Anno nuovo… (una dichiarazione d’intenti)

22 settembre 2009 at 18:30 (pensieri personali) (, , , , )

L’intenzione è quella di riprendere il lavoro lasciato in sospeso più di un mese fa.
Niente di strano che l’estate abbia imposto una pausa di riflessione, infondo, ma sarebbe inutile negare che la ripresa delle attività tarda ormai alcune settimane. Dalla seconda settimana di settembre tutto a ripreso a svolgersi regolarmente, e ormai direi a pieno ritmo. Eppure di rimettere mano a questo blog proprio non mi riusciva.

La spiegazione, almeno quella pratica immediata, è semplicissima. Questo blog era nato con un’idea differente da quella che poi i fatti di cronaca hanno imposto. Voleva essere un luogo dove accumulare materiale lentamente, non direttamente legato all’attualità. Sicuramnte pensavo di occuparmi di questioni riguardanti la società, la politica e magari anche alcuni aspetti legislativi, ma avevo anche in mente di presentare alcuni personaggi particolarmente affascinanti, del presente e del passato, di divagare sul cinema, la poesia, la storia antica. E pensavo più a descrivere le mie “visioni” che non ad argomentare questa o quella analisi su un intricatissimo quadro internazionale. Adattarsi è stato cosa buona e giusta. Però ha significato spendere tempo ed energie seguendo vicende in rapido sviluppo, cercando di misurare il polso della situazione, di stare al passo coi fatti.

Ecco allora che dopo la pausa estiva, riprendere da dove si era lasciato si è verificato essere semplicemente impossibile. Dunque continuavo a procrastinare senza riuscire ad immaginare una via d’uscita. Ora però il flusso di informazioni ha ridotto la sua portata, gli eventi sembrano aver rallentato e pare essere di nuovo possibile occuparsi di dettagli e cose apparentemente inutili. Forse anche realmente inutili, chissà. Rimane da mettere a frutto il fatto che sull’area geografica di cui avevo scelto di scrivere è stato innalzato il livello generale di attenzione, in realtà più nel resto del mondo che non in Italia. Dunque forse continuare a scrivere solo in Italiano ha davvero poco senso se si ha in mente di condividere qualcosa con qualcuno che possa trovarlo interessante.

Quindi si rallenta e il blog diveta bilingue, nonostante questo significhi dilatare ulteriormente i tempi di pubblicazione dei post. I nuovi articoli saranno anche in inglese e quelli vecchi verrano equipaggiati, gradualmente, di un riassunto introduttivo in lingua anglosassone. E poiché ormai sono diversi mesi che non vivo più in Italia e i fantastici documentari storici della televisione pubblica spagnola sono una grande fonte di ispirazioni, le analogie tra le stramberie della storia persiana e quelle della nostra povera Italietta non saranno più le uniche prese in considerazione. Daremo un po’ di attenzione ad altri due casi con tratti simili, ovvero un tentativo di migliorare un condizione presente sfociato in una cambio di regime in senso autoritario, conservatore e fondamentalista dal punto di vista della morale religiosa: la Spagna Franchista ed il Chile di Pinochet (le somiglianze inquesto caso vanno bel oltre quelle evocata dallo slogan “Khamenei come Pinochet”).

Siccome però non è nemmeno possibile (e sensato) fare finta di niente, nei prossimi giorni elaborerò una cronologia degli eventi principali degli ultimissimi mesi, dall’insediamento del governo in poi, e spenderò due parole per discutere le questioni di portata più generale: la proposta di 3 ministri donne da parte di Ahamdinejad e il successivo respingimentro di 2 di queste; la battaglia intrapresa da Karroubi per denunciare e sottrarre all’oblio collettivo gli abusi ed in particolare gli stupri commessi nelle carceri iraniane ai danni dei manifestanti arrestati; più in generale, l’impossibilità del regime di infilare la testa sotto la sabia compeltamente e fare finta di niente e le incrinature che questa situazione ha prodotto.

Che poi si sanno un sacco di cose…

“Di buone  intenzioni è lastricata da strada dell’inferno”;

“La strada del Poi porta a casa del mai”;

“Tra il dire e il fare …”;

Immagina della città sotterranea di Kariz, costruita più di 2500 anni fa

Kariz-e Kish, Iran. Costruita più di 2500 anni fa, Kariz era un'antica rete di acquedotti scavata nell'unica isola corallica del pianeta ed oggi trasformata in una incredibile città sotterranea che si estende su un'area di circa 10000 mq, fino ad una profondità di 16 m. Clicca sull'imagine per saperne di più.

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Disavventura di un mullah paffutello

1 agosto 2009 at 17:29 (notizie in pillole, pensieri personali) (, , , , , , , , , , , , )

Mohammad Abtai ritratto da Arash Ashoorinia alcuni mesi fa - kosoof.com

Mohammad Abtahi ritratto da Arash Ashoorinia alcuni mesi fa - kosoof.com

Mohammad-Ali Abtahi fu uno dei più stretti collaboratori di Khatami durante i suoi due mandati presidenziali ed è stato il primo clerico di governo ad aprire un blog in farsi prima, in inglese poco dopo, guadagnandosi il nomignolo di “blogging mullah”. Scrive bene, con uno stile fresco e diretto che coinvolge senza darlo a vedere e i suoi post hanno titoli accattivanti.  Dal suo blog denunciò per primo che la giornalista irano-canadese Zahra Kazemi era stata uccisa in carcere. Mohammad-Ali Abtahi proviene da una famiglia fondamentalista, il padre ed il fratello maggiore sono entrambi clerici dalle visioni talmente conservatrici da essersi fatti arrestare dalle forze di sicurezza iraniane per attività sospette. Con loro  i rapporti sono sempre stati tesi e Mohammad-Ali sembra ritenerli responsabili di aver causato grandi sofferenze a sua madre, deceduta circa un anno fa a causa di complicanze legate al diabete.
Mohammad-Ali Abtahi ha 3 figlie e un nipote, nato dalla sia figlia maggiore, Fazeh, che è anche la sua consulente tecnica per quanto riguarda il blog. Dice, Abtahi, che è stata sua figlia ad insegnargli come gestire un web blog. Mohammad-Ali Abtahi è un uomo del sistema, è parte dell’establishement clerico-politico di quella macchina repressiva feroce che è la Repubblica Islamica. Un sistema che lui voleva emendare, non certo rovesciare. Un sistema con cui ammetteva che si potesse essere completamente in disaccordo senza farne un dramma. Abtahi ammetteva che si potesse non essere d’accordo con la costituzione, con la posizione privelegiata del clero, e quindi conla struttura stessa del potere statale. Non è chiaro quanto lui fosse in disaccordo o meno, ma scrivendo sul suo blog si rivolgeva esplicitamente ad un publico che poteva essere contro il sistema della Repubblica Islamica. Mohammad-Ali Abtahi faceva parte del comitato elettorale di Mehdi Karroubi ed era uno dei ministri designati dell’aspirante presidente.

Mohammad-Ali Abtahi è stato arrestato il 16 giugno 2009.

È sottoposto a forti pressioni, si pretende da lui che collabori per  impiantare un processo per tradimento contro Khatami e i maggiori leader riformisti. Gli hanno estorto una mezza confessione, dice che i riformisti stavano orchestrando tutto da 2 o 3 anni per indebolire il potere del Leader Supremo, che la storia dei brogli elettorali è una farsa, una menzogna. Che Mousavi, Karroubi e Khatami si sono messi d’accordo e stanno tramando  non si capisce bene cosa. La confessione è stata trascritta dall’agenzia semi-ufficiale Fars News e solo in parte tradotta in un articolo del New York Times. Intanto è iniziato questa mattina un processo di massa che lo vede tra gli imputati insieme a circa altre 100 persone, tra attivisti politici, blogger e giornalisti. Secondo quando riportato da Reporters Sans Frontieres agli avvocati è stato negato di assistere all’udienza ed in alcuni casi, tra cui quello di Abtahi, anche l’accesso ai fascicoli dei loro clienti.
Ora Abtahi è solo un uomo, un nonno, molto provato, che sta tentando di resistere, non tradire le sue idee, per discutibili che fossero, e di non perdere la propria dignità.

dalla pagina di Revolutionary Road su Facebook

"No comment", dalla pagina di Revolutionary Road su Facebook

Volendo aggiunge un commento personale: non la spunteranno. Stanno trasmettendo le immagini di esponenti del clero, politici riformisti ben conosciuti, in uniforme carceraria, malconci e sudati; stanno diffondendo confessioni incoerenti evidentemente estorte con la forza e le minacce. Il figlio del consigliere del candidato conservatore Rezayi, arrestato durante le proteste, è morto poco dopo essere uscito dal carcere, a causa delle torture. Ahmadinejad vaticina una nuova era parlando ai basiji e straparla di lezioni che impartirà a destra e a manca ma l’indignazione e la rabbia si estendono a macchia d’olio, in settori di popolazione sempre più vasti, che vanno oltre gli iniziali sostenitori dei riformisti o gli oppositori della Repubblica Islamica. Il sistema si sta incartando su se stesso e pare vicino al collasso.

