La terza rivoluzione – di Mohammad Memarian

9 agosto 2009 at 10:33 (contributi in prestito, Traduzioni) (, , , , , , , , , )

Quella che segue è la traduzione di un post di Mohammad Memarian, che si trova in inglese sul suo blog, qui. La riporto senza commenti, solo con alcune note aggiunte tra parentesi quadre e alcuni link alle pagine di wikipedia che trattano gli eventi e ai personaggi meno noti nominati nel testo.
Questo post vuole essere l’inizio di uno scambio di opinioni con un blogger iraniano che scrive in inglese esponendo un punto di vista personale non assimilabile a nessuno degli schieramenti maggioritari in cui può essere raggruppata la maggior parte dei blogger suoi connazionali. Ad esempio, la sua opinione riguardo Ahmadinejad è simile a quella che Montanelli aveva di Berlusconi: è una malattia del ceppo populista per la quale non esiste miglior vaccino che sperimentarla. E se una sola volta non basta, che siano due.

“La terza rivoluzione” –  di Mohammad Memarian

Una volta, in Iran, ci fu una rivoluzione guidata dagli Ayatollah che rovesciò il regime dello Scià e destabilizzò quella che era stata un’isola di stabilità per più di un decennio. Quell’evento non solo ha comportato un cambio di regime ma anche ha trasformato il sistema socioculturale della società iraniana. La gente comune, che durante il regno dello Scià era stata orientata verso uno stile di vita occidentale, dopo di allora fu pronta ad abbracciare un’interpretazione fondamentalista e politicamente aggressiva dell’Islam Sciita. L’Ayatollah Khomeini, fondatore carismatico della Repubblica Islamica, svolgeva la funzione di mentore e per le sue indicazioni gran parte della società era disposta a sacrificare i propri effetti personali o perfino la propria vita. Tuttavia molte figure politiche moderate, ilcluso il governo del Primo Ministro Bazargan, a quei tempi erano ancora attive nella politica iraniana. Anche se in una certa misura isolate, sono riuscite ad essere influenti rispetto ad alcuni settori sociali e hanno svolto la funzione di barriera contro molte decisioni radicali.

Lambasciata degli Stati Uniti a Tehran

L'ambasciata degli Stati Uniti a Tehran

Quasi un anno dopo, ci fu la crisi degli ostaggi [dell’ambasciata americana] che alla fine costrinse Bazargan alle dimissioni. L’ayatollah Khomeini battezzò l’evento “seconda rivoluzione”. Aveva ragione, nel senso che la crisi degli ostaggi contribuì a radicalizzare la scena politica in Iran e a mettere all’angolo gli esponenti moderati. Negli anni a venire, la voce dei sostenitori della linea dura fu dominante in Iran.

Dopo la morte dell’ayatollah Khomeini, che coincise con la conclusione della guerra Iran-Iraq [1989], l’assenza di un leader carismatico sostenitore della linea dura ha lasciato un certo spazio per la diffusione di voci moderate. Se paragonato all’ayatollah Khomeini, il nuovo leader supremo, l’ayatollah Khamenei, a mala pena aveva il supporto delle masse. In più, il governo tecnocrate e pragmatico dell’ayatollah Rafsanjani, la cui retorica principale era quella della ricostruzione, aiutò a costruire una classe media relativamente forte, le cui principali preoccupazioni difficilmente includevano quelle dei fondatori della rivoluzione islamica. I giovani cresciuti in quel periodo, in particolar modo le ragazze con il loro codice di abbigliamento progressivamente rilassato, si sono trasformati nel simbolo di un conflitto generazionale.

Nessuna sorpresa che la nuova era abbia avuto bisogno di Khatami, un candidato riformista che promettesse più libertà e meno oppressione. Dal punto di vista degli strateghi del regime, Khatami ha potuto servire da valvola di sfogo, contenendo le sollevazioni, dirigendo il malcontento ormai presente nella società verso obiettivi meno pericolosi e accettabili per gli alti funzionari del regime. Solitamente ci si aspetta che presidenti della Repubblica islamica servano per due mandati. Khatami non ha fatto eccezione.

