Cronologia, che fatica!

3 novembre 2009 at 13:47 (notizie in pillole) (, , , , , , , , , , , , , )

Mi ci è voluto molto tempo per redigere questa promessa cronologia, che probabilmente è anche noiosa, come tutte le cronologie. E non è neppure completa, sicuramente mancano molte cose. Ma mi era davvero indispensabile per riprendere il lavoro qui su…

Per essere seri e precisi iniziamo pubblicando un mappa che permetta di fare mente locale, prendendola in prestito da geology.com:

Cartina politica dell'Iran

Cartina politica dell'Iran, da geology.com

Luglio: Ahmadinejad accetta di sostituire il suo primo vice-presidente, Esfandiar Rahim Mashaie, dietro pressione del Leader Supremo Ayatollah Ali Khamenei. Il fatto rappresenta una novità trattandosi di una intrusione diretta nella nomina dei membri del gabinetto di governo che non ha precedenti nella storia della Repubblica Islamica. Lo scandalo derivava da una parte dal fatto che Mashaie è il consuocero di Ahmadinejad, essendo suo figlio il marito di una delle figlie del presidente; dall’altra da alcune passate controverse esternazioni del personaggio politico, reo di aver fatto distinguo tra popoli e governi nel caso di USA e Israele e di aver assistito a cerimonie “promiscue”, in patria e in Turchia, durante le quali delle donne eseguivano danze tradizionali, suonavano strumenti o leggevano il corano in un clima sconvenientemente “festoso”. Successivamente Ahmadinejad ha nominato Mashaie capo del suo staff. [http://en.wikipedia.org/wiki/Esfandiar_Rahim_Mashaei]

31 Luglio: Arrestati 3 turisti americani che avevano superato il confine.
[newspeg.com/Iran]

4 Agosto: Alla cerimonia di conferma del mandato ad Ahmadinejad i leader riformisti sono assenti, alcuni parlamentari lasciano l’aula quando il presidente inizia il suo discorso. iraniana. Durante la cerimonia i negozio intorno al parlamento sono chiusi, come le due fermate della metro più vicina e l’edificio è circondato di basiji e poliziotti. Si registrano violenti scontri con i manifestanti. Confermato l’arresto dei tre cittadini statunitensi che avevano oltrepassato al frontiera.

Tehraneh Mousavi

Taraneh Mousavi

5 Agosto: Ritrovato il corpo semi carbonizzato di Taraneh Mousavi arrestata dai basiji una settimana prima. La ragazza, che aveva 28 anni, avrebbe subito brutali aggressioni sessuali di gruppo e sarebbe morta dopo il ricovero in ospedale.

“Quando la famiglia di Taraneh, che vive a Jeyhoun Street nella zona ovest di Teheran, ando’ a cercare la figlia alla stazione di polizia. gli ufficiali dissero loro che non avevano alcuna notizia… Due giorni dopo una persona telefono’ a casa dei genitori dicendo che la figlia era stata ricoverata per qualche ora al Khomeini Hospital di Karaj per diverse lacerazioni nelle parti intime”.

[autfemminista.mastertopforum.net]

7 Agosto: Mehdi Karroubi (il più liberale e l’unico clerico dei 4 candidati presidenziali) denuncia dal sito web del suo partito “Etemat Melli” le violenze sessuali subite in carcere dai manifestanti detenuti, uomini e donne, per lo più giovani. Sarebbero stati praticati “stupri generalizzati” per piegare la volontà di “dissentire”. Queste denunce Karroubi le aveva già espresse due settimane prima in una lettera privata ad Akbar Hashemi Rafsanjani, nella quale dichiarava che ne avrebbe reso pubblico il contenuto dopo dieci giorni in caso di mancata risposta.[www.secondoprotocollo.org]
«Se ciò fosse vero, sarebbe una tragedia per la Repubblica islamica – ha aggiunto Karrubi – Una tragedia che cancellerebbe i peccati di molte dittature, compresa quella del deposto Scià». (fonte Corriere.it). Contemporaneamente iniziano ad emergere le prime ammissioni di torture da parte di funzionari iraniani. [www.agenziami.it]

Clotilde Reiss

Clotilde Reiss

8 Agosto: alla sbarra Clotilde Reiss, cittadina francese che aveva lavorato alcuni mesi all’Università di Isfan, accusata di spionaggio per aver inviato via email alcune foto dei cortei di protesta ad amici francesi. La giovane ricercatrice “confessa” e “chiede la grazia”.[ilsecoloxix.it]
Il procuratore generale della corte di Tehran ordina la chiusura dell’ufficio di Karroubi. [www.blitzquotidiano.it]

16 Agosto: Liberata Clotilde Reiss, detenuta in Iran del 1 Luglio, dopo il pagamento di una cauzione di entità imprercisata, ma resta in stato di fermo presso l’ambasciata francese. [www.ilsole24ore.com]

17 Agosto: L’autorità giudiziaria dispone la chiusura del quotidiano Etemad-i Melli, organo del partito omonimo fondato da  Mehdi Karroubi. Apparentemente si tratta di una ritorsione per le recenti dichiarazione di Karroubi in proposito delle violenze subite dai detenuti.[www.ilsole24ore.com]
In serata il procuratore generale di Tehran smentisce la chiusura, imputando la mancata uscita in edicola del quotidiano a problemi tecnici. [www.university.it]


20 Agosto: Mahmoud Ahmadinejad presenta il gabinetto di governo
per il suo secondo mandato, proponendo per la prima volta dal 1979 tre donne per incarichi ministeriali, su un totale di 21. Sette facevano parte del precedente governo: il Ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki, il Ministro per l’Economia Mohammad Hosseini, e il Ministro della Difesa Mostafa Mohammad Najar, ma questa volta proposto Ministro degli Interni.
Questa la lista completa dei nomi che il parlamento è chiamato ad approvare entro 10 giorni:

1. Sousan Keshavarz: ministro dell’istruzione,
— dottorata in filosofia dell’educazione, già assistente del ministro dell’educazione;

2. Reza Taqipour: ministro delle telecomunicazioni
— master in ingegneria industriale e già direttore manageriale della compagnia del settore delle telecomunicazioni iraniana;

3: Haidar Moslehi: ministro dell’intelligence
— rappresentante del Leader Supremo presso il Corpo dei guardiani della Rivoluzione e direttore dell’Organizzazione Nazionale della Carità, si dice non abbia alcuna esperienza nel campo dei servizi di intelligence;

4: Shamsodin Hosseini: ministro dell’economia
— già ministro per l’economia nella precedente amministrazione, dottorato in economia, segretario del piano del gruppo di lavoro per le riforme economiche  e capo della commissione economica dell’amministrazione;

5: Manouchehr Mottaki: ministro degli esteri
— ministro degli esseri nella precedente amministrazione, membro del parlamento nel primo e nel settimo Majlis, già ambasciatore in Giappone e Turchia, e assistente del  ministro per gli affari interni;

6: Marzieh Vahid Dastjerdi: ministro della sanità
— ginecologa, membro del quarto e del quinto Majlis;

7: Mohammad Abbasi: ministro della cooperazione
— già ministro della cooperazione, dottorato in management, e membro del settimo Majlis;

8: Sadeq Khalilian: ministro dell’agricoltura
— dottorato in economia delle risorse naturali, membro della facoltà presso la Tarbiat Modares University, e assistente del ministro dell’agricoltura;

9: Hamid Behbahani: ministro dei trasporti
— ministro dei trasporti nella precedente amministrazione, dottorato in ingegneria civile e già capo del Collegio di Ingegneria Civile dell’Iran, University of Science and Technology;

10: Fateme Ajorlou: ministro del welfare e della sicurezza sociale
— membro del Majlis attuale e del precedente, studentessa di dottorato in psicologia dell’educazione;

11: Ali Akbar Mehrabian: ministro dell’industria e delle miniere
–ministro dell’industria e delle miniere nella precedente amministrazione  e assistente del presidente, apparentemente già processato per frode, per aver fatto molti soldi rubando un’invenzione di qualcun altro;

12: Kamran Daneshjou: ministro della scienza (ovvero della ricerca e dell’università)
— dottorato in ingegneria aerospaziale, assistente della commissione elettorale del ministro degli interni nelle elezioni di giugno e quindi particolarmente impopolare tra studenti e docenti universitari, già governatore generale di Tehran;

13: Mohammad Hosseini: ministro della cultura e della guida islamica
— membro di facoltà presso l’Università di Tehran, membro del quinto Majlis e assistente del ministro della scienza;

14: Abdolreza Sheikholeslami: ministro del lavoro
— dottorato in ingegneria civile, già assistente del presidente e capo dell’ufficio presidenziale, membro di facoltà presso l’Iran University of Science and Technology;

15: Mostafa Mohammad Najar: ministro degli interni
— ministro della difesa nella precedente amministrazione, master in management amministrativo, un passato nell’esercito il che è considerato controverso (Khomeini diede indicazione di tenere separati politica e forse armate);

16: Ali Nikzad: ministro dell’edilizia e dello sviluppo urbano
— governatore generale di Ardebil e capo dell’organizzazione per l’edilizia e lo sviluppo urbano della provincia di Ardabil;

17: Masoud Mirkazemi: ministro del petrolio
— ministro del commercio nella passata amministrazione, dottorato in ingengeria industriale, cancelliere della Shahed University;

18: Mohammad Ali-Abadi: ministro dell’energia
— vice presidente e capo dell’Organizazione per l’Educazione Fisica nella passata amministrazione;

19: Morteza Bakhtiari: ministro della giustizia
— governatore generale di Isfahan e già direttore dell’Organizzazione delle Prigioni di Stato;

20: Ahmad Vahidi: ministro della difesa
— assistente del ministro della difesa e capo della commissione politica e difesa del Consiglio del Discernimento;

21: Mahdi Qazanfari: ministro delle attività commerciali
— assistente del ministro del commercio e direttore dell’Organizzazione per lo Sviluppo del Commercio dell’Iran.

