascoltare. E certo che ci vuole pazienza perché questi iraniani ci assomigliano pure troppo per certi versi, e si accapigliano in un modo straniantemente familiare.
Aggiungo un contributo, un commento ad uno dei post linkati sopra che ho molto apprezzato.
Da Xitrah, 22/06  ore 17:02

«Premetto che sono di sinistra e che ho sempre avuto atteggiamenti di forte condanna verso la politica estera di Israele e USA, ma credo che molti di voi qui sono un pò fuoristrada.

Non si può leggere la realtà sempre secondo i soliti schemi ideologici.

...alla faccia del voto segreto... [da Petrolio - uno sguardo dal picco]

Ho amici iraniani che in questi giorni grazie ad internet fanno girare notizie che arrivano dai loro parenti/amici in iran. La rivolta è spontanea, non si può sempre vedere la mano della CIA ovunque. Non sappiamo quale sia la sua entità, ma è spontanea, e chiunque segua un pò quella che succede in Iran andando oltre le poche (dis)informazioni dei nostri media sa che è da decenni che all’interno del paese c’è una vasta area di insofferenza verso il regime dei mullah.

Mi pare che ci sia un pò di confusione (ho letto in qualche commento l’espressione ‘compagno ahmadinejad’, nulla di più assurdo), vi vorrei ricordare che:

  • Ahmadinejad, Khamenei e compagnia sono la DESTRA in Iran, rappresentano gli ultraconservatori, non è che perchè stanno antipatici alle nostre destre diventano automaticamente dei ‘compagni’!
    Vi ricordo anche che ahmadinejad è l’idolo di molti gruppi di estrema destra in Europa.
  • Il partito comunista iraniano in esilio (esatto, in esilio, esiliati dai ‘compagni’ mullah) ha apertamente appoggiato le rivolte dei riformisti ‘per abbattere il regime fascista dei mullah’. Stessa posizione anche dal partito dei lavoratori(il Tudeh, partito di sinistra anch’esso in esilio) e dei mojaheddin del popolo (partito d’ispirazione marxista/islamica anch’esso naturalmente in esilio)
  • Non se se avete amici iraniani, io qualcuno come detto sopra qualcuno ce l’ho, e mi racconta come stanno veramente le cose. A scanso di equivoci queste stesse persone hanno sostenuto i diritti della popolazione  Gaza durante l’ultima mattanza, ma adesso stanno coi manifestanti anti-ahmadinejad. Altro che manifestazione controllata ed ispirata da sionisti e potenze occidentali. Molti manifestanti dei manifestanti iraniani sfilano con la kefiah palestinese addosso. Certo, magari è possibile che le potenze occidentali cerchino di dare un aiutino alla rivolta, ma la rivolta nasce spontanea ed è l’esito di un movimento giovanile vivace ed attivo già da molti anni grazie ai bloggers che riescono ad aggirare la censura del regime
  • E’ sicuramente probabile che la rivolta sia guidata da giovani ed intellettuali magari provenienti dalle fasce agiate della poplazione: ebbè? molte delle grandi rivoluzioni sono state guidate da intellettuali, qual’è lo scandalo? Inoltre nel filmati che si vedono in internet si vede che la massa dei dimostranti è eterogenea: ci sono giovani ma anche persone più anziane, ragazzi vestiti all’occidentale e donne in chador, ed anche anziani, e non mi sembrano tutti ‘borghesi’ e figli di papà Non so se conoscete qualche iraniano, mi spiace che non ce ne sia qualcuno in questo blog a portare le sue testimonianze. Purtroppo mi pare che qui in Italia abbiamo la tendenza a vedere tutto nero o tutto bianco, a pensare per compartimenti stagni, ma la realtà spesso è più complessa ragazzi.
    Spero di avere stimolato qualche riflessione utile, e sono assolutamente d’accordo con il discorso dei due pesi due misure riguardo ai nostri manifestanti: lasciamo questo modo di vedere la realtà a ‘simpatie’ che è tipico di chi in Italia chiama i nostri manifestanti ‘spaccavetrine’, non cadiamo nello stesso errore di chi appoggia o condanna una rivolta a seconda di chi gli sta simpatico: impariamo a riconoscere il valore di tutte le rivolte di chi si batte per la libertà e per maggiori diritti siano essi palestinesi, curdi, maya del chapas o iraniani oppressi da 30 anni di regime clericofascista.»

Aggiungerei solo che il premio nobel Shirin Ebadi, avvovato e nota attivista per i diritti umani iraniana i cui collaboratori sono stati arrestati in questi giorni di proteste, è tra coloro che stanno eserictando pressione sul Parlamento Europeo perché si ponga fine all’embargo a Gaza.

Un fighetto di Teheran fa bella mostra dei suoi jeans firmati [da Revolutionary Road - blog di Saeed Valadbaygi, marxista iraniano

Un fighetto fa bella mostra di jeans firmati nonché di borghesissima abilità atletica (foto: Revolutionary Road - blog di Saeed Valadbaygi, comunista iraniano in Iran)

Spero di aver fornito una panoramica quasi esaustiva anche se per certi versi nauseanti.
Rimando il commento a un’altro giorno, intanto cerco di fare un po’ di interviste via email per avere qualche fonte primaria, che somunque sarà sempre soggettiva.