Meomoire della crisi degli ostaggi di Masoumeh Ebtekar

Memoire di M. Ebtekar, portavoce degli studenti all'ambasciata americana ed ex-vicepresidente di Khatami

Anche se il movimento riformista non era riuscito a determinare i cambiamenti essenziali necessari a stabilire una democrazia occidentale, molti alti funzionari erano riluttanti a trovarsi a fare i conti con esso per altri otto anni. Se avessero preso il potere per un altro mandato, i riformisti e la neonata società civile – costituitasi durante l’era delle riforme – avrebbero potuto trasformarsi in una minaccia per l’esistenza stessa del sistema politico attuale. Inoltre, i riformisti stessi avevano aperto la strada perché iniziasse un nuovo capitolo. Il cambiamento che le masse esigevano non era allineato a ciò che gli esponenti riformisti avevano provato a realizzare.

Khatami ha dovuto passare il potere ad una nuova figura. Un’elezione discutibile ha portato Ahmadinejad e Rafsanjani al secondo turno delle elezioni presidenziali [2005]. Anche se i risultati del primo turno furono altamente discutibili, il fatto che Ahmadinejad sconfisse il suo rivale nel secondo turno con ampissimo margine rappresentò un chiaro segnale che la gente voleva cambiare, ancora una volta.

Durante i suoi quattro anni di presidenza, Ahmadinejad ha convinto le masse nelle zone rurali e suburbane che lui era il loro uomo. Mise insieme un cospicuo numero di sostenitori, sulle cui tavole venne portata una parte degli introiti legati al petrolio. Questo fatto condusse i principali strateghi del regime a credere che i tempi fossero maturi per la vendetta.

Le recenti elezioni presidenziali ed il relativo guaime, che si sia trattato di un colpo di stato o di una rivoluzione di velluto finita male, hanno aiutato i funzionari dell’IRI a mettere all’angolo gli esponenti moderati che erano emersi principalmente all’epoca della ricostruzione ed si erano affermati nell’era delle riforme. In altre parole, questa elezione ha contribuito a radicalizzare la scena politica iraniana. In questo senso, se avesse potuto trasmettere un messaggio, l’ayatollah Khomeini avrebbe chiamato la rielezione di Ahmadinejad la “terza rivoluzione”.

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Disavventura di un mullah paffutello

1 agosto 2009 at 17:29 (notizie in pillole, pensieri personali) (, , , , , , , , , , , , )

Mohammad Abtai ritratto da Arash Ashoorinia alcuni mesi fa - kosoof.com

Mohammad Abtahi ritratto da Arash Ashoorinia alcuni mesi fa - kosoof.com

Mohammad-Ali Abtahi fu uno dei più stretti collaboratori di Khatami durante i suoi due mandati presidenziali ed è stato il primo clerico di governo ad aprire un blog in farsi prima, in inglese poco dopo, guadagnandosi il nomignolo di “blogging mullah”. Scrive bene, con uno stile fresco e diretto che coinvolge senza darlo a vedere e i suoi post hanno titoli accattivanti.  Dal suo blog denunciò per primo che la giornalista irano-canadese Zahra Kazemi era stata uccisa in carcere. Mohammad-Ali Abtahi proviene da una famiglia fondamentalista, il padre ed il fratello maggiore sono entrambi clerici dalle visioni talmente conservatrici da essersi fatti arrestare dalle forze di sicurezza iraniane per attività sospette. Con loro  i rapporti sono sempre stati tesi e Mohammad-Ali sembra ritenerli responsabili di aver causato grandi sofferenze a sua madre, deceduta circa un anno fa a causa di complicanze legate al diabete.
Mohammad-Ali Abtahi ha 3 figlie e un nipote, nato dalla sia figlia maggiore, Fazeh, che è anche la sua consulente tecnica per quanto riguarda il blog. Dice, Abtahi, che è stata sua figlia ad insegnargli come gestire un web blog. Mohammad-Ali Abtahi è un uomo del sistema, è parte dell’establishement clerico-politico di quella macchina repressiva feroce che è la Repubblica Islamica. Un sistema che lui voleva emendare, non certo rovesciare. Un sistema con cui ammetteva che si potesse essere completamente in disaccordo senza farne un dramma. Abtahi ammetteva che si potesse non essere d’accordo con la costituzione, con la posizione privelegiata del clero, e quindi conla struttura stessa del potere statale. Non è chiaro quanto lui fosse in disaccordo o meno, ma scrivendo sul suo blog si rivolgeva esplicitamente ad un publico che poteva essere contro il sistema della Repubblica Islamica. Mohammad-Ali Abtahi faceva parte del comitato elettorale di Mehdi Karroubi ed era uno dei ministri designati dell’aspirante presidente.