[Altre immagini del processo qui, da Persian Gooya]

AGGIORNAMENTO 2/08: La moglie di Abtahi, Fahimeh Mousavinezhad, che potuto rivedere suo marito  solo ieri dopo 43 giorni, sostiene che  sia stato drogato con pillole per “tenere lontane le preoccupazioni” (fonte: Iranbaan, su twitter)

AGGIORNAMENTO 3/08: un articolo del Corriere della Sera sul caso in cui è riportato il commento di Azadeh Moaveni, autrice di “Lipstick Jihad“, qui.

AGGIORNAMENTO 4/08:

Iran Evening News Report:Radical flow movement toward Hashemi, Mousavi, Khatami and Karoubi trial

After the first session of reformists trial now hard-liners and right factions in parliament and some newspaper and news sites close to hard-liner demanding for senior reformists such as Mousavi and others to be trialed because they are the main reason of all recent riots and after people like Abtahi who were not as big as Khatami or Hashemi trialed and confessed to their participating in velvet coup now it is their seniors turn to be in court and trial because of their acts.

Io dico che non lo faranno mai. Poi…

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Quando non c’è una testa a cui sparare

31 luglio 2009 at 21:06 (pensieri personali, sproloqui) (, , , , , , , , , , , , , , , , , , )

Evin e i buchi neri

Il finale di “1984” è inquietante, fastidioso, fa orrore e sgomento, quasi priva chi legge della certezza delle piccole cose. È l’idea della tortura che tenta e alla fine riesce a disintegrare le persone dall’interno che agghiaccia; è il pensiero che il controllo possa essere totale, e che la fiducia reciproca sia impossibile, che fa venire i brividi. E infine è l’immagine di un confine tra vita e morte assurdamente sfumato, al punto che sembra non avere senso sforzarsi di capire se Winston sia morto sotto i ferri dei suoi carnefici o meno, a lasciare una sottile pervasiva sensazione straniante, una sensazione di totale impotenza.

Ma la società di Pista Prima non esiste, è morta, è capitolata in un passato remoto ed indefinito. Al più si incontrano sporadiche resistenze individuali senza speranza. Non c’è intorno ai prigionieri una rete di contatti umani, di persone che soffrono, si angosciano, piangono e si oppongono. Non c’è una vita quotidiana che si infrange, non c’è un prima e non c’è un dopo, tutto è una parentesi nel nulla. A Pista Prima, si direbbe, è semplicemente troppo tardi.
Almeno così mi pare, ma dovrei rileggere il libro, è passato troppo tempo.

Il Presidente Khatami visita unesposizione iperealista... (2004)

Il Presidente Khatami visita un'esposizione iperealista - 2004

Evin è peggio. Evin non è fatta per il mantenimento di uno status quo consolidato e apparentemente immodificabile. È il coperchio sulla pentola che bolle. Non è amministrazione dell’esistente, è il puntellamento continuo del potere. È la belva che lotta per la sua sopravvivenza, che si nutre e si alimenta della sua stessa violenza senza la quale non avrebbe più ragione di esistere.  È il sistema per spezzare le gambe che ostinatamente si sostiene siano state amputate tempo addietro. È il sistema cannibale che si nutre di gambe, che per due che ne sbrana deve trovarne quattro nuove. Evin è peggio perché aggredisce un’umanità ancora capace di sanguinare, non è un banale avvoltoio in cerca di carcasse che camminano. Evin è molti luoghi. È il braccio 209 e quello 325. Evin è a Tehran ma non solo. È l’unico nome disponibile, noto, conosciuto e memorizzabile per una serie di posti orrendi e senza nome, o con una miriade di nomignoli. Evin sono le prigioni occulte, i pozzi, le stanze cieche, le segrete delle caserme e del Ministero dell’Intelligence trasformate in cripte di prigionia e tortura il cui solo pensiero farebbe rabbrividire il più smaliziato dei guerriglieri, ma in cui può finire pressoché chiunque. Anche al più ingenuo degli adolescenti può capitare di scoprire questi luoghi misteriosi, entrarvi suo malgrado e ricevere l’onore di essere trattato alla stregua di un temibile condottiero nemico.

Evin è la residenza di quelli che non esistono e che non sono mai esistiti nonostante le famiglie li stiano ancora cercando. È la scienza delle cose apparentemente casuali. Si può stare dentro dieci giorni senza che succeda niente di tragico, ci si passare anche metà della propria esistenza uscendo in discrete condizioni di salute. Si può entrare e morire la notte stessa sotto i pestaggi e le torture, diventando un cadavere che salterà fuori per caso, forse, un mese dopo, chissà dove, magari carbonizzato ed irriconoscibile. Senza neppure i denti per prendere un calco.

Akbar Ganji dopo il rilascio, 19 Marzo 2006. Foto: Arash Ashorinia -Kosoof.com

Akbar Ganji dopo il rilascio. 19 Marzo 2006. Foto: Arash Ashorinia - Kosoof.com

Ad Evin è possibile trascorre periodi medi o lunghi, mesi o anni, o anche decenni, venirne fuori vivi ma debilitati nella mente e nel fisico, irreparabilmente segnati dalla malnutrizione, dalle botte, dalla scarsità di tutto. Dalla pressione psicologica, dalle umiliazioni, dalla fatica di vedere altri soffrire e sentirsi impotenti e magari confusi, perché qualche aguzzino si inventa che se testoni contro tuo fratello smetteranno di seviziarlo. Tortura bianca, isolamento, deprivazione sensoriale, impossibilità di riposare, alterazione del ritmo biologico, ma anche tortura bruta, medievale. Ad Evin si frustano forte le piante dei piedi, si stritolano membra, si strappano unghie e si cacciano teste in secchi pieni di escrementi aspettando quanto basta perché trattenere il respiro diventi impossibile. Si ammassa la gente in piccole stanze buie e le si lascia letteralmente marcire negando loro l’uso dei servizi igenici per giorni, elargendo cibo e bastonate di tanto in tanto. Oppure si chiudono persone in loculi così piccoli e bassi che sembrano bare, si può solo stare sdraiati ed aspettare.
Le tecniche sono antiche, l’esperienza trasmessa inalterata risale ai tempi dello Shah e della SAVAK. Oggi VEVAK,  due sole lettere di differenza tra le due sigle per dire, in una maniera coincisa ed efficacissima, che nulla è cambiato. Ad Evin si violenta con tanta brutalità da uccidere. Donne ma anche uomini, gente che a volte è difficile definire adulta. Da Evin si esce ma ci si rientra anche. Si esce con un permesso più o meno lungo, per motivi piuttosto vari, ci si presenta a casa in condizioni poco graziose. E mi viene in mente cosa deve essere per una madre vedersi comparire sulla soglia l’ombra tumefatta di un figlio e doverlo poi riaccompagnare alle porte della gabbia, dopo aver visto il risultato dell’ospitalità del carcere cittadino, avendo un’idea fin troppo ben definita di quello che succede dietro le alte mura di quella che ha tutti gli effetti è una città nella città.
Oppure si esce pagando a caro prezzo la propria libertà, la propria cauzione, per essere nuovamente arrestati pochi giorni dopo, e magari sparire, dopo che parenti e amici hanno dato fondo a tutte le riserve e sono rimasti senza mezzi per aiutarti. Da Evin si esce non di rado per morire oche ore dopo il rilascio. Dentro le mura di  Evin si perdono le tracce di frotte di studenti anonimi. Dentro le mura di Evin vengono incarcerate le ridotte al silenzio le voci degli intellettuali, dei clerici dissidenti, dei veterani della guerra che hanno detto una parola di troppo, dei basiji che hanno perso la fede nel sistema. Dentro le mura di Evin gli attivisti di sinistra vengono inghiottiti e digeriti in fretta.

Dentro le mura di Evin alcuni vengono fucilati e non se ne sa più niente, sepolti in fosse comuni.

Un militante giustiziato nellestate del 1988

Un militante giustiziato nell'estate del 1988

Finché la forca è sola…

Ma per essere fucilati in Iran pare si debba averla combinata grossa, il fucile è per l’opposizione organizzata, magari armata, è per chi milita in organizzazione politiche, perché sposa un’ideologia avversa a quella vigente. È per gli atei comunisti, o per gli ipocriti Mujahdin. La fucilazione è riservata a chi rappresenta una minaccia reale, diretta, totale, non solo teorica o ideale. E non si svolge in pubblico, non è cosa di cui vantarsi come una lapidazione. Ricorrere alla fucilazione vuol dire ammettere che esiste qualcuno in grado di scalfirti, palesare la propria definitiva vulnerabilità. È quasi una questione tra pari. Chi viene fucilato deve in qualche modo essersi posto sullo stesso piano del regime. Farsi fucilare vuol dire essersi fatti scoprire, essere stati identificati come nemico competitore, ma anche aver perso l’appoggio delle masse, essere in una condizione di emarginazione tale per cui uno sterminio non riesce a far sollevare l’onda dell’indignazione collettiva. Quando i fucili tuonano il sistema ha già vinto. Ha circoscritto il pericolo, definito un’élite di militanti da cancellare. Era il 1988 secondo il nostro calendario quando i fucili della Repubblica Islamica dell’Iran sparano più di 20000 colpi. Quest’anno è il 1388 secondo il calendario iraniano e possiamo ancora augurarci di che all’interno delle mura di Evin non si spari. Che tutti  morti che verranno saranno morti impiccati, pestati o torturati e lasciati agonizzare. Ma non fucilati. Che poi è il sistema di eliminazione più rapido. L’unico che ti permettere di far sparire decine di migliaia di individui, l’unico praticabile se si vuole letteralmente cancellare un segmento di società.