[www.payvand.com]
[laguillotine.wordpress.com]

27 Agosto: la televisione di stato iraniana manda in onda il processo ai leader delle proteste post-elettorali. Sono accusati di aver sobillato le masse ed incitato la sommossa. Figure più o meno di spicco dell’establishment post-rivoluzionario iraniano, noti intellettuali riformisti, cittadini comuni, siedo in uniformi carcerarie che sembrano pigiami nelle prime file della sala delle udienze, ad uno ad uno si alzano e rilasciano confessioni molto poco convincenti. Tra loro, l’ex-ufficiale dei servizi Saeed Hajjarian, scampato ad un attentato nel 2000 e da allora rumoroso critico del sistema. Molti esponenti riformisti hanno criticato questi processi definendoli una triste messinscena in stile sovietico. Sul banco degli imputati non sono semplicemente privati cittadini, per quanto noti, ma l’intero movimento riformista: il procuratore ha infatti chiesto che i due principali partiti riformisti, il Fronte di Partecipazione dell’Iran Islamico e l’Organizzazione dei Mujahidin della Rivoluzione Islamica, siano banditi. [news.bbc.co.uk]

1 Settembre: durante il maxi-processo l’ex-primo vice presidente dell’amministrazione Khatami, Mohammad Ali Abtahi, visibilmente provato e notevolmente dimagrito, confessa di aver fatto false accuse in merito ai brogli e attribuisce l’organizzazione di tutto a Khatami, Rafsanjani e Mousavi. I leader riformisti negano la validità delle confessioni palesemente estorte e contrarie alla costituozione, alla legge e ai diritti dei cittadini. Il legale di Abtahi, Saleh Nikbakht, denuncia a reporter senza frontiere che ai difensori non è concesso entrare in aula, il che contraddice l’articolo 135 della Costituzione iraniana. [www.repubblica.it]

2 Settembre: Continua il processo, compaiono altri imputati davanti alla Corte Rivoluzionaria. Vanna Vannucci scrive su Repubblica:
«Sono entrati nell’aula irriconoscibili, magri, terrei, l’ombra di se stessi, vestiti di quei pigiami grigi che sono le uniformi delle carceri iraniane. Ali Abtahi, ex vicepresidente, un hojatoleslam; Abdollah Ramezanzadeh, ex portavoce del governo Khatami; Mohsen Mirdamadi capo del partito riformatore Mosharekat, l’ex viceministro degli Esteri, Mohsen Amizadeh, e l’ex vicepresidente del parlamento Behzad Navabi. […]» [www.repubblica.it]

3 Settembre:  Il parlamento iraniano respinge 3 dei ministri proposti (invece dei 12 che aveva minacciato). Da “Repubblica.it“:
«Due delle nomine respinte sono donne, Sousan Keshavarz proposta per il ministero dell’Istruzione e la collega del Welfare Fatemeh Ajorlou. Ci sarà comunque una donna nell’esecutivo di Teheran, per la prima volta nella storia della Repubblica islamica: la ginecologa Marzieh Vahid Dastjerdi guiderà il dicastero della Salute. La Dastjerdi è un’ultraconservatrice, che in passato aveva proposto l’introduzione della segregazione sessuale nella sanità: uomini per curare gli uomini e donne per curare le donne. Rifiutata invece la nomina del ministro dell’Energia, mentre al Petrolio è stato approvato Massoud Mirkazemi.
E’ stata ratificata anche la nomina a ministro della Difesa di Ahmad Vahidi, ricercato dall’Interpol per il suo coinvolgimento nell’attentato al centro di assistenza ebraico di Buenos Aires del 1994 in cui morirono 85 persone. Lo ha annunciato il presidente del Majilis, Ali Larijani.
Ahmadinejad ha ora tre mesi di tempo per proporre i nuovi candidati per i dicasteri di Welfare, Energia e Istruzione. Nel frattempo il nuovo esecutivo potrà comunque insediarsi e cominciare il suo lavoro. Nel complesso i risultati della votazione sono stati migliori di quelli del 2005, anno del primo mandato di Ahmadinejad. All’epoca, infatti, i ministri bocciati furono quattro, tra i quali quello del Petrolio, strategico per uno stato che è il quarto produttore di greggio al mondo.»

Issa Sahar-Khiz

Issa Sahar-Khiz

12 Settembre: inizia la raccolta firme per chiedere al segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon di intervenire in favore del giornalista iraniano e sostenitore di Mehdi Karroubi Isa Saharkhiz, arrestato il 4 Luglio e da allora detenuto nella prigione di Evin. Di Issa non si sono avute più notizie.  Amnesty international lo considera un prigioniero di coscienza, tenuto in isolamento semplicemente per aver esercitato il diritto di espressione, a forte rischio di tortura. [www.gopetition.com]

18 Settembre: la manifestazione anti-israeliana che il governo iraniano organizza tutti gli anni dal 1979 in occasione dell’ultimo venerdì di ramadan si trasforma in una nuova onda verde, nonostante le minacce e le diffide per prevenire il dirottamento dell’evento. A riprova che la crisi non è finita. Nonostante la repressione, nonostante i quotidiani occidentali ormai parlino di altro. E anche la provincia continua a dare segni di vita, benché la partecipazione di massa non sia più quella di tre mesi prima. Va anche notato che i “leader” istituzionali della contestazione ci sono tutti e tre, Mousavi, Karroubi e Khatami, nonostante il divieto esplicito e ufficiale. [news.bbc.co.uk]

10 Ottobre: Tre persone condannate a morte in seguito alle proteste di giugno,
due apparterebbero ad un gruppo filo-monarchico ed un’altra ai MKO. In carcere restano ancora almeno 200 dimostranti fermati, 110 dei quali attualmente sotto processo. [news.bbc.co.uk]

13 Ottobre: Karroubi messo sotto inchiesta per le sue denunce degli stupri avvenuti nelle carceri iraniane. Secondo Al Jazira sarebbe stato rinviato a giudizio. [www.lastampa.it]

19 Ottobre: Strage di pasdaran al confine con il Pakistan. Mohammad Marzieh, il procuratore di Zahedan, capoluogo del Sistan-Beluchistan, ha detto che l’attentato è stato rivendicato da Jundullah (Soldati di Dio), un gruppo separatista sunnita da tempo in azione nella regione a cavallo tra Iran, Pakistan e Afghanistan. Non è stato però ancora fatto nessun arresto. Come sempre in occasione di violenze nelle aree di confine iraniane, abitate da minoranze sunnite, l’Iran ha subito accusato i Paesi «nemici» di essere dietro all’attentato. La televisione di Stato ha puntato il dito contro la Gran Bretagna, il presidente del Parlamento, Ali Larijani, e i Guardiani della Rivoluzione hanno invece accusato gli Stati Uniti. Tehran punta però il dito anche contro i servizi pachistani, più volte sospettati di appoggiare le azioni delle Jundullah.[www.lastampa.it]

22 Ottobre: 60 nuovi arresti trai familiari dei detenuti politici. Gli arresti sarebbero stati effettuati durante una cerimonia religiosa che si stava svolgendo in una casa privata, una veglia di preghiera per amici e congiunti in prigione. [ferdinandopelliccia.blogspot.com]

23 Ottobre: Karroubi visita la Fiera del Libro a Tehran e scoppia il parapiglia tra oppositori del governo e sostenitori di Ahaminejad.

Karroubi alla Fiera del Libro

Karroubi alla Fiera del Libro

Leggermente ferito è costretto a darsi alla fuga. Esponente del clero riformista, Karroubi è oggi simbolo di un’opposizione che non vuole arrendersi e resiste agli abusi. [ibidem]
L’Iran propone alla Francia uno scambio di prigionieri: Clotilde Reiss in cambio degli assassini dell’ex primo ministro iraniano Shapour Bakhtiar, ma l’Eliseo respinge fermamente.
[www.ticinolibero.ch]

31 Ottobre: Da Reset.it: «Il colpo di scena è avvenuto all’assemblea annuale degli studenti iraniani con l’ayatollah [Khamenei]. Dopo una serie di domande soft, un giovane genio matematico, Mahmud Vahidnia, è intervenuto attaccando la “Guida suprema”, chiedendogli conto dei suoi errori e delle menzogne sulle elezioni e sui fatti successivi. Il ragazzo ha ricevuto applausi ed è diventato una specie di eroe nazionale. Ma ora di lui non si sa più niente da qualche giorno. […] Agenti segreti, secondo i blog, lo hanno avvicinato alla fine del suo discorso il 28 Ottobre.
Forse lo hanno arrestato e per il momento non si hanno altre notizie sulla sua persona!

Dal sito web degli studenti dell’Università Sharif, il giovane studente di matematica sarebbe da giovedì sera sotto custodia dell’unità di intelligence delle Guardia rivoluzionarie. La notizia non e’ stata pero’ al momento confermata ufficialmente» [leggi tutto]

Mahmud Vahidnia

Mahmud Vahidnia

Da Repubblica.it: «”Voglio dirle qualcosa”, esordisce il giovane rivolgendosi direttamente alla Guida, “perché nessuno può permettersi di criticarla in questo paese? Non è ignoranza questa? Lei ritiene di non fare errori? L’hanno trasformata in una sorta di idolo irraggiungibile che nessuno può sfidare”.


Sbanda la prima linea di dignitari e professori, seduta in terra di fronte al leader […] A un certo punto dalle file dei giovani parte qualche applauso; gli applausi poi si ripetono, diventano più insistenti.

La contestazione di Mahmoud continua così sincera, quasi candida, che lo stesso ayatollah Khamenei alla fine quasi sceglie di giustificarsi. “Le critiche sono bene accette, so che ce ne sono molte”, dice l’ayatollah. E poi, riferendosi alle critiche del giovane alla Tv iraniana di cui la Guida è il responsabile supremo, l’ayatollah risponde: “Non crediate che per il fatto che io indichi il capo della televisione di Stato loro mi sottopongano tutti i programmi che trasmettono” … [leggi tutto] [video][un post di pedestrian in inglese]

_____________AGGIORNAMENTO 8/11   _____________

4 Novembre: Anniversario dell’occupazione dell’Ambasciata Americana. Mentre la manifestazione ufficiale per la ricorrenza si tiene davanti all’ex sede diplotatica USA, l’opposizione protesta di fronte all’ambasciata russa in segno di disapprovazione per la posizione accondiscendente del Cremlino nei confronti di Ahmadinejad. Per la prima volta negli slogan di protesta viene nominato Obama, aL quale si chiede di scegliere: o sta col popolo iraniano o con il suo governo illegittimo. Intanto non si hanno ancora notizie dello studente della Sharif University di Tehran, Mahmud Vahidnia, una giovane promessa della matematica protagonista nei giorni precedenti di una clamorosa critica al Leader Supremo Khamenei. È invece confermata la chiusura da parte della autorità del quotidiano economico di tendenze riformiste Sarmayeh. [americaoggi.info] Studenti iraniani protestano a Roma nella città universitaria de La Sapienza [Video]

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Anno nuovo… (una dichiarazione d’intenti)

22 settembre 2009 at 18:30 (pensieri personali) (, , , , )

L’intenzione è quella di riprendere il lavoro lasciato in sospeso più di un mese fa.
Niente di strano che l’estate abbia imposto una pausa di riflessione, infondo, ma sarebbe inutile negare che la ripresa delle attività tarda ormai alcune settimane. Dalla seconda settimana di settembre tutto a ripreso a svolgersi regolarmente, e ormai direi a pieno ritmo. Eppure di rimettere mano a questo blog proprio non mi riusciva.

La spiegazione, almeno quella pratica immediata, è semplicissima. Questo blog era nato con un’idea differente da quella che poi i fatti di cronaca hanno imposto. Voleva essere un luogo dove accumulare materiale lentamente, non direttamente legato all’attualità. Sicuramnte pensavo di occuparmi di questioni riguardanti la società, la politica e magari anche alcuni aspetti legislativi, ma avevo anche in mente di presentare alcuni personaggi particolarmente affascinanti, del presente e del passato, di divagare sul cinema, la poesia, la storia antica. E pensavo più a descrivere le mie “visioni” che non ad argomentare questa o quella analisi su un intricatissimo quadro internazionale. Adattarsi è stato cosa buona e giusta. Però ha significato spendere tempo ed energie seguendo vicende in rapido sviluppo, cercando di misurare il polso della situazione, di stare al passo coi fatti.