Segnalo infine un 2 o 3 cose interessanti che si trovano sui blog, pubblicate oggi:

Una cronologia della giornata di oggi rubata a Giagro – Rivolta in Iran (sarà ulteriormente aggiornata nel corso del pomeriggio) a cui aggiungo qualche nota volante:

18:34: Il giornale Kalameh attaccato da ignoti

18:15: Possiamo confermare che non avranno luogo in nessuna moschea del paese i funerali di Neda

17:03 Conferenza stampa del figlio dello Shah per CNN, chiede “Riforme per l’Iran”

16:54: La manifestazione a piazza 7tir non è terminata, come ha affermato Repubblica. Continuano gli scontri, testimoni parlano di 5-7000 persone coinvolte

16:52: L’ambasciata britannica starebbe cercando di evacuare il personale (via NBC)

16:48: La tv di stato Iraniana parla di barricate da parte di “terroristi”. Continuano a diffondere : “Primo caso di febbre suina in Iran”

16:29 Ieri il figlio dello Shah ha partecipato alle proteste organizzate a Washington DC

16:24 Di nuovo gli elicotteri. Spruzzano sulla folla un liquido urticante, cosa già avvenuta nei giorni precedenti

16:17: Aumentano gli scontri, la polizia cerca di prendere il controllo dei focolai di protesta

15:48: Confermato testimonianza diretta: lo Stadio Shiroudi sta raccogliendo polizia in assetto anti sommossa

15:32: 2000 poliziotti a Laala Park, che hanno preso il controllo dell’area

15:24: Come avevamo già riportato, in 50 città l’affluenza supererebbe il 100%. Circa 3 milioni le schede “aggiunte”. Il Consiglio “Ininfluenti”. (fonte gov. iran)

15:21: Confermato dall’agenzia di stampa governativa iraniana: Khamenei dirigerà la preghiera del Venerdì

15:16: Gli uffici di Etemad-e Melli (nota 1: partito e/o giornale fondato da Karroubi) attaccati da ignoti

15:13: Fonti iraniane governative: Neda membro di organizzazione marxista (nota 2: pare dicano Mujhadin al-Kaqh, ovvero ex-islamo-marxisti che oggi chiedono la separazione tra clero e stato e sono additati come “borghesi” da chi si proclama ancora marxista. Particolarmente odiati perché collaborarono con Saddam durante la guerra Iran-Iraq per rovesciare Khomeini. Fonte sarhzadmo su Twitter.)

14:57: Confermati assembramenti di manifestanti in piazza Enghelab |–| In piazza Haft e-e Tir (7 tir) cominciano gli assembramenti. Mousavi non è coinvolto, non si hanno notizie di lui da ieri (nota 3: vedi post “Siamo tutti Mir Hossein!”)

14:44: La situazione sembra più calma degli altri giorni. Rete SMS ancora down

14:32: molti ip iraniani stanno scaricando i nostri video! Aiutateci a diffondere la lista : http://giagro.wordpress.com/torrents

14:27: La tv di stato alza la posta in gioco: diffusa notizia primo caso di febbre suina in Iran

13:56: Essa Saharkhiz, riformista di alto profilo, arrestato

13:49: Scontri in piazza Ferdosi

13:45: Confermati sit-in in diversi punti della città. Il parlamento è circondato da polizia in assetto anti sommossa. Veglia con candele nere, in memoria di quelli che ormai vengono chiamati “i caduti della rivoluzione”.

Un’iniziativa di approfondimento (visto mai!) che si terrà a Genova.
Dal blog L’altra Genova (qui)

La libreria Finisterre e il Consorzio Vivere Santa Brigidasono lieti di invitarvi all’incontro:

“COSA SUCCEDE OGGI IN IRAN?”

con Pejman Abdolmohammadi, docente alla facoltà di Scienze politiche di Genova e autore del libro

La Repubblica islamica dell’Iran: il pensiero politico dell’Ayatollah Khomeini

Presenta Carlo Ferraris

Giovedì 25 Giugno alle ore 18

presso

Libreria Finisterre,

P.zza Truogoli di S. Brigida 25, 0102758588

“Il ruolo strategico dell’Iran nello scacchiere mediorientale diventa sempre più importante: uno studio approfondito degli avvenimenti storici e politici, che hanno portato l’Iran, dopo il 1979, ad essere la prima Repubblica Islamica del mondo, è senz’altro utile per comprendere l’attuale politica persiana.”

www.libreriafinisterre.it

AGGIORNAMENTO: qui un altro articolo che mantiene una prospettiva umana. Continuerò ad aggiungerne se ne trovo, lo scopo è puramente autoconsolatorio. Un grazie a Cateviola.

AGGIORNAMENTO 23/06: il PD Lazio (gente non troppo perbene mi pare, vedi No Inceneritore Albano) si mette a distribuire braccialetti verdi in solidarietà con gli insorti iraniani. Braccialetti verdi. Verdi come il PD, che tra l’altro è il titolo di post che ho congelato circa un mese fa. Toccherà tirarlo fuori dal frizer. Ora dovrò trovare la ricostruzione dei fatti del PD, ma dubito seriamente che ci possano essere differenze rilevanti rispetto a quella di Paolo Guzzanti…

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