Se questo sollevazione è davvero di massa, se davvero il movimento si muove su una rete che non ha nodi centrali, in cui tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile, se veramente non c’è nessuno che ne tira i fili, i fucili resteranno in silenzio.

. 2004: Gathering at Khavaran cemetery in Tehran in memory of the 1988 massacre of Iranian political prisoners. Hundreds, perhaps thousands, were secretly executed in the capital and in prisons throughout the country on the orders of Ayatrollah Khomeini [See Abrahamians account]. Photos from Etehad Fedaian Khalgh.

2004: Gathering at Khavaran cemetery in Tehran in memory of the 1988 massacre of Iranian political prisoners. Photos from Etehad Fedaian Khalgh

Our Neda is alive, it’s the regime that is dead! (*)

Cut off one head of the Green Movement and it will grow 1,000 in its place (**)

Freedom, equality, human identity! (***)

Questo post è un delirio personale, frutto di riflessioni lunghe ma non molto ponderate, che attingono alle seguenti fonti:

  • Le porte chiuse di Teheran – di Zarah Ghahramani, con la collaborazione di Robert Hillman. Autobiografia di una studentessa arresta quasi per caso;
  • Ashraf Delgani, “Torture and resistance in Iran , Memories of the woman guerrilla A. Delgani, member of the O.I.P.F.G.”, (ovvero le memorie di una leader dei Fedayn torturata in prigione ai tempi dello Shah così come sono citate da Hamideh Sedghi in “Women and politics in Iran – Veiling, unveiling, reveiling“;
  • George Orwell – “1984“;
  • Articoli e testimonianze varie sulle esecuzioni di massa dell’estate 1988 (ad esempio Wikipedia, pagina ricca di link a fonti primari, il sito web Iran Rigths, il portale Mid East Youth, e questa pagina web creata in occasione del memoriale del massacro);
  • Sempre sul massacro del 1988, un contributo dello storico Abrahamian: qui;
  • Referto del medico legale sul corpo di Zahra Kazemi (qui);
  • Caso personale di Akbar Ganji, oggi cittadino onorario di Firenze, dalla corrispondente pagina di Wikipedia e dalle foto di Arash Ashoorina (in ordine cronologico, qui, qui e qui);
  • Informazioni varie sul caso Ahmed Batebi (bastino la relativa pagina di Wikipedia – qui– e i link che vi si trovano, ma anche la traduzione di un’altra sua testimonianza);
  • Informazioni varie sul caso Akbar Mohammadi (idem, qui);
  • Informazioni sul caso più recente (2008) di Ebrahim Latif Allahi;
  • Il caso di Farzad Kamargad, insegnante curdo appartenente al Sindacato dei Docenti.
  • Fatti recenti e meno recenti vari. Tra le tante fonti:
  • Amnesty International,
  • alcune pagine del The Guardian, qui,
  • il blog Iranian Leftists qui,
  • RSF – Reporters Sans Frontiers, ad esempio questo video o quest’articolo più recente,
  • le testimonianze raccolte da Revolutionary Road, Iran All Day, SB News e Roozonline.com, in particolare relativamente alle morti di Amir Javadifar (1985-2009), Alireza Davoodi e Ramin Ghahremani (1979-2009), figlio del consigliere del candidato conservatore Rezai, tutte avvenute a causa delle torture subite in carcere, ma le ultime due solo alcuni giorni dopo il rilascio.
  • Aggiungo infine due articoli di questi giorni: “Iran, tante prigioni come Guantanamo” e “Teheran, tra rilasci e tortura”


(*) Slogan diffuso in rete e nelle strade

(**) da twitter

(***) slogan in via di diffusione, adottato promosso dal blogger Saeed Valadbaygi

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Incerta è la rotta della rivoluzione

25 giugno 2009 at 06:35 (pensieri personali) (, , , , , )

Per prima cosa, prima di iniziare a sproloquiare, segnalo un bell’articolo di Mazzetta uscito lunedì 22 giugno: “Iran, la partita continua” (qui, qui e qui, per non fare torto anessuno). Mi prendo la libertà di riportare i passaggi più originali e personali, tralasciando quelli prettamente informativi:

«La rivolta iraniana non accenna a placarsi nonostante la repressione (*). Come in una partita a scacchi che non si concluderà sicuramente in pochi giorni, le pedine si muovono sullo scacchiere senza che agli spettatori sia dato capire le prossime mosse e le probabilità di vittoria dei giocatori e la partita risulta ancora più indecifrabile a chi non conosca la complessità della politica iraniana, spesso esemplificata oltre la realtà per esigenze di propaganda. […]

[…] Attorno alla partita iraniana, che sembra proprio essere iniziata del tutto inattesa oltre le frontiere del paese, gli spettatori trattengono il fiato. Non è chiaro l’esito dell’incontro e non è chiaro nemmeno se sia nell’interesse di altri paesi disturbare lo scontro in corso, gli stessi Stati Uniti hanno scelto un profilo molto basso, presto emulati da molti altri paesi che per giorni hanno ufficialmente ignorato le vicende iraniane. Gli Stati Uniti avevano appena inaugurato la politica dell’approccio pragmatico nei rapporti con l’Iran e teso la mano al regime e sicuramente Obama è sincero quando dice che a lui e al Dipartimento di Stato “non è chiaro” se abbia senso sostenere Mousavi nelle sue rivendicazioni, anche le reazioni negative alla repressione hanno avuto un tono assolutamente temperato. Anche il governo israeliano, al quale faceva gioco la vittoria dell’estremista Ahmadinejad, ha lanciato la palla rovente nel campo di Obama, dichiarando che ne asseconderà le iniziative nei confronti dell’Iran. Una maniera come un altra di porsi, con poca spesa, come fedele alleato dopo i recenti attriti sul congelamento delle colonie israeliane nella West Bank e magari sperare che l’infuocarsi dell’Iran distragga gli USA dall’idea sgradita di dettare le mosse d’Israele.

[…] I dimostranti iraniani sembrano gli unici genuinamente, e forse ingenuamente, a difendere qualcosa di condivisibile e di fondamentale: la loro libertà. In tutto il mondo, dove ci sia o non ci sia libertà, uomini e donne non possono che sostenere il diritto alla parola e all’integrità fisica dei dimostranti iraniani, augurandosi che prima o poi riescano a liberarsi dalla morsa clericale e a sviluppare nuovi equilibri fondati sul confronto tra gli uguali piuttosto che sulle parole incerte di deità improbabili.»

Prima di questo passaggio di chiusura, davvero molto bello, nell’articolo si fa riferimento agli “omologhi dei manifestanti iraniani” che sarebbero gli unici ad appoggiarli davvero nella loro lotta contro un potere oppressivo.  Ma chi sarebbero questi omologhi? Esistono davvero?