Ecco allora che dopo la pausa estiva, riprendere da dove si era lasciato si è verificato essere semplicemente impossibile. Dunque continuavo a procrastinare senza riuscire ad immaginare una via d’uscita. Ora però il flusso di informazioni ha ridotto la sua portata, gli eventi sembrano aver rallentato e pare essere di nuovo possibile occuparsi di dettagli e cose apparentemente inutili. Forse anche realmente inutili, chissà. Rimane da mettere a frutto il fatto che sull’area geografica di cui avevo scelto di scrivere è stato innalzato il livello generale di attenzione, in realtà più nel resto del mondo che non in Italia. Dunque forse continuare a scrivere solo in Italiano ha davvero poco senso se si ha in mente di condividere qualcosa con qualcuno che possa trovarlo interessante.

Quindi si rallenta e il blog diveta bilingue, nonostante questo significhi dilatare ulteriormente i tempi di pubblicazione dei post. I nuovi articoli saranno anche in inglese e quelli vecchi verrano equipaggiati, gradualmente, di un riassunto introduttivo in lingua anglosassone. E poiché ormai sono diversi mesi che non vivo più in Italia e i fantastici documentari storici della televisione pubblica spagnola sono una grande fonte di ispirazioni, le analogie tra le stramberie della storia persiana e quelle della nostra povera Italietta non saranno più le uniche prese in considerazione. Daremo un po’ di attenzione ad altri due casi con tratti simili, ovvero un tentativo di migliorare un condizione presente sfociato in una cambio di regime in senso autoritario, conservatore e fondamentalista dal punto di vista della morale religiosa: la Spagna Franchista ed il Chile di Pinochet (le somiglianze inquesto caso vanno bel oltre quelle evocata dallo slogan “Khamenei come Pinochet”).

Siccome però non è nemmeno possibile (e sensato) fare finta di niente, nei prossimi giorni elaborerò una cronologia degli eventi principali degli ultimissimi mesi, dall’insediamento del governo in poi, e spenderò due parole per discutere le questioni di portata più generale: la proposta di 3 ministri donne da parte di Ahamdinejad e il successivo respingimentro di 2 di queste; la battaglia intrapresa da Karroubi per denunciare e sottrarre all’oblio collettivo gli abusi ed in particolare gli stupri commessi nelle carceri iraniane ai danni dei manifestanti arrestati; più in generale, l’impossibilità del regime di infilare la testa sotto la sabia compeltamente e fare finta di niente e le incrinature che questa situazione ha prodotto.

Che poi si sanno un sacco di cose…

“Di buone  intenzioni è lastricata da strada dell’inferno”;

“La strada del Poi porta a casa del mai”;

“Tra il dire e il fare …”;

Immagina della città sotterranea di Kariz, costruita più di 2500 anni fa

Kariz-e Kish, Iran. Costruita più di 2500 anni fa, Kariz era un'antica rete di acquedotti scavata nell'unica isola corallica del pianeta ed oggi trasformata in una incredibile città sotterranea che si estende su un'area di circa 10000 mq, fino ad una profondità di 16 m. Clicca sull'imagine per saperne di più.

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International Day of ACTION for Iran – Barcelona

28 luglio 2009 at 11:49 (eventi) (, , , , , , )

uni_square

Barcelona, Plaça Universitat (University Square) - 25th July 2009

amnesty

The speaker from Amnesty International holds her lecture (in Catalan) before an Iranian flag with the words "Freedom for Political Prisoners" (in Spanish)

people

Iranian, Spanish and international people standing in solidarity

children2

Iranian children in Barcelona, dressing a T-shirt with the picture of Neda. They were giving red roses and green ribbons to the people.

green_baloons

Green baloons flying among people

Musinc in Solidarity

Music in Solidarity

"Where is my vote?" in Spanish (left) and Catalan (right)

"Where is my vote?" in Spanish (left) and Catalan (right)

The word "Iran" made up by candles

The word "Iran" made up by candles

Young Iraninan speaker addressing people with chants and slogans

Young Iraninan speaker addressing people with chants and slogans

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International Day of ACTION – July 25

25 luglio 2009 at 10:39 (eventi) (, , , , , )

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Dibattito sull’Iran: un contributo interessante

12 luglio 2009 at 11:13 (contributi in prestito) (, , , , , , , , )

Mentre leggevo quest’articolo, pescato sul sito comunistissimo e italianissimo “Il mercante di Venezia“, mi domandavo come l’autore fosse riuscito a mettere insieme informazioni così dettagliate senza avere accesso a fonti dirette o comunque in lingua farsi. Infatti non era questo il caso.
L’autore dell’articolo che segue, di cui faziosametne riporto solo le parti che trovo più interessanti e condivisibili ma che può essere letto qui in versione integrale, è Alì Ghaderi, Responsabile Esteri dell’Organizzazione dei Fedayn del Popolo Iraniano. Si tratta di un pezzo molto… marxista,  lungo e “pedante” per stessa ammissione di chi lo ha scritto, strutturato in forma argomentativa e decisamente dettagliato, che forse vale la pena di leggere per intero. Qui riporto l’essenziale, la linea del discorso senza però le prove minuziose o tutti gli esempi.

Dibattito sull’Iran. Risposta a Eva Golinger e agli islamo-marxisti

Compagno Chavez, compagno Lula, compagno Ahmadi Nejad? No, grazie! Risposta a Eva Golinger e ai suoi estimatori italiani

In questi giorni nella sinistra italiana, di fronte ai drammatici avvenimenti in Iran, fioriscono singolari manifestazioni di simpatia verso la Repubblica Islamica, anche grazie alle prese di posizione di alcuni numi tutelari della stessa sinistra, tra cui Lula e Hugo Chavez, il quale ha dichiarato che in Iran non ci sono stati brogli e che la cosiddetta onda verde è semplicemente un’invenzione della CIA. Di fronte a tali affermazioni pensavamo non ci fosse bisogno di intraprendere lunghe discussioni teoriche. Basterebbe utilizzare il buon senso per dire che la sinistra non può appoggiare un regime dittatoriale teocratico e che Lula e Chavez parlano a difesa delle proprie economie.

Ma, preso atto che per alcuni il buon senso non è sufficiente, veniamo ad argomentare questa affermazione. E siccome buona parte delle obiezioni vengono corroborate da una sedicente analisi “leninista”, attingeremo a qualche esempio tratto dalla storia del marxismo rivoluzionario, chiedendo anticipatamente scusa se saremo costretti ad essere un po’ pedanti. Il sito de L’Ernesto ha tradotto e pubblicato nei giorni scorsi un articolo di Eva Golinger, intitolato La “Rivoluzione Verde”: il copione è stato riproposto; questa volta in Iran, che ci sembra un buon compendio delle teorie complottiste islamo-marxiste e dunque scegliamo di rispondere a quell’articolo, anche perché l’autrice è un’intellettuale vicina proprio a Hugo Chavez. […]

Le tesi della Golinger si possono sintetizzare così:

1. la ribellione del popolo iraniano è assimilabile alle cosiddette “rivoluzioni colorate” avvenute in alcuni Stati dell’Est europeo e repubbliche ex sovietiche, come la “rivoluzione arancione” in Ucraina. In altre parole è l’imperialismo americano che, attraverso ONG, servizi segreti e altre agenzie governative, tira i fili della contestazione. Mostrare indulgenza nei confronti di chi manifesta significa dunque schierarsi con l’imperialismo, cioè con gli USA.

2. I brogli e l’immagine dittatoriale appiccicata alla Repubblica islamica sono un’invenzione mediatica mirata a screditare l’Iran, appunto perché rappresenta un ostacolo per l’imperialismo americano.

3. Ahmadi Nejad in realtà gode del sostegno del popolo iraniano, mentre il movimento scatenatosi dopo le elezioni esprime gli interessi esclusivi della borghesia e delle classi medie: una specie di cavallo di Troia per gli interessi americani in Iran.

1. Non c’è un solo imperialismo

E’ assodato che gli USA vedano nell’Iran un paese chiave per loro politica, vista l’influenza che esso esercita su una vasta area del mondo, attraverso i suoi legami con le enclavi sciite in Iraq, Libano, Siria, Pakistan, India e anche con organizzazioni dell’islam sunnita (ad esempio Hamas). Dunque è ovvio che lavorino per modificare gli assetti di potere interni all’Iran secondo i propri interessi. Trarne come conseguenza che chi contesta il regime è filoamericano ci sembra quanto meno discutibile. Viviamo in uno scenario mondiale complesso e segnato dal conflitto tra differenti imperialismi (non c’è solo quello americano) ed è abbastanza naturale che, in questo quadro, qualsiasi posizione si assuma su temi di politica internazionale possa essere strumentalizzata. Non è una novità. Vorrei ricordare che nel 1917 Lenin e gli altri rivoluzionari russi in esilio in Europa arrivarono in Russia per mettersi alla testa della rivoluzione nel famoso vagone piombato messo a disposizione dalla Germania, probabilmente insieme a una congrua dotazione di rubli, e che se il Kaiser fu così gentile doveva avere i suoi buoni motivi. Tant’è che per anni la propaganda dipinse i bolscevichi come spie e agenti dell’imperialismo tedesco. Avrebbero dovuto dire: “No, grazie. Andiamo a piedi”?

Seconda osservazione: siamo proprio sicuri che oggi Obama abbia interesse a sostenere una ribellione che nasce sì da uno scontro interno al regime, ma sotto la spinta popolare sembra sfuggire allo stesso controllo di Moussavi? A giudicare dalle dichiarazioni sue e dei principali governi occidentali parrebbe esattamente il contrario.
[…] lo scontro tra Ahmadi Nejad e Moussavi, nato come un conflitto di potere tutto interno al regime (*), ha fatto emergere un groviglio di contraddizioni e di aspirazioni collettive che probabilmente travalicano le intenzioni di Moussavi e su cui lui stesso non è in grado di esercitare un controllo adeguato. Le elezioni sono state la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di tensioni politiche e sociali crescenti, che già da alcuni anni si manifestavano nei fermenti delle classi medie più sensibili alle sirene occidentali, ma anche in una crescita significativa delle lotte sindacali e della contestazione studentesca. Il conflitto che ne è seguito dunque ha portato alle luce domande che non troveranno risposta nel quadro della Repubblica islamica e dunque spingono verso una possibile rottura con le compatibilità di quel quadro. Se negli ultimi giorni, anche come conseguenza della repressione brutale, agli slogan contro Ahmadi Nejad si sono aggiunte le grida di “Morte a Khamenei! Morte alla Repubblica islamica!” e la gente ha cominciato a bruciare le immagini della Guida religiosa, significa che la probabilità di una “soluzione interna”, quella che tutte le diplomazie occidentali perorano, sta diminuendo. […]

I leader “riformatori” storici iraniani oggi sembrano impegnati nella ricerca di una soluzione che permetta di mettere a lato Ahmadi Nejad e forse anche Khamenei preservando la repubblica islamica […]. Il problema è: oggi, dopo decine di morti, centinaia di arresti, l’esplodere della rabbia popolare, tale mediazione è possibile e Moussavi sarebbe in grado di sottoscriverla? A noi non sembra scontato che la risposta sia sì. Arrivato alle elezioni come creatura di Rafsanjani, Moussavi, ex primo ministro e responsabile per lo sterminio di 30mila oppositori del regime (noi non ce lo siamo scordati), oggi è spinto dalle circostanze verso un’altra traiettoria. Lo scenario è contraddittorio e ci sono diversi finali possibili.