Mohammad-Ali Abtahi è stato arrestato il 16 giugno 2009.

È sottoposto a forti pressioni, si pretende da lui che collabori per  impiantare un processo per tradimento contro Khatami e i maggiori leader riformisti. Gli hanno estorto una mezza confessione, dice che i riformisti stavano orchestrando tutto da 2 o 3 anni per indebolire il potere del Leader Supremo, che la storia dei brogli elettorali è una farsa, una menzogna. Che Mousavi, Karroubi e Khatami si sono messi d’accordo e stanno tramando  non si capisce bene cosa. La confessione è stata trascritta dall’agenzia semi-ufficiale Fars News e solo in parte tradotta in un articolo del New York Times. Intanto è iniziato questa mattina un processo di massa che lo vede tra gli imputati insieme a circa altre 100 persone, tra attivisti politici, blogger e giornalisti. Secondo quando riportato da Reporters Sans Frontieres agli avvocati è stato negato di assistere all’udienza ed in alcuni casi, tra cui quello di Abtahi, anche l’accesso ai fascicoli dei loro clienti.
Ora Abtahi è solo un uomo, un nonno, molto provato, che sta tentando di resistere, non tradire le sue idee, per discutibili che fossero, e di non perdere la propria dignità.

dalla pagina di Revolutionary Road su Facebook

"No comment", dalla pagina di Revolutionary Road su Facebook

Volendo aggiunge un commento personale: non la spunteranno. Stanno trasmettendo le immagini di esponenti del clero, politici riformisti ben conosciuti, in uniforme carceraria, malconci e sudati; stanno diffondendo confessioni incoerenti evidentemente estorte con la forza e le minacce. Il figlio del consigliere del candidato conservatore Rezayi, arrestato durante le proteste, è morto poco dopo essere uscito dal carcere, a causa delle torture. Ahmadinejad vaticina una nuova era parlando ai basiji e straparla di lezioni che impartirà a destra e a manca ma l’indignazione e la rabbia si estendono a macchia d’olio, in settori di popolazione sempre più vasti, che vanno oltre gli iniziali sostenitori dei riformisti o gli oppositori della Repubblica Islamica. Il sistema si sta incartando su se stesso e pare vicino al collasso.

[Altre immagini del processo qui, da Persian Gooya]

AGGIORNAMENTO 2/08: La moglie di Abtahi, Fahimeh Mousavinezhad, che potuto rivedere suo marito  solo ieri dopo 43 giorni, sostiene che  sia stato drogato con pillole per “tenere lontane le preoccupazioni” (fonte: Iranbaan, su twitter)

AGGIORNAMENTO 3/08: un articolo del Corriere della Sera sul caso in cui è riportato il commento di Azadeh Moaveni, autrice di “Lipstick Jihad“, qui.

AGGIORNAMENTO 4/08:

Iran Evening News Report:Radical flow movement toward Hashemi, Mousavi, Khatami and Karoubi trial

After the first session of reformists trial now hard-liners and right factions in parliament and some newspaper and news sites close to hard-liner demanding for senior reformists such as Mousavi and others to be trialed because they are the main reason of all recent riots and after people like Abtahi who were not as big as Khatami or Hashemi trialed and confessed to their participating in velvet coup now it is their seniors turn to be in court and trial because of their acts.