Al comizio di Mousavi, 23 maggio 2009 - Foto: Naeim Karimi

Al comizio di Mousavi, 23/05/2009 - Foto: Naeim Karimi

Ora voglio dire un po’ di cose a schiodo.
Quando nell’estate del ’77 iniziarono le manifestazioni di massa contro lo shah, era abbastanza chiaro chi si identificava coi rivoltosi e chi no. La rivoluzione era anti-americana e anti-imperialista e quindi piaceva a coloro che davano a queste istanze priorità su altre. Così mentre i socialisti di tutta Europa guardavano alla rivolta con diffidenza non riuscendo ad individuare un’avanguardia in cui identificarsi, la sinistra così detta estrema provava una simpatia quasi empatica per quelle folle oceaniche che si riversavano nelle strade, senza armi, sfidando un esercito dotato di mitragliatori. La rivoluzione era anti-occidentale e anti-capitalista e piaceva a quelli che con l’Occidente ed il suo sistema di valori avevano un rapporto fortemente conflittuale.
Nel suo essere così fortemente “anti”, la rivoluzione iraniana era anche però fortemente ambigua nelle proposte, non solo perché Khomeini e altri fautori della teocrazia avevano inizialmente adottato una retorica pro-democrazia e pro-libertà (ma anche pro-giustizia sociale) poi rinnegata. Erano la stessa sinistra iraniana, marxista e non, il movimento delle donne e gli intellettuali  indipendenti a non avere le idee troppo chiare. Basti pensare che granparte delle donne “progressiste” indossava il velo ai cortei in segno di solidarietà con le donne delle classi povere, ma anche come simbolo di emancipazione, per enfatizzare il propio valore sociale contro la mercificazione capitalista della donna imposta dal tiranno, fantoccio del Grande Satana, ovvero degli USA nel gergo di tutti i dimostranti, islamisti e non.
Nella fucina rivoluzionaria, la quasi totalità dei nodi non era sciolta al principio, i non detti erano in quantità ampiamente dominante ripetto ai punti comuni chiari ed espliciti. Oggi assistiamo ad una rivolta, una sommossa, ma probabilmente non ad un movimento sociale né ad una rivoluzione, che si muove tutta dentro logiche interne. Il “dittatore” non è un fattoccio di nessuno, è un gran bastardo di per se stesso. L’elité religiosa autocratica non è vittima e/o fautrice di valori culturali estranei ed intossicanti, non è accusata di corrompere e snaturare la società.
È accusata di essere disonesta e oppressiva, di negare le libertà essenziali dei cittadini, di gestire male l’economia, diprodurre disoccupazione e svalutazione salariale, di causare code infinite alle pompe di benzina in un paese che è uno dei maggiorni produttori  di petrolio.
Tutte accuse che valevano ugualmente per lo Shah e la sua cricca, ma mancando l’altra parte, mancando il discorso anti-imperialista e anti-capitalista, le rivendicazioni degli iraniani che si sollevano oggi sono facilmente sposabili dal “cittadino medio occidentale”.
Come dice eloquentemente Panorama: “Più veline, meno velate! Ahmadinejad, le vogliamo senza velo”. Ovvero li e le vogliamo “come noi”, devono smetterla di essere diversi e di sbattercelo in faccia, ci indentifichiamo nella loro lotta per essere “come noi”.
Ma chi l’ha detto che vogliano essere come noi? Questo appoggio degli “omologhi” spesso è in realtà una solidarietà pelosa da parte di chi odia tutto ciò che si discosti da Rete4. Ma poi questi qui non sono omologhi per nulla, sono solo perditempo populisti che riempiono la rete e la carta stampata di un mucchio di informazioni grossolane e pressapochiste, quando non del tutto false (ho letto perfino che “L’Iran è una monarchia”).

Donna velata marcia con le donne che si oppongono allhijab compulsorio (da iranian.com)

Donna velata partecipa ad una marcia contro l'hijab obbligatorio (da iranian.com)

Di contro chi non ha simpatia per Rete4 trova mediamente difficile stabilire un rapporto empatico con una rivolta che sembra poter avere come massimo risultato che anche “loro” abbiano i “guai nostri” invece di quelli che hanno adesso. Anche perché l’entusiasmo sbandierato dai mass media questi rivoltosi li rende quasi antipatici. Quasi impresentabili.
E poi gli studenti iraniani, almeno quelli che vivono in Italia hanno un approccio ultra-istituzionale al problema. Emettono comunicati in cui dichiarano di non voler svalicare i limiti della loro costituzione, ovvero i limiti di una costituzione che pone l’elité religiosa ai comandi e il popolo nella condizione di un perenne adolescente dotato di una parziale autonomia ma sempre bisognoso di un tutore, un guardiano con diritto di veto. Molti ti dicono che sanno che l’attuale sistema politico iraniano è il migliore possibile per un paese musulmano, si tratta solo si spostare un po’ gli equilibri , “stretch the limit” dicono gli attivisti iraniani, per ottenere un po’  di libertà in più, un po’ più di giustizia, per poter stare sotto un tallone un po’ meno di ferro, un po’ meno persecutorio.
Ma siccome che non ci rendiamo conto bene di quello che significa vivere là, generalmente permanne una certa diffidenza. È difficile realizzare cose si possa fare tutto quello che “facciamo noi” normalmente o quasi, ma in una posizione di perenne “illegalità diffusa”.  Un’illegalità che non è quella del consumatore di marjuana italiano che rischia di avere qualche problemino fastidioso con la legge. Un’illegalità che senza soluzione di continuità passa dalla multa, alle frustate, all’impiccaggione, per “crimini” assulutamente simili.

D’altra parte le immagini degli scontri, della gente che fa le barricate e rompe il manto tradale per tirare pezzi di roba ai miliziani, di ragazzi e ragazze che esultano dopo aver resinto un assalto, trovando, sembrerebbe, finalmente uno spazio per stare in sieme alla  pari sono davvero forti, coinvolgenti, drammaticamente entusiasmanti. E forse dovrebbero bastare. Che siano tonti o privilegiati, questi dimostranti che si scontrano con basiji e pasdaran hanno una potenza evocativa indiscutibile. Rischiano la pelle e questo haun valore che va ben oltre quello che può essere la loro giustificazione apparente per quello che fanno. Dall’altra parte c’è un corpo paramilitare che incarna tutti i peggior incubi di chiunque abbia rispetto della vita umana. Ci sono indivisui che hanno la repressione come propria vocazione, nemmeno per mestiere, sono dei volontari. C’è l’idea dell’illegittimità di ogni rivendicazione, di ogni aspirazione, al di fuori di quella di obedire ad un capo e sottomettersi ai dettami religiosi così come vengo interpretati da questo. C’è l’ideologia della sottomissione come valore massimo, quasi unico, appena coperto dalla foglia di fico dell’orgoglio nazionale. Sottomettetevi tutti affinché la nazione sia libera indipendente, nell’iperurario delle astrazioni assolutistiche.

Barricate. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Barricate. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

A chi dice che sono “classe media” propongo un’obiezione semplice: ma “medio” non vuol dire che sta “mediamente bene”, “benestante”? E se uno sta bene, perché dovrebbe rischiare la pelle per stare appena un po’ meglio? O qualcuno crede davvero che siano tutti pagati, dal primo all’ultimo?
E se invece proprio vogliamo parlare di classe solo in termini economici, qualcuno si è andato a guardare il reddito medio dei condannati a morte la cui condanna viene eseguita per confrontarlo conquello di quelli che la scampano? Qualcuno si è fatto i conti di quanto il sistema della Repubblica Islamica funzioni di fatto per spingere per la discesa chi già sperimenta un forte disagio sociale?
La verità è che gli odiati capitalisti europei ci fanno lucrosissimi affari in Iran e che tutto vogliono meno che un paese destabilizzato. La verità è che l’Iran non è mai stato un paese autarchico, ha solo scelto di dipendere dal capitale europeo e non più da quello americano. La verità è che nessuno ha mai fatto la voce troppo grossa a livello istituzionale su faccende antipatiche come i diritti umani perché non è comodo, non è conveniente. Solo si abbaia in corrisondenza di casi sporadici che salgono alla ribalta mediatica, più per abitudine che per convinzione. E il giorno dopo il rilascio o l’esecuaione della bella ragazza di turno si rimette il problema nel dimenticatoio.

Esultanza. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Esultanza. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Si possono fare le dietrologie più complicate, si posso sovramporre tutte le aspirazioni personali che si vuole, si possono – giustametne – analizzare tutti i dettagli dei retroscena più nascosti della lotta dipotere ai vertici. Ma di fatto quella che si presenta ora è per gli iraniani , tutti anche quelli schiacciati dalla retorica statal-religiosa che non si stanno sollevando – un’ottima occasione per cercare di uscire un po’ dalla cappa irrespirabile che trent’anni di “fase post-rivoluzionaria”, di cui otto di guerra, hanno imposto. È l’occasione per tentare di ripartire dal ’77 ed imboccare una nuova strada, conservando la memoria delle esperienza passate.
Difficile che se ne ripresenti un’altra.

22 maggio, primo giorno della campagna elettorale: "Nonostante siamo ancora poveri, ancora lontani dal flusso dell'economia, la nuova sfida la raccoglieremo meglio, vogliamo Ahmadinejad ANCORA!!" Foto di Naeim Karimi, che aggiunge "... Such Vivid Self Declaration of Irrationality"

(*) Per aggiornamenti sulla giornata di ieri: “24 giugno: La protesta davanti al parlamento” dal blog Rivolta in Iran; alternativamente con molte foto ma in inglese, ma già aggiornato sui fatti di oggi e con un comunicato in “italiano”, già aggiornato su di oggi: “Revolutionary Road“, blog di Saeed Valadbaygi del Partito Comunista Iraniano (dice)

(Segnalo l’aggiornamento di un articolo che avevo già citato chissà dove:
Quelli dell’onda verde“, di Omid Firouz, dottorando all’Università di Urbino, da Teheran)


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Parola d’ordine: SOVRAIMPORRE

22 giugno 2009 at 13:58 (contributi in prestito, eventi, pensieri personali) (, , , , , , , , , )

Si direbbe che hanno tutti capito tutto.
Ognuno ha la sua versione dei fatti, la sua ricetta, e un programma politico per l’Iran da qui al 3009.
Alcune idee sono anche interessanti, senza dubbio, in certi casi molte appaiono complementari… invece no, ognuno si sente autosufficiente. Neda la martire, aveva 16-20-27 anni, era una studentessa, una militante marxista, una militante del MKO, le hanno sparato la cuore, le hanno sparato alla testa, ha sparato l’esercito, no forse i basiji, i basiji sono l’esercito? Magari anche no. Neda era un manichino o un’attrice, il video è un falso. Khamenei ha negato i funerali pubblici perché sotto sotto è un agente della CIA e sta coi rivoltosi.