2. L’anti-imperialismo “unitario e plurale”, da Chavez a Ahmadi Nejad

A differenza di Eva Golinger, di Lula e di Hugo Chavez noi non abbiamo granitiche certezze sulla vittoria di Ahmadi Nejad né su quella del suo rivale, anche se l’ammissione di qualche “errorino” da parte di Khamenei è acclarata. Ma il punto è che – con o senza brogli – quando un candidato per essere eleggibile deve essere costituzionalmente “approvato” dalla Guida religiosa e professarsi musulmano di confessione sciita, cioè quando vi sono forze politiche (tra cui quelle di sinistra) escluse dalle candidature, il tasso di democraticità di un sistema politico non si misura più in base alla “regolarità” degli scrutini. Noi […] pensiamo che, dal punto di vista dei lavoratori e delle classi subalterne, un sistema democratico sia preferibile a una teocrazia. E sappiamo che la rivendicazione collettiva di semplici diritti democratici si accompagna e si intreccia per lo più con la richiesta di giustizia sociale. Tuttavia dobbiamo riconoscere di essere viziati da qualche pregiudizio ideologico. Tanto da ritenere – a differenza di Eva Golinger – che quando la polizia spara su donne e bambini, ciò costituisca un crimine e non “una presunta violazione dei loro diritti” (a meno che anche i morti non siano una fiction girata negli studios della Paramount a Hollywood).

I compagni de L’Ernesto ci risponderanno citando la famosa frase di Lenin a proposito dell’emiro afghano Amanullah – “E’ un reazionario, ma lotta contro l’imperialismo” -, utilizzata dai “marxisti-leninisti” per giustificare l’appoggio a un fronte antimperialista che va da Chavez a Ahmadi Nejad, magari passando per il mullah Omar e – perché no? – Osama Bin Laden. Ma Amanullah era un reazionario che negli anni ‘20 abolì la schiavitù e l’usura (a danno dei commercianti e dei grandi proprietari terrieri); bandì la poligamia, l’obbligo per le donne di portare il velo, la pratica dei matrimoni imposti e introdusse le scuole miste. Infine lottò per l’indipendenza dell’Afghanistan dall’impero coloniale inglese e venne rovesciato con l’appoggio dei clan tribali ostili alla modernizzazione. […] Ma sdoganare la politica interna degli ayatollah in nome della lotta contro l’imperialismo significa tuffarsi nel paradosso: in Italia la sinistra rivendica più diritti e libertà per i lavoratori, ma ai lavoratori iraniani chiede di sacrificarsi “per il bene del proletariato mondiale” […], ma ai manifestanti di Tehran chiede la dichiarazione dei redditi per vedere se sono proletari o classe media (e se hanno l’IPhone o usano Twitter è già un indizio di colpa, come se l’Iran fosse il Burkina Faso). […] I fenomeni sociali e politici sono spesso contraddittori e affrontarli semplicemente capovolgendo il punto di vista del “grande Satana” è segno di subalternità. Il marxismo fonda la sua politica sulla necessità di un punto di vista autonomo e internazionalista dei lavoratori e delle classi subalterne, non sul rimpallo delle disgrazie tra i lavoratori di diversi paesi.

3. I fattori sociali nello scontro in Iran

Qui entra in campo il vero e proprio fondamento teoretico del complottismo di Eva Golinger e degli islamo-marxisti: in Iran i lavoratori e le classi subalterne starebbero con Ahmadi Nejad e la borghesia e le classi medie (prima o poi qualcuno ci spiegherà cosa sono) con Moussavi. Che le classi medie stiano con Moussavi non ci piove. La borghesia, come è nella sua natura, segue gli avvenimenti aspettando di capire come butta. A noi sembra peraltro che la borghesia iraniana non abbia troppo di che lamentarsi di Ahmadi Nejad. Dal 2005 al 2008 – secondo il Ministro delle Finanze e responsabile dell’IPO (Iranian Privatization Organization) Golamrezha Kord Zaghaneh – la Repubblica Islamica ha privatizzato un terzo degli assets statali, circa 330 aziende di Stato – banche, telecomunicazioni, trasporti, scuola, sanità, settore petrolifero, persino la pesca – per un valore di 330 miliardi di real, precisando che “l’ampiezza delle privatizzazioni in Iran è di gran lunga maggiore che in Europa e in particolare in Francia, cioè nel paese che ha aperto la strada all’ondata di privatizzazioni europee”. Per quanto riguarda invece il vasto sostegno popolare ad Ahmadi Nejad andrebbe dimostrato in modo un po’ più serio. Invece c’è chi addita come prova i dati elettorali forniti dal governo iraniano, il che equivale a dire che i lavoratori iraniani stanno con Ahmadi Nejad perché lo dice Ahmadi Nejad. C’è chi dice che i Basiji sono “figli del popolo”, parafrasando i famosi versi scritti da Pasolini nel ’68, dopo gli scontri di Valle Giulia (“Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dei poveri”). Noi, finché qualcuno non ci porta argomentazioni e dati più seri, persisteremo nelle nostre erronee convinzioni, consolandoci di essere in compagnia di tutte le organizzazioni della sinistra iraniana, compresi i marxisti-leninisti del Tudeh. D’altra parte vorremmo ricordare che anche Mussolini godette di un significativo sostegno popolare, tanto da arrivare al potere di fatto per via parlamentare (certo dopo aver fatto fuori un bel po’ di socialisti e comunisti). Che il fascismo in Italia si fece promotore di una legislazione sociale relativamente avanzata: il welfare e l’industria pubblica italiani nascono proprio in quel periodo. Che infine combatté gli imperialismi americano e inglese. Evidentemente ciò non bastò ai lavoratori. […]

In questi anni in Iran si è manifestata una forte crescita delle lotte sindacali, in particolare nel settore auto, negli zuccherifici, nei trasporti e nella scuola. Centinaia di sindacalisti si trovano in carcere e lo scorso Primo Maggio le manifestazioni del May Day sono state apertamente ostacolate dall’occhiuta polizia del regime. A meno di pensare che sindacalisti e scioperanti siamo provocatori al soldo dell’imperialismo yankee ciò sembra contraddire quanto dicono Eva Golinger e accoliti. D’altra parte quando si parla di sostegno popolare in un paese in cui vi sono 8 milioni di dipendenti pubblici che vengono portati in autobus in orario di lavoro ai comizi dei leader politici e religiosi e che per ritirare lo stipendio successivo devono giustificare la loro eventuale assenza, bisognerebbe avere l’accortezza di usare almeno le virgolette. Così come bisognerebbe evitare di rendere l’equazione onda verde=classi medie una legge della fisica. Guardare con attenzione ai fatti, soprattutto quando ci si trova di fronte a fenomeni complessi come una grande sollevazione politica, aiuta a capirne le dinamiche e le articolazioni interne. […] Sul numero di giugno del bollettino mensile di Controcorrente abbiamo tradotto e pubblicato un comunicato del sindacato interno della Vahed Bus Company, la compagnia che gestisce il trasporto pubblico locale nel comprensorio di Tehran. Quel sindacato, che durante la campagna elettorale non aveva sostenuto alcun candidato, argomentando che nessuno di loro rappresentava gli interessi dei lavoratori, dopo le elezioni annuncia il suo appoggio non a Moussavi, ma al movimento contro il regime e invita la Confederazione Internazionale dei Sindacati a mobilitarsi non solo per la liberazione dei sindacalisti iraniani in carcere e il diritto alla costituzione di sindacati indipendenti in Iran, ma anche il rispetto dei diritti negati agli iraniani scesi in piazza dopo le elezioni. Dopo l’inizio della violenta repressione da parte del regime (o delle “azioni aggressive da parte dei manifestanti” come scrive Eva Golinger) circola la notizia che un autista della Vahed Bus Company si sia gettato col suo mezzo su un drappello di miliziani Basiji, uccidendone alcuni. […] Non credo che i tramvieri di Tehran abbiano modificato il proprio giudizio “di classe” su Moussavi. Semplicemente hanno ritenuto che nuove circostanze oggettive abbiano modificato il ruolo dell’ “onda verde” a prescindere dalle intenzioni del suo leader. E probabilmente hanno deciso di “usare” Moussavi come una copertura meno rischiosa per esprimere le proprie aspirazioni. Proprio come nei forum su internet i manifestanti si consigliano reciprocamente di andare in piazza col Corano per avere una “copertura” dalla giurisprudenza islamica ed evitare di essere assassinati dalle forze di sicurezza.

4. Flessibili a Roma, inflessibili a Tehran…

L’idea di una rivoluzione in provetta, in cui tutti gli attori sociali procedono linearmente senza commistioni e intrecci, e le scelte politiche e gli eventi della storia si conformano alle lezioni di un presunto bignami marxista della rivoluzione è astorica e anche un po’ ingenua. Nel 1905 i bolscevichi stavano dentro i sindacati gialli organizzati da Zubatov, un funzionario della polizia zarista, protagonisti della rivolta diretta dal Pope Gapon, un personaggio personalmente e ideologicamente ambiguo. Nel 1917 rovesciarono il regime autocratico dello zar appoggiandosi alla borghesia e successivamente il governo borghese alleandosi ai contadini. […] Certo per i marxisti è fondamentale unire le proprie alle altrui forze senza perdere la propria autonomia politica e questo è un problema che si pone anche alle forze marxiste iraniane. Ma il punto è come a questo problema si cerca una soluzione a partire dalle condizioni concrete dell’Iran di oggi; un tema che va affrontato senza schematismi. Sennò il risultato è la politica dei cento fiori. Eva Golinger dice che la sinistra deve stare coi Pasdaran. Il Partito Comunista dei Lavoratori (**), dopo una disamina degli errori commessi dalla sinistra iraniana al completo, intima ex cathedra ai lavoratori iraniani di rompere con la borghesia e poi si ritira nel proprio studiolo (senza neanche inviare un drappello di compagni a Tehran per dare al proletariato persiano un esempio di risoluto e intransigente spirito di indipendenza di classe). L’inossidabile Fulvio Grimaldi (***), dice che la sinistra non deve stare da nessuna parte. Da un’altra parte i “democratici” franceschiniani si imbavagliano coi fazzoletti verdi pur di non dover dire nulla di compromettente.