Io dico che non lo faranno mai. Poi…

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International Day of ACTION for Iran – Barcelona

28 luglio 2009 at 11:49 (eventi) (, , , , , , )

uni_square

Barcelona, Plaça Universitat (University Square) - 25th July 2009

amnesty

The speaker from Amnesty International holds her lecture (in Catalan) before an Iranian flag with the words "Freedom for Political Prisoners" (in Spanish)

people

Iranian, Spanish and international people standing in solidarity

children2

Iranian children in Barcelona, dressing a T-shirt with the picture of Neda. They were giving red roses and green ribbons to the people.

green_baloons

Green baloons flying among people

Musinc in Solidarity

Music in Solidarity

"Where is my vote?" in Spanish (left) and Catalan (right)

"Where is my vote?" in Spanish (left) and Catalan (right)

The word "Iran" made up by candles

The word "Iran" made up by candles

Young Iraninan speaker addressing people with chants and slogans

Young Iraninan speaker addressing people with chants and slogans

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DISASTRO A TEHERAN 20/06: AGGIORNAMENTI SU TWITTER

20 giugno 2009 at 16:37 (notizie in pillole, rete&informazione) (, , , , , , , , )

LA MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA SI STA TENENDO UGUALMENTE, MOUSAVI STA TENENDO O HA TENUTO DA POCO UN DISCORSO.

VIDEO STREAM QUI

Teheran 20 giugno 2009 - foto: EMMEVI

LA REPRESSIONE È TREMENDA, FONTI OSPEDALIERE PARLANO DI CENTINAIA DI FERITI MA È TUTTO MOLTO CONFUSO.

SI PARLA DI UN ATTACCO SUICIDA AL MAUSOLEO DI KHOMEINI, DI POLIZIA CHE SPARA SULLA FOLLA E, MA NON È CONFERMATO, DI ATTACCHI CON ACIDO E ACQUA BOLLENTE (che comunque si raffredda cadendo) DAGLI ELICOTTERI DELLA POLIZIA. UNA FONTE RIPORTA CHE L’ACIDO HA EFFETTO LENTO E CHE QUINDI CE SE NE ACCORGE TARDI MA C’È, NON È ACQUA QUELLA CHE CADE.

IN PIAZZA CI SONO ANCHE I SUPPORTERS DI AHMADINEJAD E GLI SCONTRI SONO MOLTO INTENSI. QUALCUNO DICE CHE LA POLIZIA SI INTERPONE TRA LE DUE FAZIONI

PER SEGUIRE IN PRESA DIRETTA:

http://twitter.com/parastoo

http://twitter.com/oli2be

http://twitter.com/persiankiwi

http://twitter.com/hadinili

http://twitter.com/StopAhmadi

«Presto! Trovate quest'infedele Twitter ed uccidetelo!»

SULL’ALTRO FRONTE:

http://twitter.com/shahrzadmo

la povera Shahrzad è disperata e si cheide quando questi pazzi se ne torneranno a casa 😦 Da leggere per capire cosa vuol dire essere degli invasati molto per bene, son belle fette di prosciutto sugli occhi.

Aggiornamento 21/06: da Solleviamoci.wordpress.org un articolo uscito su L’Unità con una presunta cronologia della giornata di ieri e delle reazioni dei pezzi grossi

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Satrapi & Makhmalbaf parlano al parlamento europeo

19 giugno 2009 at 20:03 (contributi in prestito, notizie in pillole) (, , , , , , , , , )

[Da Rivolta in Iran]

Italiano: Signore e Signori, Venerdì 12 Giugno a tarda notte, a Teheran il Comitato delle Elezioni  ha chiamato Mr. Mousavi dicendogli di essere stato eletto con la maggioranza dei voti e che quindi avrebbe dovuto scrivere il suo discorso. Poco più tardi mentre Mr. Mousavi stava scrivendo il suo discorso invitando il popolo iraniano a festeggiare la sua vittoria i militari hanno fatto ingresso nel suo ufficio e gli hanno riferito che la rivoluzione democratica verde non sarebbe avvenuta, poco più tardi la televisione ufficiale iraniana ha dichiarato la vittoria di Ahmadinejad, aggiungendo che ogni assembramento di 4 o più persone era probito. Milioni di  persone che sono state derubate del loro voto ieri hanno manifestato a Teheran e in molte altre città, molti sono stati uccisi, feriti o arrestati. Siamo qui per chiedere alla comunità internazionale di non riconoscere la legittimità di queste elezioni. Il popolo dell’Iran chiede alla comunità internazionale di aspettare affinchè possa mostrare il suo vero presidente. Il popolo Iraniano non vuole armi nucleari ma pace e democrazia. Vi chiediamo di ascoltare il popolo Iraniano. La domanda prima delle elezioni era: è pronto il popolo iraniano per la democrazia? La risposta è si. Sono pronti, hanno espresso la loro volontà attraverso il voto ma non sono stati ascoltati. Riconoscere la legittimità dell’elezione di Ahmadinejad significa non riconoscere la legittimità del popolo iraniano. Abbiamo bisogno di voi per supportare il processo verso la democrazia del popolo iraniano che vuole vivere in pace, avere possibilità di bere, e definire il loro paese come un grande paese nella comunità internazionale. Domani è troppo tardi.