Neda non era una militante di niente, tant’è che era in strada con suo padre, probabilmente è nata nel 1982 ed era una studentessa di Teheran. Sicuramente le hanno sparato al cuore, stando ai video e alla testimonianza del medico che la ha soccorsa. Il video della sua morte si trova un po’ ovunque (ad esempio qui), la testimonianza del medico è sulla pagina di Mousavi e Rahanavard su facebook, per la data di nascita e altri dettagli è stata aperta una pagina su Wikipedia in lingua inglese. Chi dice che il video, anzi i video, sono un falso spesso fa riferimento al film di Barry Levinson, “Sesso e Potere“, dove viene messa in scena una guerra inventata, con tanto di casi umani strappalacrime, per coprire un sex-gate. Di solito però le cose vanno al rovescio. I sex-gate sono lo specchietto per le allodole e le guerre la realtà da dimenticare. (Un commento interessante dal blog si Subecumene)

Ognuno appiccica sull’Iran il proprio la propria visione del mondo, quasi invece che una Paese di 70 milioni di persone fosse improvvismaente diventano un giocattolo, una palla di creta da plasmare seconod la propria fantasia…

Allora c’è chi sogna una nuova democrazia liberale in Iran, che è alla soglia DEL cambiamento, uno solo, l’unico possibile, deciso a proprio non si sa bene come. (un esempio QUI, un altro più “neocon” QUI, direttametne dalla penna di Paolo Guzzanti “Neda aveva 20 anni e le hanno sparato in testa”)

Chi vaneggia di uno stato socialista, e straparla di autonomia di classe manco l’Iran fosse l’Inghilterra del 1800. (un esempio QUI)

Chi dice che la democrazia già c’è e bisogna rispettare il risultato delle urne, e l’autonomia politica e culturale di una nazione. (un esempio QUI)

Chi legge tutto in chiave di un attacco misogino dei mullah contro le donne, lettura interessante, ma analisi un po’ naif 🙂 (per ora l’unico esempio QUI)

chi vede il complotto CIA-MOSSAD dietro ogni singolo manifestante in piazza. (uno degli innumerevoli esempi, QUI)

Gli italiani, ma non solo loro, sarebbero capaci di azzuffarsi anche sulla rivolta in Iran in un bel talk show, sempre pronti a parlare invece che ad ascoltare. E certo che ci vuole pazienza perché questi iraniani ci assomigliano pure troppo per certi versi, e si accapigliano in un modo straniantemente familiare.
Aggiungo un contributo, un commento ad uno dei post linkati sopra che ho molto apprezzato.
Da Xitrah, 22/06  ore 17:02

«Premetto che sono di sinistra e che ho sempre avuto atteggiamenti di forte condanna verso la politica estera di Israele e USA, ma credo che molti di voi qui sono un pò fuoristrada.

Non si può leggere la realtà sempre secondo i soliti schemi ideologici.

...alla faccia del voto segreto... [da Petrolio - uno sguardo dal picco]

Ho amici iraniani che in questi giorni grazie ad internet fanno girare notizie che arrivano dai loro parenti/amici in iran. La rivolta è spontanea, non si può sempre vedere la mano della CIA ovunque. Non sappiamo quale sia la sua entità, ma è spontanea, e chiunque segua un pò quella che succede in Iran andando oltre le poche (dis)informazioni dei nostri media sa che è da decenni che all’interno del paese c’è una vasta area di insofferenza verso il regime dei mullah.

Mi pare che ci sia un pò di confusione (ho letto in qualche commento l’espressione ‘compagno ahmadinejad’, nulla di più assurdo), vi vorrei ricordare che:

  • Ahmadinejad, Khamenei e compagnia sono la DESTRA in Iran, rappresentano gli ultraconservatori, non è che perchè stanno antipatici alle nostre destre diventano automaticamente dei ‘compagni’!
    Vi ricordo anche che ahmadinejad è l’idolo di molti gruppi di estrema destra in Europa.
  • Il partito comunista iraniano in esilio (esatto, in esilio, esiliati dai ‘compagni’ mullah) ha apertamente appoggiato le rivolte dei riformisti ‘per abbattere il regime fascista dei mullah’. Stessa posizione anche dal partito dei lavoratori(il Tudeh, partito di sinistra anch’esso in esilio) e dei mojaheddin del popolo (partito d’ispirazione marxista/islamica anch’esso naturalmente in esilio)
  • Non se se avete amici iraniani, io qualcuno come detto sopra qualcuno ce l’ho, e mi racconta come stanno veramente le cose. A scanso di equivoci queste stesse persone hanno sostenuto i diritti della popolazione  Gaza durante l’ultima mattanza, ma adesso stanno coi manifestanti anti-ahmadinejad. Altro che manifestazione controllata ed ispirata da sionisti e potenze occidentali. Molti manifestanti dei manifestanti iraniani sfilano con la kefiah palestinese addosso. Certo, magari è possibile che le potenze occidentali cerchino di dare un aiutino alla rivolta, ma la rivolta nasce spontanea ed è l’esito di un movimento giovanile vivace ed attivo già da molti anni grazie ai bloggers che riescono ad aggirare la censura del regime
  • E’ sicuramente probabile che la rivolta sia guidata da giovani ed intellettuali magari provenienti dalle fasce agiate della poplazione: ebbè? molte delle grandi rivoluzioni sono state guidate da intellettuali, qual’è lo scandalo? Inoltre nel filmati che si vedono in internet si vede che la massa dei dimostranti è eterogenea: ci sono giovani ma anche persone più anziane, ragazzi vestiti all’occidentale e donne in chador, ed anche anziani, e non mi sembrano tutti ‘borghesi’ e figli di papà Non so se conoscete qualche iraniano, mi spiace che non ce ne sia qualcuno in questo blog a portare le sue testimonianze. Purtroppo mi pare che qui in Italia abbiamo la tendenza a vedere tutto nero o tutto bianco, a pensare per compartimenti stagni, ma la realtà spesso è più complessa ragazzi.
    Spero di avere stimolato qualche riflessione utile, e sono assolutamente d’accordo con il discorso dei due pesi due misure riguardo ai nostri manifestanti: lasciamo questo modo di vedere la realtà a ‘simpatie’ che è tipico di chi in Italia chiama i nostri manifestanti ‘spaccavetrine’, non cadiamo nello stesso errore di chi appoggia o condanna una rivolta a seconda di chi gli sta simpatico: impariamo a riconoscere il valore di tutte le rivolte di chi si batte per la libertà e per maggiori diritti siano essi palestinesi, curdi, maya del chapas o iraniani oppressi da 30 anni di regime clericofascista.»

Aggiungerei solo che il premio nobel Shirin Ebadi, avvovato e nota attivista per i diritti umani iraniana i cui collaboratori sono stati arrestati in questi giorni di proteste, è tra coloro che stanno eserictando pressione sul Parlamento Europeo perché si ponga fine all’embargo a Gaza.

Un fighetto di Teheran fa bella mostra dei suoi jeans firmati [da Revolutionary Road - blog di Saeed Valadbaygi, marxista iraniano

Un fighetto fa bella mostra di jeans firmati nonché di borghesissima abilità atletica (foto: Revolutionary Road - blog di Saeed Valadbaygi, comunista iraniano in Iran)

Spero di aver fornito una panoramica quasi esaustiva anche se per certi versi nauseanti.
Rimando il commento a un’altro giorno, intanto cerco di fare un po’ di interviste via email per avere qualche fonte primaria, che somunque sarà sempre soggettiva.