Per concludere le posizioni di Eva Golinger e dei suoi sostenitori, più o meno “leninisti”, – lo diceva bene Marco D’Eramo qualche giorno fa sul Manifesto – sembrano essere il frutto di quella legge per cui il nemico del mio nemico è mio amico. Ma la proprietà transitiva, che si applica perfettamente agli oggetti dell’algebra e della geometria, non può essere trasposta meccanicamente sul terreno della politica. La politica non è una scienza pura, che manipola enti ideali e astratti come sono i punti e le linee. E’ una scienza empirica, che tratta fenomeni sociali complessi fatti da cose e soprattutto da persone che a volte finiscono per bagnare col proprio sangue il selciato della strade. Come a Tehran. […]
In Iran noi non vediamo uno Stato che si difende da forze oscure e impenetrabili. Vediamo una crudeltà cieca ed efferata che colpisce milioni di persone e non c’è nessuna idea di progresso, di giustizia sociale, di presunta lotta contro l’imperialismo che possa combinarsi con tale efferatezza né giustificarla.
27 giugno 2009
Alì Ghaderi
Responsabile Esteri Fedayn del Popolo Iraniano

Marco Veruggio
Direzione nazionale PRC/Portavoce nazionale Controcorrente Sinistra PRC

(*) questo pare condivisibile per quanto riguarda i leader politici, ma forse ai militanti politici più “ideologizzati” sembra sfuggire che Mousavi e le scelte che ha adottato in campagna elettorale avevano creato reali aspettative in una gran quantità di sostenitori. In realtà è stata l’intera fase pre-elettorale con il suo carico di illusioni di libertà e di cambiamento nel senso più generale possibile ad aver incentivato una sensazione di speranza tra diversi strati della popolazione, catalizzando il mancontento diffuso e scalfendo – almeno un po’ – il pessimismo degli attivisti navigati, dei pluri-arrestati, di quelli che avevano smesso di andare a votare dopoil fallimento dell’era Khatami o che alle urne non ci si avvicinavano referendum del ’79. E proprio il carico delle aspettative deluse, brutalmente disattese dalla vittoria del presidente uscente con un margine troppo grande per essere emotivamente sostenibile, si è trasformato nell’onda della protesta di massa che si è riversata nelle strade.

(**) vedi il post “Parola d’ordine: sovraimporre”

(***) qui, mi pare, ci siano due scuole di pensiero: la prima, più diffusa trai cosiddetti “antimperialisti”, sostiene che la Repubblica Islamica è autentico bastione di anti-imperialismo, attaccato sul nascere da Saddam Hessein ai tempi al soldo della CIA; la seconda dice che Mousavi ha aiutato la CIA a fare fuori il nazionalista panarabo, laico e progressista Saddam Hussein utilizzando armi israeliane (affare Iran-Contras) e che quindi è il più venduto di tutti in un sistema di venduti. Quest’ultima tesi è quella sposata dal Grimaldi.  Entrambe le visioni ad ogni modo si distinguono per l’estrema chiarezza e semplicità, a studiarle bene ci si troerebbero tutte le funzioni identificate da Propp... Una versione più creativa, qui (la appoggio perché è la più simpatica, seguendo la sarrachianisofia, ma anche perché adoro chi sa rimescolare le carte quando si sono già formati due solidi blocchi contrapposti)

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Ogni giorno è il 9 Luglio

9 luglio 2009 at 16:17 (contributi in prestito, notizie in pillole) (, , , , , , , )

«Quanto è stata grande la resistenza il “9 Luglio“! Tutti quanti sono venuti. Giovani e anziani e gente di mezza età. E non in una sola strada, questa volta hanno imparato dalle tre settimane passate e hanno tenuto proteste di massa in 7-8 aree principali. Non mai c’è silenzio. Tutti quanti stanno gridando. Alcuni gridano “Allah è grande” ma subito dopo viene “Morte al dittatore” e “Governo golpista, dimissioni, dimissioni!” (*)

Cronaca della giornata di oggi (9 Luglio), per ora in inglese, rubata al Blog Revolutionary Road di Saeed Valadbaygi:

  • Enghelab sq. getting busy. Forces are present. People protest in front of Chinese embassy as well!
  • Army Unit (IRG) Positioned infront of Interior Ministry
  • Heavy Security Forces at Enghelab Sq.
  • Guards moving toward Jmalzadeh Cr. and Police replaced at Enghlab Sq
  • Army Helicopters Flying Over Enghelab Sq, Park Laleh and Azadi St
  • A group of people are protesting in front of Chinese embassy
  • People Gathering at Vanak Sq
  • Enghelab Sq is not completely closed but Police standing everywheree try to find key protesters among crowd
  • Guards moving toward Jmalzadeh Cr. and Police replaced at Enghlab Sq
  • There is no traffic! No security forces around Mohseni and Mirdamad
  • ALARMING declaration by General Hossein Hamedani of the Basij Forces
  • People & Basijis Clashes in SA’adatabad Enghelab and Tehran Universty a lot of demo
  • No Mobile Network at Centrlal Tehran.
  • Shiraz:clashes between people and basidj in darvaze qoran
  • On St. 12 Farvardin, Tehran 300 ppl sitting on the ground
  • I just called someone in Enghelab Sq. They are protesting safely! no clashes till now
  • Riot Guards moving to Enghelab sq – Police force being ordered back to bases.
  • Regular Security Forces ordered to leave Enghelab Sq. Guards units taking over
  • ppl moving in a stream to wards Enghelab from 100 bed hospital/Khomeini Hos
  • Thousends of people gathered in front of Polytechnic Uni and moving toward Valieasr St..
  • SARI:arge crowd armed with flowers and cameras in center of Sari
  • Basij & plainclothed at & around Dr. Beheshti Sq.
  • At 5 pm , thousends of people will march toward Valieasr St in support of political priosoners and will chant ” Political prisoners should be free”
  • basij throwing protesters from pedestrian bridges in Shiraz
  • At Enghelab Sq ,people walking on pedestrian ways,Police forces are there as well ,plainclothes are beween people.
  • Enghelab square is packed with people, Basijis are beating people, people are coming from surronding streets
  • Police shooting tear gas to people. people shouting dead to dictator
  • Clashes between police and people in Ebghelab Square
  • Clashes reported in Saatad Abad. Hundreds of protesters sitting on the ground in 12-e-Farvardin
  • Clashes between ppl who were moving towards Valieasr Sq and police forces
  • Clashes near Tehran university, police beating up protestors, tear gas fired
  • Enghelab square being packed with people coming from side streets, Basijis fighting them with batons & tear gas
  • Thousands of people are marching toward Valiasr square from Politechnic, one person is arrested in Enghelab square
  • ppl R moving toward Tehran Univ. & chant Don’t be afraid, we all are together
  • Security forces started using tear in Karegar st. Tehran gas
  • Police arrested a girl , they treated her very bad …they pulled her on the ground on the way to the van .Several people were arrested
  • Teargas fired at Enghelab Sq. clashes in Enghelab and Azadi Sq.
  • 2-3000 people now in Revolution (Enghelab) Square in Tehran
  • people and basijj clash at Enghelab square – people outnumber basijj by 10 to 1
  • Clashes infront of Tehran Universi and VankSq
  • People are joining the demonstration from Imam Hossein Sq. towards Enghelab Sq
  • Police arresting seemingly at random, throwing tear gas into buses.
  • Hundreds of Protesters chanting against the regime infron of Ploytechnic University, Near Azadi Sq.
  • Police used Teargas against people trying to push them back at Vanak Sq
  • Protests reported in Tabriz, Isfahan & Shiraz as well.
  • Heavy Clashes at Karegar Shomali St, (Near Enghlab Sq.) Tear gas, Fire and blockage…
  • Mashhad:In Imam reza Shrine ppl gatherd and number of them are icreasing minute by minute…
  • Isfahan streets are full of plaincloths and ppl are standing in streets from Khaju Brdg to Siosepol!
  • Next 2 Tehran University PPL are chanting death to the dictator and asking the Police Force to join them
  • Gathered ppl at Ferdowsi Sq r increasing ,thers’s a big crowd!
  • More than 30 ppl were arrested againt Tehran Uni..
  • Gunshots and tear gas fired at Engelab Sq
  • Esafahan Basijis attacking PPL with teargas
  • PPL got attacked and eye witness reported bloody PPL and teargas.
  • A big group of ppl are marching in Vesal St
  • Since 6pm some new groups of ppl have came to streets …
  • Helicopters moving in around the University
  • From Tehran Uni to beginning of Enghelab st at least 4000 ppl clapping full Bassij presence some scattred
  • Police Shooting Teargas at Poeple infront of Tehran University
  • Heavy Clashes in mohammad ali jenah St.
  • People are being arrested brutally in Enghelab, and tear gass is used in Vanak
  • People are boo-ing the bassij and sec force as they try to disperse them & shout.. “shah Soltan Velayat ur time is up’
  • uni slogans:”I will kill the one who killed my brother”..”down with dictator” SHAH SOLTAN VELAYAT ur times up
  • A lot of riot police have came in, and we saw them attacking people, in cooperation with basij.
  • Tehran:Gunshots heard at Keshavarz Blvd.
  • Tehran time:19:37
  • GunShots heard from Kargar Shomali St
  • ppl in Tabriz move toward Abresan intersection
  • Many of Tehran Marketers are closed in July 9th occasion
  • Clashes in front of Evin Prison!
  • Cars in the streets…fires everywhere in Azadi street…Basij breaking car windows
  • An hour ago Mirdamad Metro station sat on fire
  • Fire in Mirdamad getting out of control
  • Ppl attacked Basij in SaadatAbad & Sattarkhan
  • Several people arrested in Vlaiasr junction
  • Tehran time:20:30
  • Internet in Iran have many problem and speeds are low
  • After 8PM in Iran, still many ppl in street & ppl already chanting from rooftops. Many clashes today
  • Tehran is in fire people are so many more and bsij in some places running from protesters
  • People attacked Basij in SaadatAbad and Sattarkhan

Per seguire Saeed su Twitter cercate BISTOO,  è anche trai link nella colonna a destra

(*) da questo mese ilsuo blog è disponibile anche in italiano: qui

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Il meglio che ho trovato oggi…

25 giugno 2009 at 14:52 (contributi in prestito, notizie in pillole) (, , , , , , )

Non è tutta roba di oggi, le ricerche in rete richiedono tempo, però è tutta roba decisamente ancora attuale.

1) Cominciamo con un’analisi di tipo generale che riguarda il “soggetto” in lotta in Iran, sì in Iran e non solo a Teheran:

La classe lavoratrice iraniana e la rivolta, una bella traduzione scovata su Indymedia Napoli

Postato il 20 Giugno, 2009 da Anonimo

Autore: Freebooter
link autore: http://freebooter.da.ru/ (fonte originale: Lenin’s Tomb)

Venerdì 19 giugno 2009
postato da lenin

Durante la preparazione delle elezioni era un luogo comune che Ahmadinejad avrebbe tenuto il voto della classe lavoratrice. Questo era stato il caso nel 2005 e si era dato per scontato che sarebbe stato il caso nel 2009. La ragione data è stata che Ahmadinejad aveva aiutato la classe lavoratrice con svariati benefici pagati con i profitti del petrolio. E, naturalmente, lui stesso è, per così dire, un ragazzo della classe lavoratrice che ha avuto successo: il figlio di un fabbro ferraio che ha ottenuto un PhD, entrato a far parte della destra nella rivoluzione ed alla fine è divenuto presidente. Infine, è stato arguito che i lavoratori erano socialmente conservatori ed avevano poco tempo per la gente della classe media che voleva una legislazione più liberale. Questo quadro, mentre accenna ad importanti verità, è anche piuttosto condiscendente nella sua presunzione che i lavoratori si preoccupino soltanto di questioni di pane e burro e che tendano verso il cupo fanatismo quando si tratta di questioni di democrazia e di diritti delle donne. […]

[Nota: Consiglio a chi passa di qua di partecipare anche al sondaggio proposto nello stesso blog nel post “Amici Nemici“, la mia idea in merito l’ho lungamente esposta nell’articolo “Incerta è la rotta della rivoluzione” (dove però i casi più patologici – leggasi criptofascisti 😉 – sono trattati solo di striscio)]

Questa non è Teheran. È Isfahan. (dal blog Lenins Tomb -20 giugno 2009)

Questa non è Teheran. È Isfahan. (dal blog Lenin's Tomb -20 giugno 2009)

2) Proseguiamo col buon Subecumene che  nelle sue mappe oggi ha scritto un post che mi ha davvero colpito e che credo valga proprio la pena di leggere… soprattutto se si è incappati nei commenti #2 e #3 del sopracitato post su Indymedia. (A questi sostenitori del Compagno Mahmud che vieta gli scioperi ma regala bustarelle di stato ai “proletari iraniani”, non posso fare a meno di augurare qualche giorno di permanenza in una cella della prigione di Evin, per mero errore giudiziario, magari in compagnia di qualche prigioniero politico o di qualche giornalista.)
Riporto un passaggio che in qualche modo mi sembra riassuma la posizione complessiva espressa.