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Che Guevara & l’Imam Khomeini…

19 giugno 2009 at 00:31 (pensieri personali) (, , , , , , , , , )

Che Guevara e Khomeini di nuovo uniti?
Teocrazia + Anti-Fascismo = Teodem? Binetti 4 president 🙂

Se questa è un’altra “unità divergente” contro un nemico comune, come fu per la lotta contro lo Shah, sicuramente il collante non è la politica estera (indipendenza nazionale, anti-imperialismo…) Dicono che sia una faccenda di libertà, o liberalità, o magari liberismo. Non è chiaro. Anche se mi piace e mi viene facile vedere queste folle oceaniche in marcia come un enorme composito insieme di individui (una moltitudine?) mossi da un’esigenza profonda, un’esigenza di dignità e libertà, anche se entrambe coniugate nelle maniere più disparate.
Ma non siamo in Europa e fuori dalle grandi città, fuori da Teheran o meglio dalla zona Nord di Teheran, l’Iran ci assomiglia meno. In una misura che non mi è chiarissima, fuori dalle città si fa abbastanza la fame, trai contadini, le tessitrici di tappeti e i disoccupati, internet inizia appena a mettere radici, e solo trai giovanissimi. I sostenitori del compagno Mahmud vogliono solo il pane (o le patate), vogliono i proventi del petrolio, il sussidio che il governo ha finora erogato e che probabilmente un’amministrazione di colore diverso revocherebbe.
Mentre questi manifestanti che cercano? Più boutique e night club per tutti e tutte? e poi, possibile che questa che si vede nelle foto e nei video sia solo la classe media? Certo che per essere un paese “in via di sviluppo” l’Iran avrebbe un ceto medio esageratamente popoloso… Però è possibile che proprio la Repubblica Islamica abbia favorito l’espandersi della cultura un tempo elitaria dei professionisti laici, poliglotti e viaggiatori, degli intellettuali vissuti all’estero, degli studenti degli anni ’60 e ’70 educati in Francia, Svizzera, Germania o negli USA. Quando i mullah fecero sparire gli anticoncezionali per qualche anno non avevano messo in conto gli effetti di medio termine: hanno costretto lo strato sociale a loro più avverso a procreare più di quanto non avrebbe fatto per vocazione naturale. Non saranno tutti economicamente dei privilegiati nell’onda verde, ma è probabile che siano in molti ad essere in un posizione vantaggiosa dal punto di vista socio-culturale. I giovani che hanno il privilegio di avere famiglie accomodanti, che pagano le loro cauzioni quando vengono pizzicati ad un party clandestino anche a costo di ipotecare la casa, ora vogliono che anche lo Stato si adegui e smetta di interferire. Vogliono lo spazio pubblico. Vogliono che il loro “privilegio” socio-culturale venga ratificato informa di diritto legale. Vogliono anche smettere di essere associati nel mondo ad un governo sempre sopra le righe, sempre al confine tra il terrorismo e la barzelletta.
Gli altri invece chiedono solo patate. Un  nemico esterno da combattere per cui valga la pena fare sacrifici, per cui ci si possa sentire parte di un tutto monolitico e combattente, e le patate, qualcosa da mettere nello stomaco. Ma anche ordine, sicurezza, ed una causa comune per cui la propria indigenza possa elevarsi da condizione personale a simbolo di una scelta di campo, ed assurgere a manifestazione di abnegazione per un interesse superiore, l’interesse della nazione, una dimostrazione di amor patrio, e ovviamene di incrollabile, fervente, indefessa fede. E un capo che si assuma l’onere di rappresentarli ed incarnare l’ultimo bastione in difesa dall’avanzata dell’invasore che tutto contamina e distrugge, macchia e insozza.