Segnalo infine un 2 o 3 cose interessanti che si trovano sui blog, pubblicate oggi:

Una cronologia della giornata di oggi rubata a Giagro – Rivolta in Iran (sarà ulteriormente aggiornata nel corso del pomeriggio) a cui aggiungo qualche nota volante:

18:34: Il giornale Kalameh attaccato da ignoti

18:15: Possiamo confermare che non avranno luogo in nessuna moschea del paese i funerali di Neda

17:03 Conferenza stampa del figlio dello Shah per CNN, chiede “Riforme per l’Iran”

16:54: La manifestazione a piazza 7tir non è terminata, come ha affermato Repubblica. Continuano gli scontri, testimoni parlano di 5-7000 persone coinvolte

16:52: L’ambasciata britannica starebbe cercando di evacuare il personale (via NBC)

16:48: La tv di stato Iraniana parla di barricate da parte di “terroristi”. Continuano a diffondere : “Primo caso di febbre suina in Iran”

16:29 Ieri il figlio dello Shah ha partecipato alle proteste organizzate a Washington DC

16:24 Di nuovo gli elicotteri. Spruzzano sulla folla un liquido urticante, cosa già avvenuta nei giorni precedenti

16:17: Aumentano gli scontri, la polizia cerca di prendere il controllo dei focolai di protesta

15:48: Confermato testimonianza diretta: lo Stadio Shiroudi sta raccogliendo polizia in assetto anti sommossa

15:32: 2000 poliziotti a Laala Park, che hanno preso il controllo dell’area

15:24: Come avevamo già riportato, in 50 città l’affluenza supererebbe il 100%. Circa 3 milioni le schede “aggiunte”. Il Consiglio “Ininfluenti”. (fonte gov. iran)

15:21: Confermato dall’agenzia di stampa governativa iraniana: Khamenei dirigerà la preghiera del Venerdì

15:16: Gli uffici di Etemad-e Melli (nota 1: partito e/o giornale fondato da Karroubi) attaccati da ignoti

15:13: Fonti iraniane governative: Neda membro di organizzazione marxista (nota 2: pare dicano Mujhadin al-Kaqh, ovvero ex-islamo-marxisti che oggi chiedono la separazione tra clero e stato e sono additati come “borghesi” da chi si proclama ancora marxista. Particolarmente odiati perché collaborarono con Saddam durante la guerra Iran-Iraq per rovesciare Khomeini. Fonte sarhzadmo su Twitter.)

14:57: Confermati assembramenti di manifestanti in piazza Enghelab |–| In piazza Haft e-e Tir (7 tir) cominciano gli assembramenti. Mousavi non è coinvolto, non si hanno notizie di lui da ieri (nota 3: vedi post “Siamo tutti Mir Hossein!”)

14:44: La situazione sembra più calma degli altri giorni. Rete SMS ancora down

14:32: molti ip iraniani stanno scaricando i nostri video! Aiutateci a diffondere la lista : http://giagro.wordpress.com/torrents

14:27: La tv di stato alza la posta in gioco: diffusa notizia primo caso di febbre suina in Iran

13:56: Essa Saharkhiz, riformista di alto profilo, arrestato

13:49: Scontri in piazza Ferdosi

13:45: Confermati sit-in in diversi punti della città. Il parlamento è circondato da polizia in assetto anti sommossa. Veglia con candele nere, in memoria di quelli che ormai vengono chiamati “i caduti della rivoluzione”.

Un’iniziativa di approfondimento (visto mai!) che si terrà a Genova.
Dal blog L’altra Genova (qui)

La libreria Finisterre e il Consorzio Vivere Santa Brigidasono lieti di invitarvi all’incontro:

“COSA SUCCEDE OGGI IN IRAN?”

con Pejman Abdolmohammadi, docente alla facoltà di Scienze politiche di Genova e autore del libro

La Repubblica islamica dell’Iran: il pensiero politico dell’Ayatollah Khomeini

Presenta Carlo Ferraris

Giovedì 25 Giugno alle ore 18

presso

Libreria Finisterre,

P.zza Truogoli di S. Brigida 25, 0102758588

“Il ruolo strategico dell’Iran nello scacchiere mediorientale diventa sempre più importante: uno studio approfondito degli avvenimenti storici e politici, che hanno portato l’Iran, dopo il 1979, ad essere la prima Repubblica Islamica del mondo, è senz’altro utile per comprendere l’attuale politica persiana.”

www.libreriafinisterre.it

AGGIORNAMENTO: qui un altro articolo che mantiene una prospettiva umana. Continuerò ad aggiungerne se ne trovo, lo scopo è puramente autoconsolatorio. Un grazie a Cateviola.

AGGIORNAMENTO 23/06: il PD Lazio (gente non troppo perbene mi pare, vedi No Inceneritore Albano) si mette a distribuire braccialetti verdi in solidarietà con gli insorti iraniani. Braccialetti verdi. Verdi come il PD, che tra l’altro è il titolo di post che ho congelato circa un mese fa. Toccherà tirarlo fuori dal frizer. Ora dovrò trovare la ricostruzione dei fatti del PD, ma dubito seriamente che ci possano essere differenze rilevanti rispetto a quella di Paolo Guzzanti…

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Siamo tutti Mir Hossein! (aggiornato 20/06)

20 giugno 2009 at 00:13 (pensieri personali, rete&informazione) (, , , , , , , , )

Ovvero della dissoluzione dell’identità del leader, dei leader.

La leadership è diffusa?
Chi twitta col nome mousavi1388? e su facebook, chi sono davvero Mirhosseyn Mousavi e Mir Hossein Mousavi? e poi, Zahra Rahanavard, Khatami, Mehdi Karroubi, ma anche Mahdi Karroubi, e tanti altri? tutti o quasi fanno riferimento allo stesso account twitter, mousavi1388, tutti invitano a disobbedire al divieto di manifestare e a recarsi in piazza sabato 20 giugno alle 4 del pomeriggio quando i leader “veri” non si sono ancora fatti sentire, o almeno così pare.
E a “seguirli” sono in migliaia, con l’avtar verde o nero, con o senza sangue e la scritta in bianco:

“WHERE IS MY VOTE?”

AGGIORNAMENTO:

le conseguenze di questo si iniziano a sentire. È difficile credere che Mir Hossein Mousavi su Facebook sia davvero lui, eppure:

mousavi1388_martirio

ma anche:

khatami_facebook

provocano inevitabilmente questo:

mousavi_facebook

ma la notizia rimbalza anche su Yahoo Notizie:

mousavi_yahoo

Ci casca pure la CNN, almeno stando a quanto scrivono su Digital Journal.

Più tardi da Twitter fanno sapere che:

mousavi_twitter

La cosa è estremamente interessante.
Qualche teorico potrebbe specularci un po’ su, gli spunti sono tanti.

Mousavi: uno, nessuno, centomila… dieci milioni!
Caro ex-primo ministro inizio a sospettare che la situazione le sia sfuggita del tutto di mano 😉

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Che Guevara & l’Imam Khomeini…

19 giugno 2009 at 00:31 (pensieri personali) (, , , , , , , , , )

Che Guevara e Khomeini di nuovo uniti?
Teocrazia + Anti-Fascismo = Teodem? Binetti 4 president 🙂

Se questa è un’altra “unità divergente” contro un nemico comune, come fu per la lotta contro lo Shah, sicuramente il collante non è la politica estera (indipendenza nazionale, anti-imperialismo…) Dicono che sia una faccenda di libertà, o liberalità, o magari liberismo. Non è chiaro. Anche se mi piace e mi viene facile vedere queste folle oceaniche in marcia come un enorme composito insieme di individui (una moltitudine?) mossi da un’esigenza profonda, un’esigenza di dignità e libertà, anche se entrambe coniugate nelle maniere più disparate.
Ma non siamo in Europa e fuori dalle grandi città, fuori da Teheran o meglio dalla zona Nord di Teheran, l’Iran ci assomiglia meno. In una misura che non mi è chiarissima, fuori dalle città si fa abbastanza la fame, trai contadini, le tessitrici di tappeti e i disoccupati, internet inizia appena a mettere radici, e solo trai giovanissimi. I sostenitori del compagno Mahmud vogliono solo il pane (o le patate), vogliono i proventi del petrolio, il sussidio che il governo ha finora erogato e che probabilmente un’amministrazione di colore diverso revocherebbe.
Mentre questi manifestanti che cercano? Più boutique e night club per tutti e tutte? e poi, possibile che questa che si vede nelle foto e nei video sia solo la classe media? Certo che per essere un paese “in via di sviluppo” l’Iran avrebbe un ceto medio esageratamente popoloso… Però è possibile che proprio la Repubblica Islamica abbia favorito l’espandersi della cultura un tempo elitaria dei professionisti laici, poliglotti e viaggiatori, degli intellettuali vissuti all’estero, degli studenti degli anni ’60 e ’70 educati in Francia, Svizzera, Germania o negli USA. Quando i mullah fecero sparire gli anticoncezionali per qualche anno non avevano messo in conto gli effetti di medio termine: hanno costretto lo strato sociale a loro più avverso a procreare più di quanto non avrebbe fatto per vocazione naturale. Non saranno tutti economicamente dei privilegiati nell’onda verde, ma è probabile che siano in molti ad essere in un posizione vantaggiosa dal punto di vista socio-culturale. I giovani che hanno il privilegio di avere famiglie accomodanti, che pagano le loro cauzioni quando vengono pizzicati ad un party clandestino anche a costo di ipotecare la casa, ora vogliono che anche lo Stato si adegui e smetta di interferire. Vogliono lo spazio pubblico. Vogliono che il loro “privilegio” socio-culturale venga ratificato informa di diritto legale. Vogliono anche smettere di essere associati nel mondo ad un governo sempre sopra le righe, sempre al confine tra il terrorismo e la barzelletta.
Gli altri invece chiedono solo patate. Un  nemico esterno da combattere per cui valga la pena fare sacrifici, per cui ci si possa sentire parte di un tutto monolitico e combattente, e le patate, qualcosa da mettere nello stomaco. Ma anche ordine, sicurezza, ed una causa comune per cui la propria indigenza possa elevarsi da condizione personale a simbolo di una scelta di campo, ed assurgere a manifestazione di abnegazione per un interesse superiore, l’interesse della nazione, una dimostrazione di amor patrio, e ovviamene di incrollabile, fervente, indefessa fede. E un capo che si assuma l’onere di rappresentarli ed incarnare l’ultimo bastione in difesa dall’avanzata dell’invasore che tutto contamina e distrugge, macchia e insozza.