Grazie Teheran, grazie Iran
25/06/2009 di subecumene

[…] Ma comunque, grazie Teheran, grazie Iran.

Che straordinario effetto chiarificatore state avendo sul mio modo di vedere le cose.

Nessuno stupore se il governo italiano, criticando le repressioni in Iran, lo fa nel contesto di foto e immagini filmate dell’incontro ufficiale con Benyamin Netaniauh, il primo ministro d’Israele, la nazione più razzista del pianeta.

Nessuno stupore se i repubblicani USA, in un’apoteosi di cinismo, pretendono di apparire come i paladini della causa della libertà iraniana (rendendo sempre più difficile a Obama la sua scelta di non interferenza), quando ancora un anno fa avrebbero visto volentieri bombardamenti sull’Iran per distruggerne l’infrastruttura civile e per contaminare radioattivamente ampie porzioni del territorio. No, non c’è nessuna novità qui.

Ma che sollievo poter separare ogni mia residua responsabilità dai cosiddetti “geopolitici” o gli “antimperialisti”, quelli per cui non esiste regime sufficientemente oppressivo che non meriti simpatie e appoggio se appena adotta una retorica sufficientemente antioccidentale. Come si può difendere il clerico-fascismo iraniano e pretendere di parlare ancora in nome di principi di libertà e democrazia? Quando c’è la possibilità di scegliere centinaia di migliaia di iraniani che sono scesi nelle strade in nome della libertà? Mussolini negli anni 30 era il campione della causa contro le demoplutocrazie, e contro di esse fece persino una guerra (che è molto più di quanto si possa dire di Ahamadinejad). Avete qualche dubbio con chi si sarebbero schierati negli anni 30 i “geopolitici” e gli “antimperialisti”? […]

Ancora Isfahan. Stessa fonte.

Ancora Isfahan. Stessa fonte.

3) Seguono due “casi umani”: la lettera aperta della scrittrice iraniana Nardana Talachian, entusiasta e piena di speranze ai tempi della campagna elettorale (vedi intervista su Peace Link) oggi decisamente demoralizzata; e una storia personale raccontata da Paolo Coelo, amico del medico che ha socorso Neda e che ora ha dovuto lasciare il Paese (dal sito del Corriere della Sera, qui).

4) Aggiornamenti sempre freschissimi, in inglese ed initaliano, su Revolutionary Road e Rivolta in Iran.

Ma le infermiere sono classe media? Magari saranno donne borghesi ha cui è concesso di svolgere un lavoro borghese per che vengono da famiglie borghesi? (foto dal blog Revolutionary Road )

Ma le infermiere sono classe media? Magari sono donne borghesi a cui è concesso di svolgere un lavoro borghese per che vengono da famiglie borghesi? (foto dal blog Revolutionary Road )



Ma comunque, grazie Teheran, grazie Iran.

Che straordinario effetto chiarificatore state avendo sul mio modo di vedere le cose.

Nessuno stupore se il governo italiano, criticando le repressioni in Iran, lo fa nel contesto di foto e immagini filmate dell’incontro ufficiale con Benyamin Netaniauh, il primo ministro d’Israele, la nazione più razzista del pianeta.

Nessuno stupore se i repubblicani USA, in un’apoteosi di cinismo, pretendono di apparire come i paladini della causa della libertà iraniana (rendendo sempre più difficile a Obama la sua scelta di non interferenza), quando ancora un anno fa avrebbero visto volentieri bombardamenti sull’Iran per distruggerne l’infrastruttura civile e per contaminare radioattivamente ampie porzioni del territorio. No, non c’è nessuna novità qui.

Ma che sollievo poter separare ogni mia residua responsabilità dai cosiddetti “geopolitici” o gli “antimperialisti”, quelli per cui non esiste regime sufficientemente oppressivo che non meriti simpatie e appoggio se appena adotta una retorica sufficientemente antioccidentale

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Incerta è la rotta della rivoluzione

25 giugno 2009 at 06:35 (pensieri personali) (, , , , , )

Per prima cosa, prima di iniziare a sproloquiare, segnalo un bell’articolo di Mazzetta uscito lunedì 22 giugno: “Iran, la partita continua” (qui, qui e qui, per non fare torto anessuno). Mi prendo la libertà di riportare i passaggi più originali e personali, tralasciando quelli prettamente informativi:

«La rivolta iraniana non accenna a placarsi nonostante la repressione (*). Come in una partita a scacchi che non si concluderà sicuramente in pochi giorni, le pedine si muovono sullo scacchiere senza che agli spettatori sia dato capire le prossime mosse e le probabilità di vittoria dei giocatori e la partita risulta ancora più indecifrabile a chi non conosca la complessità della politica iraniana, spesso esemplificata oltre la realtà per esigenze di propaganda. […]

[…] Attorno alla partita iraniana, che sembra proprio essere iniziata del tutto inattesa oltre le frontiere del paese, gli spettatori trattengono il fiato. Non è chiaro l’esito dell’incontro e non è chiaro nemmeno se sia nell’interesse di altri paesi disturbare lo scontro in corso, gli stessi Stati Uniti hanno scelto un profilo molto basso, presto emulati da molti altri paesi che per giorni hanno ufficialmente ignorato le vicende iraniane. Gli Stati Uniti avevano appena inaugurato la politica dell’approccio pragmatico nei rapporti con l’Iran e teso la mano al regime e sicuramente Obama è sincero quando dice che a lui e al Dipartimento di Stato “non è chiaro” se abbia senso sostenere Mousavi nelle sue rivendicazioni, anche le reazioni negative alla repressione hanno avuto un tono assolutamente temperato. Anche il governo israeliano, al quale faceva gioco la vittoria dell’estremista Ahmadinejad, ha lanciato la palla rovente nel campo di Obama, dichiarando che ne asseconderà le iniziative nei confronti dell’Iran. Una maniera come un altra di porsi, con poca spesa, come fedele alleato dopo i recenti attriti sul congelamento delle colonie israeliane nella West Bank e magari sperare che l’infuocarsi dell’Iran distragga gli USA dall’idea sgradita di dettare le mosse d’Israele.

[…] I dimostranti iraniani sembrano gli unici genuinamente, e forse ingenuamente, a difendere qualcosa di condivisibile e di fondamentale: la loro libertà. In tutto il mondo, dove ci sia o non ci sia libertà, uomini e donne non possono che sostenere il diritto alla parola e all’integrità fisica dei dimostranti iraniani, augurandosi che prima o poi riescano a liberarsi dalla morsa clericale e a sviluppare nuovi equilibri fondati sul confronto tra gli uguali piuttosto che sulle parole incerte di deità improbabili.»

Prima di questo passaggio di chiusura, davvero molto bello, nell’articolo si fa riferimento agli “omologhi dei manifestanti iraniani” che sarebbero gli unici ad appoggiarli davvero nella loro lotta contro un potere oppressivo.  Ma chi sarebbero questi omologhi? Esistono davvero?

Al comizio di Mousavi, 23 maggio 2009 - Foto: Naeim Karimi

Al comizio di Mousavi, 23/05/2009 - Foto: Naeim Karimi

Ora voglio dire un po’ di cose a schiodo.
Quando nell’estate del ’77 iniziarono le manifestazioni di massa contro lo shah, era abbastanza chiaro chi si identificava coi rivoltosi e chi no. La rivoluzione era anti-americana e anti-imperialista e quindi piaceva a coloro che davano a queste istanze priorità su altre. Così mentre i socialisti di tutta Europa guardavano alla rivolta con diffidenza non riuscendo ad individuare un’avanguardia in cui identificarsi, la sinistra così detta estrema provava una simpatia quasi empatica per quelle folle oceaniche che si riversavano nelle strade, senza armi, sfidando un esercito dotato di mitragliatori. La rivoluzione era anti-occidentale e anti-capitalista e piaceva a quelli che con l’Occidente ed il suo sistema di valori avevano un rapporto fortemente conflittuale.
Nel suo essere così fortemente “anti”, la rivoluzione iraniana era anche però fortemente ambigua nelle proposte, non solo perché Khomeini e altri fautori della teocrazia avevano inizialmente adottato una retorica pro-democrazia e pro-libertà (ma anche pro-giustizia sociale) poi rinnegata. Erano la stessa sinistra iraniana, marxista e non, il movimento delle donne e gli intellettuali  indipendenti a non avere le idee troppo chiare. Basti pensare che granparte delle donne “progressiste” indossava il velo ai cortei in segno di solidarietà con le donne delle classi povere, ma anche come simbolo di emancipazione, per enfatizzare il propio valore sociale contro la mercificazione capitalista della donna imposta dal tiranno, fantoccio del Grande Satana, ovvero degli USA nel gergo di tutti i dimostranti, islamisti e non.
Nella fucina rivoluzionaria, la quasi totalità dei nodi non era sciolta al principio, i non detti erano in quantità ampiamente dominante ripetto ai punti comuni chiari ed espliciti. Oggi assistiamo ad una rivolta, una sommossa, ma probabilmente non ad un movimento sociale né ad una rivoluzione, che si muove tutta dentro logiche interne. Il “dittatore” non è un fattoccio di nessuno, è un gran bastardo di per se stesso. L’elité religiosa autocratica non è vittima e/o fautrice di valori culturali estranei ed intossicanti, non è accusata di corrompere e snaturare la società.
È accusata di essere disonesta e oppressiva, di negare le libertà essenziali dei cittadini, di gestire male l’economia, diprodurre disoccupazione e svalutazione salariale, di causare code infinite alle pompe di benzina in un paese che è uno dei maggiorni produttori  di petrolio.
Tutte accuse che valevano ugualmente per lo Shah e la sua cricca, ma mancando l’altra parte, mancando il discorso anti-imperialista e anti-capitalista, le rivendicazioni degli iraniani che si sollevano oggi sono facilmente sposabili dal “cittadino medio occidentale”.
Come dice eloquentemente Panorama: “Più veline, meno velate! Ahmadinejad, le vogliamo senza velo”. Ovvero li e le vogliamo “come noi”, devono smetterla di essere diversi e di sbattercelo in faccia, ci indentifichiamo nella loro lotta per essere “come noi”.
Ma chi l’ha detto che vogliano essere come noi? Questo appoggio degli “omologhi” spesso è in realtà una solidarietà pelosa da parte di chi odia tutto ciò che si discosti da Rete4. Ma poi questi qui non sono omologhi per nulla, sono solo perditempo populisti che riempiono la rete e la carta stampata di un mucchio di informazioni grossolane e pressapochiste, quando non del tutto false (ho letto perfino che “L’Iran è una monarchia”).

