Libertà per Hengameh Shahdii, Mahsa Amrabadi e tutti gli altri giornalisti arrestati

19 luglio 2009 at 14:31 (contributi in prestito) (, , , , , , , )


[da Women in the city]

di Ahmad Rafat (membro dell’esecutivo di ISF)

Henghameh Shahidi

L’hanno arrestata. Hengameh Shahidi, la coraggiosa giornalista iraniana che era rientrata da Londra, dove viveva da qualche anno per frequentare un corso all’università, è stata arrestata.
Tempo fa avevo scritto una nota citando una sua drammatica comunicazione che mi era giunta nei primi giorni della rivolta. In quella email, Henghameh mi raccontava di come era fuggita all’arresto e di come dormiva ogni notte in una casa diversa, per continuare ad aggiornare il suo blog. Nella sua email, Henghameh ,mi salutava come se fosse diretta al patibolo, come se fosse la nostra ultima comunicazione. Dopo quella email, ne ho ricevute altre due da lei, poi il silenzio.
Un silenzio che non premetteva nulla di buono. Oggi ho saputo che l’hanno arrestata qualche giorno fa. Con la detenzione di Henghameh Shahidi sale a oltre 40 il numero dei giornalisti e dei blogger arrestati dal 13 giugno. Tra di loro anche un’altra collega, Mahsa Amrabadi, incinta di sei mesi e Saiid Hajjarian, paralizzato in seguito ad un attentato subito 10 anni fa.

Mahsa AmrAbadi

Mahsa AmrAbadi

La collega che mi ha chiamato per comunicarmi l’arresto di Henghameh Shahidi mi ha posto una domanda: come è possibile che davanti ai fatti gravi che accadono in questi giorni in Iran, con migliaia di giovani arrestati, centinaia di feriti e alcune decine di morti, gli otto grandi della terra si limitino a “deplorare” quanto sta accadendo nel mio paese?
Bella domanda, che si sono posti in molti anche nel corso del summit degli otto grandi all’Aquila.

E sufficiente essere “preoccupati” e “deplorare” quando tutti i diritti di un popolo, a cominciare da quello di voler scegliere il proprio presidente, vengono calpestati? Molte colleghe italiane, tutte quelle che qualche anno fa numerose hanno partecipato al convegno della FNSI dedicato alle giornaliste iraniane, hanno conosciuto da vicino Henghameh Shahidi, l’hanno ascoltata e l’hanno intervistata.
Almeno loro dovrebbero compiere un passo presso il governo italiano perchè intervenga a favore di lei e degli altri giornalisti arrestati nei giorni successivi alle elezioni truffa del 12 giugno

14/07/2009
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Fotogiornalista scomparso

23 giugno 2009 at 16:43 (notizie in pillole) (, , , , , , )

Pare non si abbiano più notizie di un fotogiornalista iraniano, stando al sito life.com:

Courage on Tehran’s Streets;
A Photographer Is Missing

A NOTE TO OUR READERS: We are saddened to report that the Iranian photojournalist, whose pictures appear in this gallery, is missing. He has not been in contact with us; this morning we received the following email from one of his relatives. We will update this space when we have more details. THE EMAIL: Hi im [photographer’s relative], when he go out side yester day for he never came back home and also his friend and a lot of our young brave people, government arrested them [. . .] don’t let them suffer in those bloody hands. With thanks.

Guardando le fotografia che gli sono attribuite non può che trattarsi di Amir di Tehran24 , una delle photogallery trai link di questo blog. Conoscevo il suo sito da alcuni mesi, lo visitavo di tanto in tanto, aver visto le sue foto e letto i suoi post durante questi giorni mi aveva fatto apprezzare un persona che sembra sensibile e coragiosa. Il suo sito non viene più aggiornato dal 17 giugno. Speriamo stia bene e si faccia vivo al più presto!

unimmagine degli scontri del 13 giugno

un'immagine degli scontri del 13 giugno

unaltra immagine dello stesso giorno

un'altra immagine dello stesso giorno

Aggiungo che anche la pagina di Hamad Saberi su Flickr è ferma al 18 giugno e che il sito di Arash Ashoorinia, Koosof.com, non è più accessibile.
Intanto un aggiornamento da Reporter Senza Frontiere (in inglese).

AGGIORNAMENTO 25/06: Hamad Saberi ha ripreso ha caricare foto, per il resto nessuna nuova.

AGGIORNAMENTO 30/07: da alcuni giorni Koosof.com è di nuovo accessibile. Inoltre, circa dieci giorni fa, dopo aver annunciato il suo ritorno a casa il 29/06, Amir ha aggiunto un nuovo post su suo blog Tehran 24, dicendo di aver recuperato la macchina fotografica solo due giorni prima. Le foto non si ritraggono scene di proteste e manifestazioni, ma un’allegra folla nel nuovo parco “Acqua e Fuoco” a Tehran. Cosa gli sia realmente accaduto rimane poco chiaro.

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Noi giornalisti rischiamo il cappio (di Mohammad Ghouchani)

22 giugno 2009 at 11:21 (contributi in prestito, rassegna stampa) (, , , , , )

Ecco un estratto dell’ultimo articolo scritto da Mohammad Ghouchani(1) su «Etemad e Melli»(2) prima di essere arrestato, sabato mattina. Da LaStampa.it. Note mie.