E però sicuramente non è tutto qui.
Altrimenti in piazza con l’onda verde si vedrebbero solo giovani.
Altrimenti la presenza delle donne chador nero e nastro verde al polso alle marce resterebbe incomprensibile.
Altrimenti Che Guevara e Khomeini non sarebbero tornati ad incontrarsi nelle strade di Teheran.

In finale mi sembrano molto più compatti i supporters del Nano dell’Altopiano che non i suoi oppositori, come sempre!

[foto da Hamed Saber, qui e qui]

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Iran: a chi appartiene la protesta?

17 giugno 2009 at 10:36 (pensieri personali) (, , , , , , , , , , )

Una manisestazione oceanica a Teheran contro i brogli elettorali, da informationclearinghouse.info (15 Giugno 2009)Una manifestazione oceanica a Teheran contro i brogli elettorali, da informationclearinghouse.info (15 Giugno 2009)

La gente che sta scendendo in piazza a Teheran, ma non solo, è davvero tanta e variegata, ci sono molte donne giovani, i soliti studenti, ma anche persone di mezza età. Il lavoro di hacker e blogger è immenso e incessante.
Chavez ha battuto di tutta fretta le mani al compagno Mahmoud (Ahmadinejad), vittorioso alla meta, prima che scoppiasse questa specie di rivolta, insieme a Iraq, Cina, Corea del Nord e, più o meno a mezza bocca, alla Russia.

Leggendo in giro si trova di tutto, c’è chi dice che è una rivoluzione di donne e giovani contro i barbuti, chi parla di regolamento di conti tutto interno all’establishment della repubblica islamica. Probabilmente è vero un po’ tutto.

Ora per essere breve  tento una schematizzazione brutale.

Al potere in Iran trovate più o meno 3 categorie di persone, in ordine decrescente di importanza:

– Battecchettoni tagliagole e forcaioli, autenticamente fanatici religiosi, un po’ sociopatici e a volte tecnofobici che pretendono di tenere la società bloccata in una sorta di adesione senza tempo ad un modello ideale di fatto mai realizzato nella storia estirpando ogni mela marcia e correggendo chi mostra il minimo segno di devianza (x es. uno che fa uscire la figlia sola con le amiche) inculcando il timore di dio e l’amore per l’ordine, la patria, la modestia. Sognano il controllo totale di ciascun individuo e disprezzano lo stato che comandano, troppo poco totalitario ed inefficiente, troppo aperto a scambi con l’esterno (le elezioni sono la carota ma la società avrebbe bisogno solo di molto più bastone…) Le loro famiglie, in particolare le loro mogli (cmq una a testa) non esistono sulla scena pubblica.
Chiaramente, al di là di delle tonnellate di parole inutili, questi loschi figuri non sono una minaccia per la pace globale, ma solo un dramma per chi vive sotto il loro tallone di ferro.

[trai tanti: il compagno Mahmoud; il suo mentore Ayatollah Yazdi; il leader supremo Ayatollah Khamenei; il capo dell’ordinamento giudiziario Ayatollah Shahroudi; il capo dell’onnipotente consiglio dei guardiani Ayatollah Jannati]

– Affaristi spregiudicati, economicamente ultra-liberisti, culturalmente molto conservatori, ma tutto sommato la cultura si cambia in base a quello che fa comodo al portafogli… possono essere ayatollah impegnati a far fustigare le ragazzine “malvelate” o imprenditori in completo firmato italiano ma rigorosamente senza cravatta che è simbolo della decadenza occidentale, per ora… le loro mogli hanno molti gioielli pure se ben coperti, poco cervello e a volte parlano a schiodo, mentre le figlie sono professioniste, a volte impegnate in politica. Vizi privati, pubbliche “virtù”.

[trai tanti: Ayatollah Rafsanjani, detto lo squalo, l’uomo più ricco, una specie di ibrido Andreotti-Berlusconi; Ghalibaf, sindaco di teheran dopo del compagno mahmoud; altri meno famosi.]

– I bbbuoni, anche detti riformisti, che sono in politica o si sono ritirati per dedicarsi solo alla teologia e dire cose sagge e davvero open-mind (x es.: appendere adolescenti alle forche non sta bene, le donne devono avere più diritti, sposare bambine di 12 anni non è carino…) e molto molto pro-democracy yeah! il sistema può essere cambiato dall’interno, l’amato padre Khomeini oggi sarebbe con noi (parole dei suoi nipoti ribelli)… Questi sono uomini ma anche donne, non necessariamente “mogli di”, nel caso di Mir-Hosseyni “ho vinto io” Moussavi ad oggi è lui che è “il marito di sua moglie”, artista, professoressa universitaria ed ex-rettore, molto più nota trai gggiovani che non si ricordano di quando era primo ministro negli anni ’80.

[vasta è la selva… fratelli Khatami (Mohammad, clerico ex presidente, e Mohammad Reza capo del maggiore partito riformista), Mir-Hosseyni “ho vinto io” Moussavi, Mrs. Dr. Rahanavard (sua moglie), Karroubi (clerico), Mohajerani (clerico (*)), Mrs. Dr. Ebtekar, Ayatollah Sanei, nipoti vari si Khomeini e poi altri caduti in disgrazia che ora hanno solo il potere di finire sui giornali quando vengono arrestati, trai più influenti l’Ayatollah Montazeri]

Il regolamento di conti interno prevede l’alleanza dei secondi coi terzi per rovesciare i primi, che secondo me stavano accarezzando l’idea di realizzare il loro sogno proibito di un’eversione “da destra” del regime teo-fascista di cui si sono stancati. La gente in piazza in parte crede ai bbbuoni, in parte appartiene ai secondi – ma pochi, quelli non rischiano la pelle alle manifestazioni- ma probabilmente in misura maggiore non crede a niente e nessuno. Sono scettici, secolarizzati, disillusi, disposti a votare il meno peggio perché l’astensionismo dell’ultima volta ha portato su un peggio troppo peggio per essere tollerato altri 4 anni. Sono la classe media urbana, che nell’iran islamico ha accesso facile a tutti i gradi dell’istruzione ma poi non trova un lavoro decente, sono forse pure nuovi poveri che l’inflazione ha mandato sul lastrico, ex nuovi ricchi che se la passano male, sono attivisti per i diritti umani esasperati che iniziano a tirare selci e bruciare macchine. Sono donne pie in chador, velate di nero dalla testa ai piedi che per qualche occulta ragione sentono che la loro meravigliosa e pacifica religione è stata sequestrata da trent’anni dalla violenza di stato e che corrono a salvare un uomo pestato dalla polizia a mani nude, stando attente a non scoprire troppo la faccia che non sta bene. sono ragazze truccate come dive di Hollywood, con le unghie troppo lunghe e laccate per tirare pietre, ma ci si adatta. Sono giovanotti ingelatinati con un fazzoletto verde e occhialoni da sole dolce&gabbana a coprire il volto, e i jeans lasciati pericolosamente bassi in vita per mettere in mostra i trasgressivi boxer di calvin clein. Si direbbe che lo slogan più gettonato sia “Allah è grande! Abbasso il dittatore!”.

Mediamente mi pare che i manifestanti “anti-regime” siano consapevoli dei giochi politici in atto.

Ora è da vedere chi cavalca chi, ovvero se sarà la ribellione spontanea a sfruttare l’appoggio opportunista dei politici per forzare la mano o se saranno i politici a farsi scudo delle proteste e utilizzare i disordini come merce di scambio. La repressione vera ancora non si è vista, per quello che ne so degli standar locali e per quello che si legge sui blog. Il peggio arriverà probabilmente quando questo fronte eterogeneo si sfalderà… e se invece tenesse, sulla base di non si sa bene che, gli scenari sono difficilmente prevedibili. il problema di fondo è sempre sempre quello: difficile accettare di rischiare/lasciarci la pelle per un futuro appena un po’ meno di merda. ma il film già visto 30 anni fa non lo vuole rivedere più nessuno. Anche se i vecchi slogan sembrano tornati di moda e il fascino del martirio è sempre troppo forte.