Donna velata marcia con le donne che si oppongono allhijab compulsorio (da iranian.com)

Donna velata partecipa ad una marcia contro l'hijab obbligatorio (da iranian.com)

Di contro chi non ha simpatia per Rete4 trova mediamente difficile stabilire un rapporto empatico con una rivolta che sembra poter avere come massimo risultato che anche “loro” abbiano i “guai nostri” invece di quelli che hanno adesso. Anche perché l’entusiasmo sbandierato dai mass media questi rivoltosi li rende quasi antipatici. Quasi impresentabili.
E poi gli studenti iraniani, almeno quelli che vivono in Italia hanno un approccio ultra-istituzionale al problema. Emettono comunicati in cui dichiarano di non voler svalicare i limiti della loro costituzione, ovvero i limiti di una costituzione che pone l’elité religiosa ai comandi e il popolo nella condizione di un perenne adolescente dotato di una parziale autonomia ma sempre bisognoso di un tutore, un guardiano con diritto di veto. Molti ti dicono che sanno che l’attuale sistema politico iraniano è il migliore possibile per un paese musulmano, si tratta solo si spostare un po’ gli equilibri , “stretch the limit” dicono gli attivisti iraniani, per ottenere un po’  di libertà in più, un po’ più di giustizia, per poter stare sotto un tallone un po’ meno di ferro, un po’ meno persecutorio.
Ma siccome che non ci rendiamo conto bene di quello che significa vivere là, generalmente permanne una certa diffidenza. È difficile realizzare cose si possa fare tutto quello che “facciamo noi” normalmente o quasi, ma in una posizione di perenne “illegalità diffusa”.  Un’illegalità che non è quella del consumatore di marjuana italiano che rischia di avere qualche problemino fastidioso con la legge. Un’illegalità che senza soluzione di continuità passa dalla multa, alle frustate, all’impiccaggione, per “crimini” assulutamente simili.

D’altra parte le immagini degli scontri, della gente che fa le barricate e rompe il manto tradale per tirare pezzi di roba ai miliziani, di ragazzi e ragazze che esultano dopo aver resinto un assalto, trovando, sembrerebbe, finalmente uno spazio per stare in sieme alla  pari sono davvero forti, coinvolgenti, drammaticamente entusiasmanti. E forse dovrebbero bastare. Che siano tonti o privilegiati, questi dimostranti che si scontrano con basiji e pasdaran hanno una potenza evocativa indiscutibile. Rischiano la pelle e questo haun valore che va ben oltre quello che può essere la loro giustificazione apparente per quello che fanno. Dall’altra parte c’è un corpo paramilitare che incarna tutti i peggior incubi di chiunque abbia rispetto della vita umana. Ci sono indivisui che hanno la repressione come propria vocazione, nemmeno per mestiere, sono dei volontari. C’è l’idea dell’illegittimità di ogni rivendicazione, di ogni aspirazione, al di fuori di quella di obedire ad un capo e sottomettersi ai dettami religiosi così come vengo interpretati da questo. C’è l’ideologia della sottomissione come valore massimo, quasi unico, appena coperto dalla foglia di fico dell’orgoglio nazionale. Sottomettetevi tutti affinché la nazione sia libera indipendente, nell’iperurario delle astrazioni assolutistiche.

Barricate. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Barricate. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

A chi dice che sono “classe media” propongo un’obiezione semplice: ma “medio” non vuol dire che sta “mediamente bene”, “benestante”? E se uno sta bene, perché dovrebbe rischiare la pelle per stare appena un po’ meglio? O qualcuno crede davvero che siano tutti pagati, dal primo all’ultimo?
E se invece proprio vogliamo parlare di classe solo in termini economici, qualcuno si è andato a guardare il reddito medio dei condannati a morte la cui condanna viene eseguita per confrontarlo conquello di quelli che la scampano? Qualcuno si è fatto i conti di quanto il sistema della Repubblica Islamica funzioni di fatto per spingere per la discesa chi già sperimenta un forte disagio sociale?
La verità è che gli odiati capitalisti europei ci fanno lucrosissimi affari in Iran e che tutto vogliono meno che un paese destabilizzato. La verità è che l’Iran non è mai stato un paese autarchico, ha solo scelto di dipendere dal capitale europeo e non più da quello americano. La verità è che nessuno ha mai fatto la voce troppo grossa a livello istituzionale su faccende antipatiche come i diritti umani perché non è comodo, non è conveniente. Solo si abbaia in corrisondenza di casi sporadici che salgono alla ribalta mediatica, più per abitudine che per convinzione. E il giorno dopo il rilascio o l’esecuaione della bella ragazza di turno si rimette il problema nel dimenticatoio.

Esultanza. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Esultanza. Una foto degli scontri di sabato 20 giugno dal blog di Saeed Valadbaygi

Si possono fare le dietrologie più complicate, si posso sovramporre tutte le aspirazioni personali che si vuole, si possono – giustametne – analizzare tutti i dettagli dei retroscena più nascosti della lotta dipotere ai vertici. Ma di fatto quella che si presenta ora è per gli iraniani , tutti anche quelli schiacciati dalla retorica statal-religiosa che non si stanno sollevando – un’ottima occasione per cercare di uscire un po’ dalla cappa irrespirabile che trent’anni di “fase post-rivoluzionaria”, di cui otto di guerra, hanno imposto. È l’occasione per tentare di ripartire dal ’77 ed imboccare una nuova strada, conservando la memoria delle esperienza passate.
Difficile che se ne ripresenti un’altra.

22 maggio, primo giorno della campagna elettorale: "Nonostante siamo ancora poveri, ancora lontani dal flusso dell'economia, la nuova sfida la raccoglieremo meglio, vogliamo Ahmadinejad ANCORA!!" Foto di Naeim Karimi, che aggiunge "... Such Vivid Self Declaration of Irrationality"

(*) Per aggiornamenti sulla giornata di ieri: “24 giugno: La protesta davanti al parlamento” dal blog Rivolta in Iran; alternativamente con molte foto ma in inglese, ma già aggiornato sui fatti di oggi e con un comunicato in “italiano”, già aggiornato su di oggi: “Revolutionary Road“, blog di Saeed Valadbaygi del Partito Comunista Iraniano (dice)

(Segnalo l’aggiornamento di un articolo che avevo già citato chissà dove:
Quelli dell’onda verde“, di Omid Firouz, dottorando all’Università di Urbino, da Teheran)


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Un appello: “SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL POPOLO IRANIANO”

24 giugno 2009 at 12:53 (eventi) (, , , , , )

Eppur si muove… qualcosa si muove, anche se… siamo sempre sull’onda del qualunquismo. Lungi dal denunciare le complicità nostrane.

“SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL POPOLO IRANIANO”,
da Indymedia Piemunt.

Domani 24 giugno, a partire dalle ore 17.30, si terrà – di fronte all’ambasciata dell’Iran a Roma (via Nomentana 120) un sit-in di protesta organizzato da Rifondazione comunista in solidarietà con il popolo iraniano dopo gli scontri e la repressione seguiti alle recenti elezioni. Rifondazione comunista aderisce all’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”, appello con cui molti esponenti delle forze politiche e sindacali della sinistra italiana, in solidarietà con le forze democratiche e progressiste iraniane, chiedono la fine della repressione e la liberazione dei prigionieri politici del regime

Di seguito riportiamo i passaggi salienti dell’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”.

“Come esponenti di forze e movimenti democratici, di organizzazioni dei lavoratori e degli studenti guardiamo con estrema  preoccupazione a quello che sta avvenendo in Iran.  In questi giorni a Teheran si sta svolgendo uno scontro fra i vertici della Repubblica Iraniana, che vede contrapposti i poteri religiosi rappresentati da Khameney e da Rasfanjani: uno scontro giocato tutto sulla pelle del popolo iraniano. Uomini e donne che stanno protestando per avere maggiore libertà e democrazia.

Lo scontro elettorale tra il capo del governo uscente Amadinejahd e il principale candidato dell’opposizione Mousavi ha innescato una reazione popolare e fatto emergere tensioni sociali che già da tempo si stavano manifestando con una forte crescita dell’opposizione.  Per questo, di fronte alla violenza scatenatasi in questi giorni, è necessaria un’ampia mobilitazione internazionale a sostegno degli studenti, dei lavoratori e delle donne, del popolo iraniano. Chiediamo che  cessino la repressione e gli arresti, che vengano liberati i prigionieri politici del regime e che  il popolo iraniano possa scegliere liberamente il proprio futuro, in un nuovo quadro di garanzie democratiche per tutte le  espressioni politiche presenti in Iran”.

Personalmente mi piacerebbe vedere in giro qualche assemblea pubblica, dove confrontarsi, parlare con testimoni diversi, magari con punti di vista variegati, visto mai!

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Parola d’ordine: SOVRAIMPORRE

22 giugno 2009 at 13:58 (contributi in prestito, eventi, pensieri personali) (, , , , , , , , , )

Si direbbe che hanno tutti capito tutto.
Ognuno ha la sua versione dei fatti, la sua ricetta, e un programma politico per l’Iran da qui al 3009.
Alcune idee sono anche interessanti, senza dubbio, in certi casi molte appaiono complementari… invece no, ognuno si sente autosufficiente. Neda la martire, aveva 16-20-27 anni, era una studentessa, una militante marxista, una militante del MKO, le hanno sparato la cuore, le hanno sparato alla testa, ha sparato l’esercito, no forse i basiji, i basiji sono l’esercito? Magari anche no. Neda era un manichino o un’attrice, il video è un falso. Khamenei ha negato i funerali pubblici perché sotto sotto è un agente della CIA e sta coi rivoltosi.