E però sicuramente non è tutto qui.
Altrimenti in piazza con l’onda verde si vedrebbero solo giovani.
Altrimenti la presenza delle donne chador nero e nastro verde al polso alle marce resterebbe incomprensibile.
Altrimenti Che Guevara e Khomeini non sarebbero tornati ad incontrarsi nelle strade di Teheran.

In finale mi sembrano molto più compatti i supporters del Nano dell’Altopiano che non i suoi oppositori, come sempre!

[foto da Hamed Saber, qui e qui]

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Proteste in Iran: Nuovi link

17 giugno 2009 at 10:28 (notizie in pillole, rassegna stampa, rete&informazione) (, , , , , , , )

Un sostenitore del candidato presidenziale sconfitto Mousavi viene picchiato da agenti della sicurezza governativa mentre sue compagne vengono in suo soccorso durante gli scontri a Tehran, Iran, Domenica, 14 Giugno 2009

Dunque, prima di tutto le foto:

Video Report: Shooting At Tehran Protest

quindi la stampa italiana:

I giorni dell’Iran (dietro Moussavi c’è la regia di Rafsanjani e il bazar) di Tatiana Boutourline – 16/06/2009 [fonte: Il Foglio]

«E’ una rivoluzione, la guidano donne e blogger» di Alessandra Farkas – 16/06/2009 [fonte Il Corriere della Sera]

«Il despota ha rubato le elezioni» intervista a Fazeh Hashemi – 16/06/2009 [fonte Il Riformista]

Banisadr: questo voto è una frode del regime di Francesca Pierantozzi – 16/06/2009 [fonte Il messaggero]

Il destino di un Paese e le due facce di Ahmadinejad di Robert Fisk – 16/06/2009 [fonte L’Unità]

Poi un’intervista ad un leader del movimento studentesco pubblicata solo online:

Peace Reporter

aggiornamenti e commenti in italiano da Antonello Sacchetti (autore di 2 ibri sull’iran, giornalista e viaggiatore)

Antonello Sacchetti (per aggiornamenti molto più frequenti, vedere la sua pagina su facebook)

Infine un twitter collettivo sempre aggiornatissimo, dove trovare inofrmazioni in tempo reale e link utili:

twitter openiran

e un articolo interessante in inglese dell’agenzia Andkronos che riguarda Marjan Satrapi:

Iran: Filmmakers claim Mousavi won election 16/06/2009

E per chiudere un contributo dal sito Lenin’s Tomb

Iran vote and protests 15/06/2009

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Teheran Riot (link & foto)

14 giugno 2009 at 12:45 (notizie in pillole, rete&informazione) (, , , , , )

Ahmadinejad vince le elezioni con 62% dei voti. Irregolarità evidenti nelle votazioni.

A Teheran manifestazioni e scontri con la polizia. Più di 100 arresti, tra cui quelli di esponenti riformisti. Moussavi ai domiciliari. 3 morti e moltissimi feriti nelle manifestazioni. Rafsajani si è dimesso da tutti gliincarichi per protesta. La gente scende in strada spontaneamente, mentre i supporrters del presidente sono in marcia verso la capitale…

TEHERAN RIOT 1979 2009

Alcuni link dove trovare aggiornamenti, foto e video:

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3 – Perché voterò per Karroubi (Jadi)

11 giugno 2009 at 23:50 (Elezioni Iran 2009, Traduzioni) (, , , , , )

Da Jadi.net – Inside Iran

di Jadi Mirmirani

Una domanda interessante:

Ciao Jadi, periodo emozionante con le elezioni? Ho visto che state andando votare per Karoubi, perché non Mousavi? Sembra che la maggior parte degli attivisti stiano votando per Karoubi ed i giovani che solitamente non sono realmente impegnati stanno sostenendo Mousavi. È perché sta facendo una campagna elettorale più emozionante?  Spero davvero che l’affluenza sia alta in modo che uno o l’altro di loro batta Mahmoud!