In Australia hanno fatto un corteo in solidarietà con i manifestanti iraniani e contro la repressione. Qui come in tutta europa ci sono proteste degli studenti residenti a roma sotto l’ambasciata. Non sarebbe male prendere qualche contatto e tentare di attrezzarsi per capire con chi si sta andando a parlare, senza troppe illusioni di trovare una “massa affine”.
Aggiungo solo che è tutto molto complicato ma penso che valga la pena di fare lo sforzo di incontrarsi e se possibile dare una mano in qualche modo.

(*) una chicca:
Una critica dei versetti satanici, dell’ayatollah Mohajerani, che argomenta, come se importasse, che il “problema” con Rushdie è che è un “bastardo”, nato dalla violenza di una donna da parte di un inglese. “Acominciare dalle sue idee inferme, valori putridi e misoginia religiosa, Mohajerani afferma che solamente un “bastardo” poteva pensare così su Mahoma, tanto meno scriverne! Il libro era certamente la giustificazione del fatwa (decreto religioso) di Komeini per uccidere Rushdie. [da “L’inesauribile fonte dell’arte di Ahmad Shamloo“, nota 5]

AGGIORNAMENTO 20/06/2009:

un articolo interessante qui (di Omid Firuoz per Uniriot.org)

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Oltre il conflitto tra laici e credenti…

7 giugno 2009 at 20:21 (notizie in pillole, pensieri personali) (, , , , )

Dunque in queste elezioni che hanno tutta l’aria di essere davvero “storiche” ci sono 4 candidati. Per la prima volta uno solo di loro è un componente del clero, insomma, uno col turbante.
E indovinate chi andranno i voti degli attivisti per i diritti umani, i voti dei laici impegnati, di tutti quelli che vorrebbero un cambio di regime radicale???

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Elezioni Presidenziali in Iran? Non votare!!!

5 giugno 2009 at 09:04 (pensieri personali, sproloqui) (, , , , )

ovvero Anarchists in the I.R.I (Islamic Republic of Iran):
della Campagna Astensionista degli anarchici iraniani,
federati nell’ Interplanetaria dell’Impossibile,
in assemblea permanente contro i Fascisti su Marte…

“Non votare è l’unico modo per non partecipare alla farsa elettorale, solo così è possibile non riconoscere né giustificare il potere che ci comanda, estraneo e nemico.
Ogni individuo che prende parte alle elezioni presidenziali, parlamentari o amministrative scegliendo tra candidati approvati dal vigente Regime Teo-geriatrico, si sottomette a quello stesso potere.

Votare significa accettare le regole di un gioco al quale possono vincere solo i padroni, i burocrati e i mullah. Da anni, infatti, governi conservatori e riformisti hanno portato avanti gli stessi progetti di devastazione sociale e culturale in nome del compromesso tra le logiche del profitto e l’illogicità dispotica del fanatismo religioso, un combo micidiale.
Il progressivo aumento della disoccupazione e dell’inflazione, il conseguente impoverimento dei lavoratori salariati (che vivono una condizione intrinseca di sfruttamento);
la contrattazione meschina con le potenze straniere per ottenere miseri aiuti e benefici necessari a tenere in piedi il Regime Teo-geriatrico (rinominata
da alcuni “dialogo tra civiltà” da altri “sacrosanto diritto alla tecnologia nucleare”);
il potere autocratico di questo clero reazionario che si permette di applicare o non applicare, variare, reinterpretare o eludere a proprio piacimento leggi da esso stesso scritte e fatte approvare, fondate sul diritto alla vendetta, sul sessismo e l’omofobia, nonché sul principio aberrante secondo il quale il più vecchio ha sempre ragione
;
l’incitamento alla guerra tra poveri in nome di dio, della patria, e del Mahdi (l’imam nascosto che se s’è nascosto avrà avuto i suoi motivi, forse sarebbe bene lasciarlo anche un po’ in pace);
lo sfruttamento dei rifugiati afgani, che da una parte vengono
usati come forza-lavoro a basso costo, dall’altra vengono reclusi in villaggi-lager privi dei più elementari servizi come scuole ed ospedali,
non sono che alcuni aspetti delle politiche che si legittimano col voto.

Esercitare le libertà di plastica del diritto clerico-borghese, scegliendo chi sarà il prossimo servo dei padroni, ed nel loro nome comunque ci opprimerà, ci sfrutterà, ci ingannerà, ci illuderà, non ha senso alcuno.
Noi non ci sentiamo traditi da chi non ci ha mai rappresentato, o da chi ci ha promesso riforme e libertà e invece ha privatizzato selvaggiamente e demolito servizi pubblici per compiacere l’FMO, aggravando pesantemente le nostre condizioni di vita.
Noi non votiamo perché pensiamo che il Majlis, l’assemblea consultiva della Repubblica Islamica, non serva a trasformare la società iraniana, ma sia, al contrario, uno strumento per blandirla, soggiogarla e imbrigliarla attraverso una regolamentazione sempre più rigida e pervasiva.
Noi non chiediamo riforme costituzionali perché
le funzionalizzazioni dell’apparato statuale e degli istituti giuridico-legali sono un affare per i mullah, i latifondisti e i bazari (la borghesia mercantile), e per i loro ipocriti partner europei.
Noi non aderiamo alla “One million signaturs campaign” per chiedere l’abolizione delle leggi discriminatorie contro le donne poiché rifiutiamo ogni logica emendativa  e di compromesso con il potere clerico-geriatrico-borghese
;
Noi non elemosiniamo meno forche per i bambini, meno sassi per le adultere o frustate più leggere per chi offende la pubblica morale, perché la vostra morale ci fa inorridire, e perché crediamo che con quella schifezza di codice penale che avete scritto ci si potrebbe fare della carta igienica (comunque di pessima qualità), ma soprattutto non domandiamo pene meno cruente perché siamo contro ogni galera, contro ogni punzione.
I servi restano servi anche se scelgono i padroni!


–   Libere individualità telematiche per una
morte rapida ma sicuramente molto dolorosa  –


Esproprio più o meno proletario di una bomba di benzina a Tehran, Giugno 2006. Clickare sullimmagine per vedere il seguito... (da Jadi.civilblog.org)

Esproprio di una pompa di benzina a Teheran, Giugno 2006. Cliccare sull'immagine per vedere il seguito... (da Jadi.civilblog.org)

Rileggendo il testo qui sopra devo dire che non suona tanto male, anche se voleva essere una caricatura… Ora però mettiamo i puntini sulle i:

1) In Iran  moltissima gente non vota perché proprio non ce la fa, difficilmente trovi qualcuno che crede nell’astensionismo come strumento di lotta ma c’è una frazione finita di elettorato che diserta le urne per preservare la propria dignità e/o perché ritiene il voto del tutto inutile;

2) La One million signaturs campaign , vincitrice del premio Simone de Beauvoir 2009, è una cosa molto seria e la maggior parte di coloro che la promuovono non crede affatto che il sistema “Repubblica Islamica” sia emendabile, semmai sogna il famigerato granello di sabbia… (altre informazioni su wikipedia inglese, ovviamente, o qui, in italiano);

3) La Stop child executions campaign è stata co-fondata nel 2007 da niente meno cha Miss Canada 2003, la bella persiana Nazanin Afshin-Jam. È teoricamente fiacca perché si fonda interamente sul richiamare l’Iran al rispetto della Convenzione Onu sui Diritti dei Bambini di cui la Repubblica Islamica è paese firmatario. Ma nella pratica ottiene cose considerevoli riuscendo a far sospendere diverse esecuzioni mediante la tattica mai morta del far un gran rumore (altre info su wikipedia);

4) Non ci sono tracce di un movimento in qualche senso libertario da quelle parti, o almeno io non le ho riscontrate, a parte questa, dove non c’è un link funzionante manco a pagarlo. Però è probabile che se ci fosse stata una forte componente anti-autoritaria nella rivoluzione del ’77-’79 avrebbe aiutato ad evitare il peggio;

5) Ad ogni modo degli astensionisti militanti iraniani esistono realmente, ma sono marxisti ed espatriati di lunga data (qui il link al loro sito). Ci sono anche  vegliard* anarco-comunisti stanziati negli States che avevano (hanno?) una rivista (meglio qui per chi legge il francese) in inglese e persiano apparentemente interessante e che dichiarano di aver avvistato qualche giovane esemplare libertario sull’Altopiano;

6) … i servi restano servi anche se scelgono i padroni, o come in questo caso i quadri intermedi, però è pur vero che non tutti i servi se la passano altrettanto male e a volte può non essere tanto disonorevole tentare di alleviare un po’ la durezza di una condizione insostenibile. O anche solo concedersi di pensare di poterlo fare…

7) La domanda finale è poi sempre la stessa: a chi e in che modo fa la differenza un presidente piuttosto che un altro?

(*) Questo pamphlet poco meditato è dedicato to mi anarchistas y revolutionary friends, che lo hanno in larga parte ispirato e che si spera riusciranno a trovarlo più comico che tragico. 
Per una lingua sia scritta che parlata senza *, @ e /a/e/i/bù! Ginger Roger for President!!!

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