Neda non era una militante di niente, tant’è che era in strada con suo padre, probabilmente è nata nel 1982 ed era una studentessa di Teheran. Sicuramente le hanno sparato al cuore, stando ai video e alla testimonianza del medico che la ha soccorsa. Il video della sua morte si trova un po’ ovunque (ad esempio qui), la testimonianza del medico è sulla pagina di Mousavi e Rahanavard su facebook, per la data di nascita e altri dettagli è stata aperta una pagina su Wikipedia in lingua inglese. Chi dice che il video, anzi i video, sono un falso spesso fa riferimento al film di Barry Levinson, “Sesso e Potere“, dove viene messa in scena una guerra inventata, con tanto di casi umani strappalacrime, per coprire un sex-gate. Di solito però le cose vanno al rovescio. I sex-gate sono lo specchietto per le allodole e le guerre la realtà da dimenticare. (Un commento interessante dal blog si Subecumene)

Ognuno appiccica sull’Iran il proprio la propria visione del mondo, quasi invece che una Paese di 70 milioni di persone fosse improvvismaente diventano un giocattolo, una palla di creta da plasmare seconod la propria fantasia…

Allora c’è chi sogna una nuova democrazia liberale in Iran, che è alla soglia DEL cambiamento, uno solo, l’unico possibile, deciso a proprio non si sa bene come. (un esempio QUI, un altro più “neocon” QUI, direttametne dalla penna di Paolo Guzzanti “Neda aveva 20 anni e le hanno sparato in testa”)

Chi vaneggia di uno stato socialista, e straparla di autonomia di classe manco l’Iran fosse l’Inghilterra del 1800. (un esempio QUI)

Chi dice che la democrazia già c’è e bisogna rispettare il risultato delle urne, e l’autonomia politica e culturale di una nazione. (un esempio QUI)

Chi legge tutto in chiave di un attacco misogino dei mullah contro le donne, lettura interessante, ma analisi un po’ naif 🙂 (per ora l’unico esempio QUI)

chi vede il complotto CIA-MOSSAD dietro ogni singolo manifestante in piazza. (uno degli innumerevoli esempi, QUI)

Gli italiani, ma non solo loro, sarebbero capaci di azzuffarsi anche sulla rivolta in Iran in un bel talk show, sempre pronti a parlare invece che ad ascoltare. E certo che ci vuole pazienza perché questi iraniani ci assomigliano pure troppo per certi versi, e si accapigliano in un modo straniantemente familiare.
Aggiungo un contributo, un commento ad uno dei post linkati sopra che ho molto apprezzato.
Da Xitrah, 22/06  ore 17:02

«Premetto che sono di sinistra e che ho sempre avuto atteggiamenti di forte condanna verso la politica estera di Israele e USA, ma credo che molti di voi qui sono un pò fuoristrada.

Non si può leggere la realtà sempre secondo i soliti schemi ideologici.

...alla faccia del voto segreto... [da Petrolio - uno sguardo dal picco]

Ho amici iraniani che in questi giorni grazie ad internet fanno girare notizie che arrivano dai loro parenti/amici in iran. La rivolta è spontanea, non si può sempre vedere la mano della CIA ovunque. Non sappiamo quale sia la sua entità, ma è spontanea, e chiunque segua un pò quella che succede in Iran andando oltre le poche (dis)informazioni dei nostri media sa che è da decenni che all’interno del paese c’è una vasta area di insofferenza verso il regime dei mullah.

Mi pare che ci sia un pò di confusione (ho letto in qualche commento l’espressione ‘compagno ahmadinejad’, nulla di più assurdo), vi vorrei ricordare che:

  • Ahmadinejad, Khamenei e compagnia sono la DESTRA in Iran, rappresentano gli ultraconservatori, non è che perchè stanno antipatici alle nostre destre diventano automaticamente dei ‘compagni’!
    Vi ricordo anche che ahmadinejad è l’idolo di molti gruppi di estrema destra in Europa.
  • Il partito comunista iraniano in esilio (esatto, in esilio, esiliati dai ‘compagni’ mullah) ha apertamente appoggiato le rivolte dei riformisti ‘per abbattere il regime fascista dei mullah’. Stessa posizione anche dal partito dei lavoratori(il Tudeh, partito di sinistra anch’esso in esilio) e dei mojaheddin del popolo (partito d’ispirazione marxista/islamica anch’esso naturalmente in esilio)
  • Non se se avete amici iraniani, io qualcuno come detto sopra qualcuno ce l’ho, e mi racconta come stanno veramente le cose. A scanso di equivoci queste stesse persone hanno sostenuto i diritti della popolazione  Gaza durante l’ultima mattanza, ma adesso stanno coi manifestanti anti-ahmadinejad. Altro che manifestazione controllata ed ispirata da sionisti e potenze occidentali. Molti manifestanti dei manifestanti iraniani sfilano con la kefiah palestinese addosso. Certo, magari è possibile che le potenze occidentali cerchino di dare un aiutino alla rivolta, ma la rivolta nasce spontanea ed è l’esito di un movimento giovanile vivace ed attivo già da molti anni grazie ai bloggers che riescono ad aggirare la censura del regime
  • E’ sicuramente probabile che la rivolta sia guidata da giovani ed intellettuali magari provenienti dalle fasce agiate della poplazione: ebbè? molte delle grandi rivoluzioni sono state guidate da intellettuali, qual’è lo scandalo? Inoltre nel filmati che si vedono in internet si vede che la massa dei dimostranti è eterogenea: ci sono giovani ma anche persone più anziane, ragazzi vestiti all’occidentale e donne in chador, ed anche anziani, e non mi sembrano tutti ‘borghesi’ e figli di papà Non so se conoscete qualche iraniano, mi spiace che non ce ne sia qualcuno in questo blog a portare le sue testimonianze. Purtroppo mi pare che qui in Italia abbiamo la tendenza a vedere tutto nero o tutto bianco, a pensare per compartimenti stagni, ma la realtà spesso è più complessa ragazzi.
    Spero di avere stimolato qualche riflessione utile, e sono assolutamente d’accordo con il discorso dei due pesi due misure riguardo ai nostri manifestanti: lasciamo questo modo di vedere la realtà a ‘simpatie’ che è tipico di chi in Italia chiama i nostri manifestanti ‘spaccavetrine’, non cadiamo nello stesso errore di chi appoggia o condanna una rivolta a seconda di chi gli sta simpatico: impariamo a riconoscere il valore di tutte le rivolte di chi si batte per la libertà e per maggiori diritti siano essi palestinesi, curdi, maya del chapas o iraniani oppressi da 30 anni di regime clericofascista.»

Aggiungerei solo che il premio nobel Shirin Ebadi, avvovato e nota attivista per i diritti umani iraniana i cui collaboratori sono stati arrestati in questi giorni di proteste, è tra coloro che stanno eserictando pressione sul Parlamento Europeo perché si ponga fine all’embargo a Gaza.

Un fighetto di Teheran fa bella mostra dei suoi jeans firmati [da Revolutionary Road - blog di Saeed Valadbaygi, marxista iraniano

Un fighetto fa bella mostra di jeans firmati nonché di borghesissima abilità atletica (foto: Revolutionary Road - blog di Saeed Valadbaygi, comunista iraniano in Iran)

Spero di aver fornito una panoramica quasi esaustiva anche se per certi versi nauseanti.
Rimando il commento a un’altro giorno, intanto cerco di fare un po’ di interviste via email per avere qualche fonte primaria, che somunque sarà sempre soggettiva.

Segnalo infine un 2 o 3 cose interessanti che si trovano sui blog, pubblicate oggi:

Una cronologia della giornata di oggi rubata a Giagro – Rivolta in Iran (sarà ulteriormente aggiornata nel corso del pomeriggio) a cui aggiungo qualche nota volante:

18:34: Il giornale Kalameh attaccato da ignoti

18:15: Possiamo confermare che non avranno luogo in nessuna moschea del paese i funerali di Neda

17:03 Conferenza stampa del figlio dello Shah per CNN, chiede “Riforme per l’Iran”

16:54: La manifestazione a piazza 7tir non è terminata, come ha affermato Repubblica. Continuano gli scontri, testimoni parlano di 5-7000 persone coinvolte

16:52: L’ambasciata britannica starebbe cercando di evacuare il personale (via NBC)

16:48: La tv di stato Iraniana parla di barricate da parte di “terroristi”. Continuano a diffondere : “Primo caso di febbre suina in Iran”

16:29 Ieri il figlio dello Shah ha partecipato alle proteste organizzate a Washington DC

16:24 Di nuovo gli elicotteri. Spruzzano sulla folla un liquido urticante, cosa già avvenuta nei giorni precedenti

16:17: Aumentano gli scontri, la polizia cerca di prendere il controllo dei focolai di protesta

15:48: Confermato testimonianza diretta: lo Stadio Shiroudi sta raccogliendo polizia in assetto anti sommossa

15:32: 2000 poliziotti a Laala Park, che hanno preso il controllo dell’area

15:24: Come avevamo già riportato, in 50 città l’affluenza supererebbe il 100%. Circa 3 milioni le schede “aggiunte”. Il Consiglio “Ininfluenti”. (fonte gov. iran)

15:21: Confermato dall’agenzia di stampa governativa iraniana: Khamenei dirigerà la preghiera del Venerdì

15:16: Gli uffici di Etemad-e Melli (nota 1: partito e/o giornale fondato da Karroubi) attaccati da ignoti

15:13: Fonti iraniane governative: Neda membro di organizzazione marxista (nota 2: pare dicano Mujhadin al-Kaqh, ovvero ex-islamo-marxisti che oggi chiedono la separazione tra clero e stato e sono additati come “borghesi” da chi si proclama ancora marxista. Particolarmente odiati perché collaborarono con Saddam durante la guerra Iran-Iraq per rovesciare Khomeini. Fonte sarhzadmo su Twitter.)

14:57: Confermati assembramenti di manifestanti in piazza Enghelab |–| In piazza Haft e-e Tir (7 tir) cominciano gli assembramenti. Mousavi non è coinvolto, non si hanno notizie di lui da ieri (nota 3: vedi post “Siamo tutti Mir Hossein!”)

14:44: La situazione sembra più calma degli altri giorni. Rete SMS ancora down

14:32: molti ip iraniani stanno scaricando i nostri video! Aiutateci a diffondere la lista : http://giagro.wordpress.com/torrents

14:27: La tv di stato alza la posta in gioco: diffusa notizia primo caso di febbre suina in Iran

13:56: Essa Saharkhiz, riformista di alto profilo, arrestato

13:49: Scontri in piazza Ferdosi

13:45: Confermati sit-in in diversi punti della città. Il parlamento è circondato da polizia in assetto anti sommossa. Veglia con candele nere, in memoria di quelli che ormai vengono chiamati “i caduti della rivoluzione”.

Un’iniziativa di approfondimento (visto mai!) che si terrà a Genova.
Dal blog L’altra Genova (qui)

La libreria Finisterre e il Consorzio Vivere Santa Brigidasono lieti di invitarvi all’incontro:

“COSA SUCCEDE OGGI IN IRAN?”

con Pejman Abdolmohammadi, docente alla facoltà di Scienze politiche di Genova e autore del libro

La Repubblica islamica dell’Iran: il pensiero politico dell’Ayatollah Khomeini

Presenta Carlo Ferraris

Giovedì 25 Giugno alle ore 18

presso

Libreria Finisterre,

P.zza Truogoli di S. Brigida 25, 0102758588

“Il ruolo strategico dell’Iran nello scacchiere mediorientale diventa sempre più importante: uno studio approfondito degli avvenimenti storici e politici, che hanno portato l’Iran, dopo il 1979, ad essere la prima Repubblica Islamica del mondo, è senz’altro utile per comprendere l’attuale politica persiana.”

www.libreriafinisterre.it

AGGIORNAMENTO: qui un altro articolo che mantiene una prospettiva umana. Continuerò ad aggiungerne se ne trovo, lo scopo è puramente autoconsolatorio. Un grazie a Cateviola.

AGGIORNAMENTO 23/06: il PD Lazio (gente non troppo perbene mi pare, vedi No Inceneritore Albano) si mette a distribuire braccialetti verdi in solidarietà con gli insorti iraniani. Braccialetti verdi. Verdi come il PD, che tra l’altro è il titolo di post che ho congelato circa un mese fa. Toccherà tirarlo fuori dal frizer. Ora dovrò trovare la ricostruzione dei fatti del PD, ma dubito seriamente che ci possano essere differenze rilevanti rispetto a quella di Paolo Guzzanti…

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