Questa domanda rende felice ognuno di noi :) Dimostra una comprensione profonda dell’Iran e della sua situazione. Guardandomi intorno, posso confermare che sì, gli attivisti si preparano a votare per Karroubi. È l’unica persona che si è mobilitata contro l’arresto degli attivisti in questi anni. So che ha – personalmente – chiamato il capo dell’ordinamento giudiziario quando fu arrestata mia moglie e ho sentito da molti altri che si è sempre messo in contatto con le famiglie degli attivisti e si è mosso perché avessero un trattamento LEGALE.

Dovete tenere presente che questo è l’Iran. Ci sono molti filtri e quando 4 candidati sono stati preselezionati, fanno tutti parte di questo regime e nessuno di loro è a favore di chissà che grande cambiamento! Ma voterò per Karroubi. Era candidato anche nelle elezioni precedenti. Dopo quelle elezione ha inviato una lettera aperta al Leader Supremo scrivendogli delle frodi durante le votazioni. Ha dichiarato che si apprestava a lasciare ogni suo singolo incarico governativo ed a fondare un partito ed un giornale basati dulla partecipazione dal basso. E lo ha fatto.

Ha fatto grandi cambiamenti in queste elezioni. Sono sicuro che questo elezioni 2009 saranno memorabili nella storia della Repubblica Islamica. È la prima volta che qualcuno parla dei prigionieri politici; Non hanno mai ammesso di averne. È la prima volta che sento parlare di NESSUNA CENSURA sulla televisione. Questo lo si deve a Karroubi e non solo lui, ma al movimento riformista di tutto.

Lasciatemi finire questo post con Mousavi. È un semi-riformista. Non si è mai dichiarato riformista ma l’appoggio diretto di Khatami, indica il suo approccio generale. È stato Primo Ministro 20 anni fa, durante la guerra con l’iraq. Lo considero un esponente della sinistra islamica. Ha alcune zone d’ombra nel suo passato poiché era al potere durante le esecuzioni di massa degli anni ’80. I suoi sostenitori dicono che non ha avuto un ruolo decisionale in quelle esecuzioni ma non posso accettare che abbia le mani completamente pulite. Non è che mi rifiuti di votarlo (è no a Ahmadinejad). Sembra che rappresenti la maggiore speranza contro questo Mahmoud Ahmadinejad. I giovani sono con lui. Ha i voti degli universitari e della gente povera (poiché ha fatto un buon lavoro con l’economia durante la guerra). Inoltre sta sostenendo i diritti umani. Ha parlato dei diritti, della libertà di espressione e della libertà delle donne in generale ma di più moderatamente di quanto abbia fatto Karroubi.

In Iran, se un candidato ottiene più del 50% dei voti al primo turno, diventa presidente. Così nel primo turno siamo liberi di votare per Karroubi ed impededire così ad Ahmadinejad di raggiungere il 51%. Al prossimo giro ci saranno soltanto i due che hanno ottenuto più voti durante il primo turno. A quel punto posso votare per Mousavi o Karroubi e sostenerlo contro Ahmadinejad.

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2 – Le Prossime Elezioni Presidenziali in Iran (M. Memarian)

10 giugno 2009 at 21:18 (Elezioni Iran 2009, Traduzioni) (, , , , , , )

Da My diares – a Voice from Iran

di Mohammad Memarian

Le prossime elezioni presidenziali in Iran non riguardano solo gli iraniani, ma possono anche, per alcune buone ragioni, influenzare la regione e alcune questioni globali. Dal momento che il processo politico in Iran è piuttosto sconosciuto agli osservatori stranieri, vale la pena pubblicare quelche informazione riguardo i possibili futiri presidenti dell’Iran. Quattro candidati corrono in queste elezioni presidenziali in Iran:
Mahmoud Ahmadinejad, l’attuale presidente fondamentalista che è convinto di vincere.

Mahdi Karrubi, ex-portavoce del parlamento.

Mirhosein Mousavi, ex-premier dei tempi della guerra (con l’Iraq, ’80-’88) e probabilmente il candidato riformista che ha maggiori possibilità.

Mohsen Rezayi, ex-comandante in capo della Guardia Repubblicana.