C’erano giorni in cui in Iran diventare giornalisti era difficile, giorni in cui i quotidiani e le pubblicazioni erano così pochi che escludevano la prima generazione dei giornalisti iraniani. Ma loro, in quei due decenni, hanno continuato a piangere di fronte ai cadaveri dei loro giornali.

I giornalisti si sono arrangiati: invece che di politica hanno scritto di cinema e di letteratura; invece che scrivere sui quotidiani hanno continuato a scrivere sui mensili; esiliati sui fogli specialistici, ma rimanendo ancora professionisti. Questi rivoluzionari della carta stampata, che al posto delle armi hanno abbracciato la penna e invece di spargere sangue hanno preferito versare inchiostro, hanno guardato con diffidenza i «nuovi arrivati»: la seconda generazione dei giornalisti, gli stessi che hanno occupato tutti i quotidiani relegando la prima generazione ai piccoli mensili.

Così, anche se fare i giornalisti era diventato difficile, rimanere giornalisti era ancora possibile. I nuovi arrivati però non hanno conquistato la fiducia dei vecchi reporter e i segreti e gli enigmi sono rimasti irrisolti. La prima generazione ha dovuto tenersi dentro i titoli buoni, la censura e le devastazioni per non essere accusati loro stessi di questi crimini.

Poi sono arrivati i giorni in cui i giornalisti sono riusciti finalmente a conquistare alcuni posti nel parlamento e nel governo, e c’è stata la necessità di nuove penne, giorni in cui è nata la terza generazione che è riuscita ad esser ben accolta dalla prima generazione. Sono state rotte le catene e dimenticate le paure. Chiunque poteva diventare reporter, scrivere ciò che voleva, utilizzare i blog e internet.

In questi giorni rimanere giornalisti è diventato difficile. Per alcuni questo mestiere è un punto d’arrivo e per altri uno strumento, per alcuni una fermata intermedia e per altri l’ultima casa. Ma con queste gabbie, queste censure, questi stipendi da fame, oggi, si può ancora rimanere giornalisti?

Noi della terza generazione iraniana, siamo i più consapevoli della morte, siamo i più calunniati. Siamo testimoni di persone che non possono prevedere il minuto successivo della loro vita. Sul nostro futuro non governa né ragione, né sentimento, né pietà. Nessuno conosce il proprio futuro, ma tutti possono prevedere o programmare il proprio futuro prossimo. Chiunque, tranne noi. Ogni giorno in cui andiamo in redazione non sappiamo se ci sarà un domani. E se domani fosse mercoledì? Ogni mercoledì c’è la riunione sulla stampa al ministero. E se domani fosse un lunedì o un martedì, un giovedì o un sabato, un mercoledì o una di quelle domeniche in cui i tribunali ordinano la chiusura del nostro giornale? Grazie a Dio il venerdì è festivo!

Noi addobbiamo i nostri fogli di colori sgargianti per le feste ma poi indossiamo il vestito scuro per i giornali costretti a chiudere i battenti. Non guardate le nostre risate, i nostri cuori sono in lutto. Conoscete forse un mestiere in cui per il più piccolo degli errori tutti i dipendenti vengano impiccati? O che per colpa di un solo dipendente tutti vengano licenziati? O dove per un’accusa di 10 anni prima, e dopo 10 anni di reclusione, si viene condannati ad altri 10 anni per lo stesso reato? Diventare giornalisti per la nostra generazione era stato facile, ma rimanere tali è davvero difficile. Per noi è un desiderio irraggiungibile poter invecchiare facendo questo mestiere. Magari potessimo invecchiare. Magari potessimo morire nella nostra redazione.

Magari mio padre, che spera ancora di vedermi affiancare al mestiere del giornalista un impiego in qualche ufficio, ministero o associazione, si convincesse che io un mestiere ce l’ho già da anni! Se ogni giorno non radessero al suolo le mie redazioni, potrei dimostrare a mio padre che lavoro, che non sto giocando ma che sto facendo il giornalista. Magari con la stessa velocità con cui siamo diventati giornalisti potessimo rimanere e morire tali. Magari il giorno in cui moriremo noi ci sarà al cimitero una parte dedicata ai giornalisti, e non com’è avvenuto per il giovane Mehran Ghassemi (3) o per Ahmadreza Daryai. Quel giorno sarà il giorno della libertà di stampa in Iran.

Il giorno in cui vedremo i nostri vecchi giornalisti morire di vecchiaia dietro le loro scrivanie sarà il nostro giorno più felice. Solo il giorno in cui moriremo giornalisti sapremo d’aver vissuto da giornalisti. Quindi, oltre alla morte, non augurate null’altro alla mia generazione.

Traduzione di Hamid Ziavati

(1) Un antefatto sulla sua carriera di giornalista qui

(2) Quotidiano fondato da Mehdi Karroubi, uno dei due candidati riformisti alle passate elezioni presidenziali. Per maggiori informazioni si veda il post “Perché voterò per Karroubi”.

(3) Giornalista morto trentenne di crepacuore esepolto nella “sezione giornalisti” del cimitero di Tehran. Qui la sua pagina su wikipedia. Di iraniani noti morti a causa di cedimento cardiaco ce ne sono stati diversi dai tempi delle torture della Savak ad oggi. In ordine cronologico i più importanti sono stati Ali Shariati (1933 – 1977), Ayatollah Taleghani (1911 – 1979), Mehdi Bazargan (1907 – 1995, morto mentre era in viaggio dall’Iran verso la Svizzera, almeno lui, in’età avanzata).

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