Molti analisti credono che Rezayi non abbia molte chance di battere i suoi potenti rivali. Da quando ha lasciato le Guardie Rivoluzionarie, Rezayi, che ha un PhDin economia, sta provando a darsi una patina politica, intellettuale. A mio parere, è il miglior oratore fra i candidati correnti, espone programmi dettagliati per quanto riguarda la politica, l’economia, ecc. Prova a proporre cambiamenti radicali riguardo alcune questioni importanti. Per esempio, ha scelto una donna, il Dott. Boroujerdi (nipote dell’ayatollah Khomeini), come suo ministro per gli affari esteri, “solo per battere Hillary Clinton,„ per usare le sue stesse parole.
In più, per quanto riguarda i rapporti Iran-Stati Uniti, sta proponendo un Pacchetto del Cambiamento in cui è descritta una sequenza dettagliata dei cambiamenti che potrebbero contribuire a rimuovere alcuni ostacoli per migliorare i rapporti. Ha persino detto che incontrare Obama nel prossimo summit ONU è possibile, dato che si sono viste alcune buone cose in questi mesi. Anche se è associato in qualche modo con i cosiddetti partiti tradizionalisti (sostenitori della linea dura), Rezayi ha criticato seriamente Ahmadinejad. Per esempio, è stato citato affermare  che “se si continua sulla china dell’attuale amministrazione, il paese porterebbe arrivare sull’orlo [della distruzione].„ In più, si è opposto a ciò che chiama l’Avventurismo Politico dell’amministrazione corrente.

Mousavi è stato l’ultimo primo ministro dell’Iran ai tempi della guerra contro l’Iraq. (Dopo la morte dell’Ayatollah Khomeini, sono stati introdottu alcuni cambiamenti nella costituzione, uno dei quali fu l’abolizione della carica di primo ministro, lasciando alpresidente il compito di formare il cabinetto di governo.) Successivamente all’assassinio di Rajayi, il secondo presidente dell’Iran (Islamico), l’Ayatollah Khamenei vinse le elezioni presidenziali e scelse Mousavi come premier per il suo primo mandato da presidente. Dopo quattro anni, Ayatollah Khamenei vinse di nuovo per un secondo mandato. Ad ogni modo, questa volta fu reluttante a scegliere Mousavi a causa dei molti problemi che erano sorti tra loro. Molte persone, tra cui i maggiori comandanti (delle varie forze militari) e politici, chiesero all’Ayatollah Khomeini di intervenire in favore di Mousavi. Infine, l’Ayatollah Khamenei, benché ancora riluttante, scelse Mousavi quale premiere. Quando l’Ayatollah Khomeini passò a miglior vita, l’Ayatollah Khamenei fu eletto Leader Supremo e l’Ayatollah Rafsanjani vinse le elezioni presidenziali. Mousavi, una volta la figura più popolare vicina all’Ayatollah Khomeini, si trovò forzato ad abbandonare la scena politica e dall’ora è rimasto in silenzio. Ora, i principali partiti riformisti appoggiano la sua candidatura. Molti di questipartiti hanno profondi problemi con lui, ma poiché ritengono che sia l’opzione con le maggiori possibilità di competere con Ahmadinejad, è stata formata un’alleanza strategica cosicché Ahmadinejad possa essere sconfitto.

Karroubi, l’unico componente del clero tra gli attuali candidati, non è un personaggio di spicco di per se stesso. Comunque ha ricoperto un ruolo significante nell’amministrazione riformista e ciò gli da la possibilità di ottenere una posizioneinfluente trai le fazioni riformiste. Inoltre, dopo Rafsanjani e Ahmadinejad, è arrivato terzo nel primo turno delle precedenti elezioni presidenziali quando le prezisioni erano tutte contro di lui. (Si dovrebbe poi menzionare il fatto che obiettò pubblicamente il risultato delle elezioni, dichiarando che alcune inaccuratezze e possibili intromissioni avevano giocato un ruolo aiutando Ahmadinejad ad arrivare al secondo turno.) Allo scopo di prepararsi per questa campagna, ha costituito un partito, Etemade Melli (Alleanza Nazionale ;)). Al momento ha l’appoggio di un buon team di tecnici, accademici ed intellettuali riformisti.

Ahmadinejad; non necessita spiegazioni. (Ho paura che finirà col vincere. Bernard Shaw una volta disse “Se rubi a Pietro per pagare Paolo, puoi sempre contare sul voto di Paolo.”)

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